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La nostra generazione non sa più ascoltare

dal “Mattino” di oggi

Sigarette e cioccolato… Queste sono solo un paio delle mie voglie, tutto ciò che mi piace sembra essere dannoso per me perché troppo dolce o troppo difficile oppure addirittura mortale». Sul palco dell’Ariston riecheggia un lamento pacato sulle note e le parole autobiografiche di una melodia seria, impegnata ed esistenziale. Il grande cantautore americano Rufus Wainwright non bestemmia. Egli soltanto presta in maniera sublime la propria voce ed il proprio talento ad un’intera generazione che vorrebbe pronunciare le sue stesse parole. Solo il linguaggio artistico della musica infatti può descrivere il senso oscuro di quel vuoto interiore che stringe l’anima e che vaga nel quotidiano come un ospite mai presentato, indesiderato ed inquietante. Ogni vita vera è incontro ma il nostro modo di vivere ci fa allontanare gli uni dagli altri. Non confidiamo le nostre esistenze e non accettiamo le nostre differenze. L’umanizzazione di ciascuno di noi si realizza attraverso il dialogo che permette l’incontro. Ma la nostra generazione non è abituata ad ascoltare. L’esempio ce lo ha dato lunedì un esperto della comunicazione come Beppe Grillo quando in diretta televisiva, convocato per le consultazioni dal presidente del consiglio, gridava come un dissennato e non faceva parlare il suo interlocutore. Solo attraverso il dialogo però gli altri vengono fatti esistere come persone. Esso costituisce il fondamento di ogni forma sociale. Solo così si risolvono i problemi che sono di fronte a noi. È necessario un vero ascolto dell’altro e delle sue ragioni, una disponibilità a lasciarsi arricchire da esso, ma anche una capacità di dare una risposta pertinente alle sue domande, per aiutarlo e per contribuire così a far cadere i pregiudizi da una parte e dall’altra; occorre anche trarre frutto dal confronto, accettando e realizzando i cambiamenti necessari nelle mentalità e nei comportamenti. Secondo la concezione logica della verità, solo uno dei due poli può essere vero, ma nella realtà della vita essi sono inseparabili. L’unità degli opposti è il mistero nel cuore più intimo del dialogo. Se non siamo capaci di far fronte con la nostra anima alle difficoltà transitorie del tempo saremo sempre più angosciati nella ricerca di vie di fuga autodistruttive capaci di offrire solo gratificazioni effimere e insufficienti come le sigarette ed il cioccolato, nel migliori dei casi. Le domande intorno al senso vagano affannose e senza risposta. La terra sembra abbandonata dal suo cielo e ospita l’evento umano come qualsiasi altro evento. Non ci è rimasto altro che il dialogo per non rimanere da soli e forse per sconfiggere le nostre fragilità.

Julio David Ibiriku – teologo

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