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La Cina di Mao

Tiziano: eravamo partiti con l’intenzione di interessarci alla politica di Mao, ma ben presto questo interesse prese un’altra piega, perchè la Cina di Mao non mi interessava più.

Folco: Il comunismo non ti interessava più ?

Tiziano: No, basta. Come soluzione ai problemi dell’umanità quella formula era proprio fallita . La mia grande crisi comincia in Cina. Ho capito subito che era una trappola. In Vietnam lo avevo annusato, ma sai, ero in mezzo all rivoluzione, casini… E da allora è stato tutto un declino. Non ho più scritto un vero pezzo politico. La politica proprio non mi interessava più , avevo capito che la politica non era la soluzione a nulla. […]
La verità è che c’è una natura umana che non può essere combattuta. C’è una natura umana che è individualista , che è egoista e che non accetta questa limitazione dei propri diritti , della propria libertà di espressione. Bisogna riconoscerlo. Perchè tu puoi dare a tutti la stessa ferrea ciotola di riso, puoi dare a tutti lo stesso vestito , e tanti ci credono e tanti partecipano al tuo progetto. Ma c’è sempre una parte che vuole due vestiti , due ciotole di riso , e la libertà di fare quel che vuole. Questo però il comunismo lo nega per cui crea una contraddizione che diventa omicida. Così si arriva alla violenza perchè quelli che credono nel sistema reprimono quelli che lo minano. Per questo ci sono stati i massacri di Pol Pot, il gulag dei sovietici e i campi di lavoro dei cinesi

(da La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani).

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