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Il business del treno lumaca

Da oltre 40 anni il treno da Civitavecchia a Orte non c’è più. In barba ai miliardi già spesi e all’utilità strategica della linea. Creata nel 1928, raddoppiata durante la guerra, la ferrovia venne chiusa nel ‘61 per una frana. Negli anni ‘80 lo Stato stanziò 200 miliardi di lire per il ripristino. NeI ‘96 altri 123 miliardi per completare gli ultimi sei chilometri. Soldi mai utilizzati. Eppure la riapertura è richiesta non solo da Gianni Moscherini, presidente dell’Autorità portuale di Civitavecchia, unico scalo italiano a vantare una crescita commerciale del 20 per cento annuo, ma anche dalle istituzioni europee. La vicenda infatti è uscita dai confini italiani quando sono scesi in campo i tedeschi della ThyssenKrup e il sottosegretario Gianni Letta, impegnato a mantenere l’italia al secondo posto Ue nella produzione d’acciaio. Il casus belli due anni fa, con la minaccia della proprietaria delle Acciaierie di Terni di chiudere parte degli impianti. Per restare, la multiriazionale pone come condizione l’immediato ripristino della linea. Così, con un accordo del 4 agosto scorso, Fs e governo si impegnano al completamento dell’opera entro due anni. Nell’attesa, alle merci non resta che raggiungere Civitavecchia su gomma, attraverso una contorta strada provinciale o percorrere 165 km in treno passando per il congestionato nodo di Roma. Anti-economico? Non per la Rf i, la Spa di gestione della rete ferroviaria italiana, per cui gli introiti sono inversamente proporzionali alla velocità dei treni, grazie a un decreto del 2000, per cui, nei nodi di maggior traffico il pedaggio viene calcolato in base ai minuti di permanenza sui binari. E così accade che un convoglio diretto a Terni dal Porto di Civitavecchia resti bloccato per quattro ore a Roma spendendo circa 650 euro. Con la linea per Orte, in tutto 86 km, impiegherebbe meno di due ore. Ma pagherebbe solo 190 euro.

E 492 001 durante lo svolgimento delle prove tra le stazioni di Civitavecchia ed Aurelia il 17/12/87 (© Marco Agretti)

Ndr: su questa linea sono già stati spesi molti soldi. Attualmente è chiusa. Trovate una miniera di informazioni su questo sito.

Chiara Longo Bifani (da “L’Espresso” del 29 settembre 2005)

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