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Lo sterminio dei bimbi di oggi è la giornata della Memoria

Il Talmud, libro importante per gli ebrei, dice che “Il mondo si regge sul respiro dei bambini”. “Perché?”, ha chiesto un bambino ebreo alla nonna. “Perché i bambini, ha risposto la nonna, vivono in eterno per interrogarci sul passato, che ci tormenta senza pace”. La risposta mi fa passare la “Giornata della Memoria” in modo non tradizionale. Le domande dei bambini di oggi, in un clima di Terza Guerra Mondiale, mi spostano l’obiettivo e non torno ai campi di concentramento di 70 anni fa, ma allo sterminio dei bambini di oggi. Non si vuole che la storia sia maestra di vita. Non riesco a pensare alla guerra senza una possibilità della pace. Perché ho fiducia nell’intelligenza della persone. Ama la guerra chi non l’ha mai vista in faccia, diceva Erasmo da Rotterdam. E oggi la vedono in faccia milioni di persone di ogni età, vittime di un sistema economico-politico che fabbrica armi, le vende, le fa comprare, sollecita l’uso della violenza armata. Papa Francesco domanda: Come è possibile che perduri la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, che l’arroganza del più forte continui ad umiliare il più debole. Fino a quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio, provocando vittime innocenti? Risponde Alex Zanotelli, frate comboniano, acceso difensore dei poveri: “Quello del papa è un grido di dolore che pone l’accento sulla profonda ingiustizia in questo mondo, quella economico-finanziaria, che permette al 20% del mondo di consumare da solo il 90% di beni prodotti sul nostro pianeta. Il peccato centrale del mondo è questo: che tre/quattro miliardi di persone siano costrette a vivere con due euri al giorno, che un miliardo siano affamati e un altro miliardo obesi, che muoiano per fame dai trenta ai cinquanta milioni di persone all’anno. Per mantenere questo sistema così profondamente ingiusto si ricorre alla guerra e si spendono ogni giorno cinque miliardi di dollari in armi. L’Italia da sola spende 80 milioni di euri. E allora: Maledetti voi che costruite le armi, dice papa Francesco. Dunque, conclude Zanotelli, coloro che fanno le guerre sono maledetti. Se la soluzione del problema sta in una più equa divisione dei beni, che fare? Le marce della pace – sottolinea Alex Zanotelli – non incidono efficacemente sul sistema criminale che produce la guerra. Della pace si parla, ma non si fa. Dobbiamo affrontare il problema alla radice. Più in profondità, don Gino Rigoldi, il noto prete di strada, aggiunge: Bisogna entrare nel politico per impedire il peccato originale. Oso dire che, per un cristiano, assumere la politica dei diritti è un dovere morale e non una iniziativa discutibile. Solo così la cultura non sarà condizionata dagli affari. Il cristiano è chiamato a dare una risposta cristallina alla domanda di Alex Zanotelli: Da che parte stai? La mia lettura della realtà si spiega perché ho scelto di stare dalla parte dei poveri. Se stai anche tu dalla parte del sistema, che uccide, è inutile che tu pianga per le vittime”. E cristallino è il pianto a Lampedusa di Papa Francesco, che di recente ha invitato credenti e non credenti a “uscire fuori dalla globalizzazione dell’indifferenza”, a sentire sulla nostra pelle la sofferenza degli altri, ad entrare nelle periferie del mondo. Perché è nelle periferie che si costruisce la pace. Suggeriamo un rimedio. Tutti i cristiani e le istituzioni che si ispirano al Vangelo di Gesù, tolgano i propri depositi e i propri risparmi dalle banche che sovvenzionano la fabbrica di armi. Avremmo miliardi spesi bene. Dice la Bibbia: “Il piccolo diventerà un migliaio e il minimo un immenso popolo” (Is 60, 22)

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Lettera aperta a Grillo e Casaleggio

dal blog di Antonio Di Pietro

Carissimi amici Beppe e Gianroberto,

ho appena letto il vostro post (addirittura a firma congiunta evidentemente proprio per sancirne la solennità) relativo alla posizione del Movimento 5 Stelle sul reato di immigrazione clandestina e, francamente, sono rimasto allibito.

Ve lo dico con tutto l’affetto e il rispetto che ho verso di Voi e nei confronti dei parlamentari del M5S che ora, volenti o nolenti, dovranno seguire le vostre indicazioni: è una posizione politica che contiene due enormi e ingiustificabili errori. Da una parte esprime una visione della vita egoista, cattiva, opportunista, violenta, xenofoba che certamente non rispecchia la vostra storia e la vostra vita personale per come io la conosco.  Dall’altra non comporta alcun vantaggio ai cittadini italiani, che sono ridotti sì alla disperazione ma per colpa degli errori di chi, finora, a destra e a sinistra ci ha governato e non certo per colpa di quei poveri cristi, disperati che approdano sulle nostre spiagge per poi proseguire in altri paesi europei più accoglienti e più vivibili. Insomma, è una scelta che fa solo male agli altri ma che non arreca alcun beneficio reale a noi.

Siamo di fronte a un dramma mondiale, a una soluzione esplosiva davanti alla quale non si possono chiudere gli occhi per non vedere, e non si può continuare a vivere nel proprio egoismo. Bisogna rendersi conto che abbiamo tutti pari dignità e che non ha senso, in un Paese democratico e in uno Stato di diritto, cercare la propria felicità sulla morte e la disperazione degli altri.

Non potete rifugiarvi dietro al programma politico che il M5S si è dato e a cui, giustamente, deve attenersi.  Occorre rispettare valori e principi superiori che devono stare a monte di tutti i programma politici, di qualsiasi colore essi siano.

A meno che non sia un programma nazi-fascista e certamente quello che si è dato il M5S non lo è. Mi riferisco, soprattutto, ai principi universali che distinguono e devono distinguere l’homo sapiens dall’animale della giungla: carità, accoglienza e solidarietà. Lo faceva anche il ‘buon samaritano’ ai tempi di Gesù Cristo.

Senza la consapevolezza di questa realtà e il rispetto di questi principi si diventa bestie.  E’ nella giungla che il più forte mangia il più debole, non in uno Stato di diritto.  Anche se, persino nella giungla, gli animali hanno imparato ad usare la violenza solo per soddisfare i propri istinti di sopravvivenza. L’uomo, invece, quando è violento, spesso lo è solo per ‘godimento’.

Insomma, non è con il reato di clandestinità che risolviamo il problema dei nostri conti economici o della nostra sicurezza interna. Né tanto meno risolviamo i problemi esistenziali di queste persone disperate che cercano di emigrare per evitare di morire di fame nel loro Paese. Al massimo, invece di morire nel tentativo di arrivare in Italia, moriranno per raggiungere altre coste.  Ha un senso una società in cui si vive con la coscienza sporca, visto che siamo colpevoli di concorso morale di genocidio? Pensate davvero che basti lavarsi le mani, come fece Ponzio Pilato, per tentare di ripulire la propria  coscienza?

Certamente quello dell’immigrazione è un problema europeo. Ma l’idea che per risolverlo si debba ricorrere alla carcerazione di chi entra in Italia senza permesso è del tutto inveritiera. Sono politiche inadeguate, ingiustificate e dall’amaro sapore medievale, quindi non degne di un Paese civile come l’Italia.

Sul piano tecnico giuridico, poi, lasciatemelo dire, il reato di immigrazione clandestina è un reato di per sé inesistente che non ha nessun riscontro con la realtà fattuale. Ogni persona – cittadino italiano o immigrato clandestino che sia – può essere un criminale o una brava persona a seconda di come si comporta e non in base al passaporto che possiede o meno. Quindi, l’idea di considerare delinquente l’immigrato perché non ha il passaporto mi sembra solo una furbata legislativa per non voler affrontare il problema vero: il  dramma di milioni di persone che stanno morendo di fame nell’indifferenza dei paesi occidentali.

L’Italia è solo la prima frontiera più esposta e, come tale, è con gli altri paesi occidentali che deve far valere le proprie ragioni e non certo gettando in mare i clandestini o sbattendoli in galera!

Il diritto a vivere è di tutti, non possiamo decidere del destino dei profughi solo perché arrivano sulla nostra terra. Combattiamo i delinquenti, italiani o stranieri che siano, ma non facciamo diventare criminali coloro che non hanno un passaporto e che magari scappano da scenari di guerra e di ingiustizia. Questo sì che sarebbe un atto delinquenziale.

Per tutti questi motivi, mi appello a voi, popolo del Movimento 5 Stelle (a cui, ripeto, va tutto il mio rispetto): attenzione, rifletteteci bene prima di votare a scatola chiusa il cattivo suggerimento che vi è stato notificato. Un atteggiamento di questo genere non fa onore alle tante giuste battaglie che state facendo, non nobilita il vostro lavoro. Semplicemente lo squalifica: oggi agli occhi degli elettori, domani nei libri di storia.

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I corpi degli immigrati e i nostri figli

di Aldina Agugiaro dal “Mattino” di oggi

A Torino, la figlia stuprata e messa incinta dal padre viene costretta a incolpare un marocchino. A Padova due ragazze si inventano violenze sessuali da parte di conoscenti  nordafricani. Mentre i corpi degli immigrati dispersi nel Mediterraneo ancora riaffiorano in superficie,  riemergono dalla memoria notizie qua e là disperse nelle cronache dei media; evidenziando una realtà, difficile da accettare ma impossibile da rifiutare. A Torino, la figlia per  lunghi anni stuprata dal padre e da lui messa incinta, dichiara d’essere stata costretta dalla famiglia ad incolpare un marocchino per ottenere l’aborto; anche a Padova negli ultimi tempi, per paura della verità due ragazze si sono inventate violenze sessuali da parte di conoscenti nord africani: quanti cittadini hanno recepito appieno l’accaduto? Di queste atrocità, è noto, abbiamo concesso l’esclusiva agli altri, specie ai rumeni;  ritagliando per noi il ruolo di vittime sacrificali, che ha reso furibonda la pubblica  opinione. Eppure basta guardarci attorno nella Padova multietnica, per renderci conto dell’estrema libertà con cui le nostre ragazze si rapportano in pubblico con maschi d’altre razze. Nulla di male: purché siamo consapevoli che se nella promiscuità qualcosa che va  oltre accade, quasi mai cause ed effetti sono a senso unico. Riflessione valida non solo per i reati sessuali, ma anche per scippi, furti, investimenti di pedoni sotto effetto di droga ed alcool, che ci piace considerare a noi estranei. Con la differenza che, quando a commetterli sono gli immigrati, i media danno loro enorme rilievo e precisano nomi, cognomi e provenienza; quando i colpevoli siamo noi, anonimato e riserbo sono d’obbligo. Sul mattino di ieri, un titoletto annunciava: due giovani rampolli rubano una borsetta. A scorrerlo per intero, si veniva a sapere che i due giravano in auto senza patente come molti giovani della Padova-bene con l’intento di compiere furti. Il loro operato veniva definito una marachella; i genitori avvisati erano rimasti allibiti ed avevano promesso punizioni esemplari ai due ladruncoli. Quanti diminutivi. Sempre di giovani-bene e di Padova-bene, clienti dei tanti pusher di colore in centro ed in periferia, si parla quando la polizia li coinvolge nelle retate per uso e spaccio di droga; protetti
da un rigido anonimato, che fa sospettare due pesi e due misure. Chi poi più s’infiamma per il caos dello spritz nelle piazze, si tolga la curiosità di verificare la tipologia  media dei giovani che si ubriacano, si drogano, rompono bottiglie, vomitano e fanno
pipì sui muri. Rimarranno stupiti nel ritrovare molti degli amati figli cui ogni mattina gridano: alzati, che farai tardi a scuola e cui, neppure con la crisi, sanno negare capi griffati e schede telefoniche a go-go. Senza giustificare delinquenti d’alcun colore,
é fondamentale ripristinare la verità: alla ricerca dei possibili rimedi ai problemi più urgenti della società. Mentre economisti e sociologi ci spiegano che gli invasori ci hanno salvato il Pil, lo stato sociale ed il saldo negativo delle nascite. Siamo -come negarlo?- una civiltà decadente, con pochi figli ed occhi rivolti al passato; a fronte di altre fresche, prolifiche, forti e giovani, in cerca di riscatto e futuro. E’ da perdenti  arroccarci dietro l’alibi di un’identità scippata, mentre noi stessi l’abbiamo smarrita.
Rispondere alle chiese vuote, negando agli altri di poter pregare nelle loro. Ogni minuto impiegato ad imprecare contro il male che sta fuori, ci allontana da una coraggiosa verifica di quello che ci abita dentro.