Categorie
attualità Libri

Zapatero è donna

dal sito http://coranet.radicalparty.org/pressreview/print_right.php?func=detail&par=13230 , a sua volta tratto da un articolo de “L’Espresso”

Gianni Perrelli
Colloquio con Maria Teresa Fernàndez de la Vega. La vice premier del governo spagnolo spiega perché il suo paese è all’avanguardia. Dalle riforme sociali alle politiche femministe. Per il suo leader, il cittadino è sempre al centro di ogni scelta.

La Spagna è oggi il paese più all’avanguardia nel campo delle riforme sociali. direi che in un solo anno di governo socialista è diventata un campione assoluto dì modernità. È qui a Madrid il laboratorio politico del futuro… Maria Teresa Fernàndez. de la Vega, vicepresidente nel governo di José Luìs Rodriguez Zapatero, è la grande regista del processo riformista che sta cambiando a straordinaria velocità il volto della Spagna. La spinta per il varo dei progetti più rivoluzionari – dal divorzio lampo anche senza responsabilità specifiche al matrimonio fra gay, dalla legge sulla riproduzione assistita a quella sullo snellimento del cambio di identità per i transessuali,
dalla norma sulla violenza contro le donne alle recenti aperture di dialogo con l’Eta per porre fine al terrorismo – è nata dalla sua mititanza di lungo corso nel socialismo, dalle sue esperienze in campo giuridico e dal suo costante impegno sul fronte del femminismo. ”Nell’ambito della socialdemocrazia”, precisa il braccio destro di Zapatero nel suo ufficio al palazzo presidenziale della Moncloa, “la Spagna già negli anni Ottanta fungeva da battistrada. La terza via di Tony Blair non ha fatto altro che perseguire gli obiettivi già realizzati qui da Felipe Gonzalez. Mi riferisco, in particolare, alla concorrenza in campo economico, al liberalismo svincolato da eccessivi controlli, all’accesso gratuito all’istruzione e alla sanità garantito a tutti, il modello Zapatero rappresenta invece un’evoluzione. Perchè assecondando lo spirito del XXI secolo mette il cittadino al centro della democrazia. Ne fa un protagonista, andando incontro ai suoi diritti individuali”.

E’ una linea che presta però il fianco ad accuse di radicalismo. La Chiesa è vivamente preoccupata per la deriva laica della società. Zapatero, per gli ambienti internazionali più conservatori, più che un modello da imitare è diventato un sinonimo di pericolo.
“Anche qui in Spagna i titoli dei giornali più ostili tendono a demonizzarci. Esagerazioni che nascono dalla passione politica e che non tengono conto del vero profilo dì Zaparero. Un leader progressista, il più importante di questi anni, dotato di uno spirito profondamente democratico. Un capo che dialoga, che rispetta tutte le opinioni. Quelli che oggi lo considerano uno spauracchio, quand’era all’opposizione lo chiamavano Bambi per la sua apparente mitezza. Al di là del suo tratto educato Zaparero è un decisionista, un politico che non indugia un attimo nel momento delle scelte. Finora ha semplicemente onorato gli impegni assunti con gli elettori. In primo luogo quello di dare un contenuto ai diritti dei cittadini, coinvolgendoli direttamente nei programmi. Capisco che queste aperture creino in alcuni settori della società una profonda avversione. Probabilmente è la rapidità del cambiamento cio che desta maggiore allarme. Ma il nostro governo, il pri mo insieme con la Svezia che nella composizione ministeriale rispetta la perfetta parità fra uomo e donna, è convinto di star aprendo una nuova strada nel rapporto fra lo Stato e il cittadino”.

Rimane il fatto che la Chiesa non accetta il riformismo spinto in un paese che era considerato una roccaforte del conservatorismo cattolico. Anzi, invita fedeli alla mobilitazione contro il trionfo del relativismo. “La Chiesa muove critiche più in base a una sua concezione morale che al dovere di uno Stato di legiferare a beneficio dì tutti i cittadini. Noi abbiamo il massimo rispetto per le convinzioni etiche della Chiesa e dei suoi fedeli. Ma il governo ha un altro compito e un altro orizzonte .Se si accorge che la donna è discriminata e che e vittima di violenz a, deve porsi l’obbligo di difendere la sua dignità di essere umano. Se fra una eoppia non c’è più amore costringerla a una lunga separazione non salverà certo il matrimonio: come non si domanda a nessuno perché intenda sposarsi, così è giusto non chiedere a nessuno perchè voglia divorziare. E che ragione c’è dì impedire a due persone dello stesso sesso unite da una relazione affettiva di formarsi una famiglia? È questo ciò che noi intendiamo per protagonismo dei cittadini. Un cambio di prospettiva nelle regole della convivenza civile di cui è giusto che il governo si faccia garante”.

Contro il matrimonio degli omosessuali si era duramente pronunciato Joseph Ratzinger già prima di diventare papa. Ricordando che il fondamento della famiglia è la continuazione della specie. Con un pontefice che ha fama di conservatore potrebbero adesso inasprirsi i rapporti fra Spagna e Vaticano? “Per la dottrina della Chiesa esiste un solo modello di famiglia che ha esclusivamente finahtà dì procreazione e di continuità della specie. Una visione, ripeto, estremamente rispettabile. Ma nella società contemporanea si sono formate diverse concezioni della famiglia, tra cui l’unione dì due persone dello stesso sesso. Secondo noi sono degne di altrettanta considerazione . Non credo comunque che con Benedetto XVI i rapporti fra Spagna e Vaticano peggioreranno. Per la semplice ragione che, da parte nostra, non c’è alcuna volonta di contrasto. Non ci sentiamo in conflitto con la Chiesa. Anzi proprio recentemente ho ricevuto una lettera dal segretario della Conferenza episcopale contenente un nuovo schema di accordo sull’ora di religione a scuola e sul finanziamento delle istituzioni religiose da parte dello Stato. C’è solo molto rumore perchè alcuni prelati cercano di imporre ai fedeli un messaggio contrario allo spirito della nostra riforma. E più avvertono che il loro discorso cade prevalentemente nel vuoto, più sono portati ad alzare la voce. A mio parere il loro catastrofismo non è in sintonia con il comune sentire dei cittadini .Non riesce a far breccia nella società spagnola».

Ma perché proprio in Spagna, un paese di tradizioni conservatrici, governato a lungo prima del vostro awento da un leader di centro-destra, l’opinione pubblica ha così velocemente aderito a una svolta progressista che sta abbattendo tanti tabù? ”La Spagna non è mai stata ultraconservatrice. E’ un paese che ha sempre avuto un considerevole numero di progressisti. E che oggi cerca di avanzare verso la modernità mettendo a frutto la sua immaginazione mediterranea. Anche se stiamo marciando in fretta, c’e ancora un mucchio di lavoro da fare. Dobbiamo condurre in porto la riforma costituzionale, con il varo dei nuovi statuti regionali. Dobbiamo rendere più produttiva l’economia, migliorando gli investimenti. Dobbiamo rendere più competitive le nostre imprese, curando la ricerca e l’innovazione. E anche sul terreno sociale c’è un grande gap da colmare nel campo dei diritti femminili. In Spagna il tasso di disoccupazione delle donne è molto più alto di quello degli uomini. E i salari sono inferiori mediamente del 20 per cento. Infine, c’è un enorme deficit di partecipazione femminile nei consigli dì amministrazione delle banche e delle grandi imprese».

Lei è considerata la figura più forte del governo, la vera ispiratrice del riformismo. Soprattutto sul terreno delle conquiste femminili. ”Il merito piu che mio è di Zapatero. Uno dei pochissimi capi di governo che si è pubblicamente dichiarato femminista. Contribuendo a cambiare la percezione stessa del femminismo. Prima gli veniva attribuito un contenuto conflittuale. ora un intento migliorativo. No, direi che non ci sono primedonne in questo governo. E’ una squadra molto unita. Cimposta da sensibilità ovviamente diverse, ma amalgamate al meglio da una leadership mai messa in discussione. Ci confrontiamo su ogni dettaglio, condividendo però tutti la stessa filosofia di lavoro. L’aspetto più impressionante, insisto, è la velocità di marcia. Dopo la vittoria elettorale è stato come vivere in un film. Non abbiamo sprecato un solo secondo. Il giorno stesso in cui ci siamo insediati abbiamo preso una decisione di importanza storica come il ritorodelle truppe dall’Iraq”.

Decisione che vi ha alienato le simpatie degli Stati Uniti. George Bush, che era molto legato a José Maria Aznar, non è mai più venuto in visita a Madrid e non ha mai invitato Zapatero a Washington. ”Il livello delle relazioni tra Spagna e Stati Uniti non dipende dagli incontri dei leader. E’ evidente che il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq è stato poco gradito a Washington. E ha prodotto uno stato dì tensione nei rapporti personali fra i due presidenti. Ma non ha intaccato l’assoluto rispetto fra i due paesi. Spagna e Stati Uniti rimangono amici e alleati. Proprio la settimana scorsa a Mosca, dopo le celebrazioni per la vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale, Zaparero raccontava a un giornalista dì essersi trovato al fianco di Bush, di aver scherzato con lui, di aver poi tenuto una conversazione del tutto amichevole”.

Aznar aveva una speciale sintonia anche con Silvio Berlusconi. Ritiene che oggi si siano un po’ raffreddati i rapporti con l’italia? “Le relazioni bilaterali sono rimaste molto buone. Anche in questo caso, al di là della personalità dei leader, che pure in pubblico hanno mostrato di nutrire una reciproca simpatia, dividiamo una cultura comune e obiettivi abbastanza simili. Diciamo che spagnoli e italiani si cercano vicendevolmente. Sono popoli da sempre in grande sintonia”.

Il 12 giugno in Italia ci sarà il referendum per l’abrogazione di una legge sulla procreazione assistita dal contenuto fortemente restrittivo. L’esatto contrario del progetto formulato dai vostro governo. ”Il nostro è un progetto pilota, molto progressista che, con tutte le garanzie etiche, tende ad abolire i divieti sulla ricerca biomedica delle cellule staminali e sulla selezione genetica a soli fini terapeutici e non riproduttivi. Non vogliamo farci trovare con le mani legate di fronte alle opportunità offerte dalla scienza. In Italia, dove c’è un governo con diverse convinzioni, finora si è scelta un’altra strada. Ma dopo il referendum può darsi che nasca una convergenza anche su questo fronte che tanto impegna le coscienze».

Lascia un commento