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Domenica, alla maratona di S. Antonio a Padova…

….sono andato a salutare un paio di amici e ho trovato delle persone non venete che distribuivano dei volantini. Sono legato affettivamente all’alto friuli, in particolare alla parte operaia, ed il volantino che ho letto mi ha toccato molto. Ecco cosa c’era scritto:

LA CRISI SAFILO E GLI INTERESSI DEI LAVORATORI

Siamo venuti oggi qui a Padova perché la crisi che stiamo vivendo è una crisi emblematica e quindi può servire come esempio per tutti i lavoratori.
Lavoriamo in un grande gruppo del comparto occhialeria, la Sàfilo appunto, secondo gruppo mondiale del settore con seimila addetti complessivi. Quattromila lavorano in Italia: 1200 a Longarone, 800 a Santa Maria di Sala, 800 nella sede centrale di Padova, 350 a Precenicco e 600 a Martignacco. Questi due stabilimenti sono collocati in provincia di Udine ed è da li che noi veniamo.
La Sàfilo ha inoltre uno stabilimento di 450 addetti a Ormoz in Slovenia e di recente ha fatto costruire a Suzhou nei pressi di Shangai un grande impianto in cui ha intenzione di trasferire una fetta consistente di produzione.
Dentro questo piano l ‘azienda – con sede legale a Padova – prevede di chiudere lo stabilimento di Precenicco e di ridurre i dipendenti di Martignacco a 160 addetti. In questa maniera si danneggerebbero altre  famiglie.
Il tentativo che la dirigenza sta perseguendo è quello di ottimizzare i suoi conti economici, naturalmente a spese dei lavoratori. La cosa non ci sorprende: questa è una regola nel capitalismo.
Il problema è per noi semmai un altro: come difenderci nella maniera più efficace di fronte agli effetti della crisi e della conseguente ristrutturazione industriale.
Non pensiamo che il modo migliore sia quello di acconsentire alle manovre divisorie del padronato che vorrebbe mettere l’una contro l’altra le diverse sezioni di classe operaia: operai veneti contro operai friulani, operai italiani contro operai sloveni, operai europei contro operai asiatici. Cadere in questa trappola vuol dire fare – magari in buona fede – gli interessi padronali invece di perseguire i nostri autonomi interessi di salariati.
La crisi non guarda in faccia nessuno: ieri ha toccato altri lavoratori, oggi tocca noi, domani colpirà altri. Questo è sicuro.
Di fronte a una simile certezza – che ci viene dal considerare la storia del capitalismo nelle sue diverse fasi – è utile trovare e perseguire obiettivi il più possibile generalizzabili e unificanti, inclusivi e non esclusivi.
Per come si è sviluppata la crisi sinora, abbiamo visto i diversi Stati mettere in campo risorse ingentissime per salvare banche, assicurazioni, istituti finanziari. La cassa integrazione invece non è un regalo dello Stato, ma salario differito messo da parte per far fronte alle situazioni di crisi. Sono nostri soldi (parte del nostro salario) risparmiato per far fronte alla necessità di avere un ammortizzatore che attutisca i danni che le crisi riversano sulle spalle dei lavoratori. Ora l’INPS gestisce questi fondi e ne ha in eccedenza sui nostri versamenti, risparmiati negli anni precedenti. Questi fondi permetterebbero di dare più sostanza alla cassa integrazione (che ora garantisce un reddito di strettissima sopravvivenza) e di ampliarla a quei settori che ancora non ne godono. E’ questo l’obiettivo unificante che oggi la crisi mette all ‘ordine del giorno.
I sindacati devono concentrarsi attorno a questo argine e chiamare a raccolta tutte le energie che la classe dei salariati può – se rimane unita e compatta – mettere in campo.
La crisi Sàfilo – come la crisi generale – non si sa per ora né quando né come finirà. Di sicuro è che i primi ad essere colpiti sono i lavoratori. E’ questa parte’ che ci interessa venga difesa e tutelata.
Di questi tempi – non dimentichiamoci che ‘siamo in piena campagna elettorale! – è diventata quasi una moda la ricerca di un tavolo di contrattazione con governo, regione o enti locali, come se il “tavolo” risolvesse da solo tutti i problemi.
Molto più importante è consolidare lo spirito di fattiva solidarietà tra tutti i lavoratori, a prescindere dalla appartenenza geografica. La fiducia non ci manca. Ma è quella che abbiamo in noi stessi: è la fiducia nell’unità dei lavoratori, nella loro energia, nella loro compattezza, nella loro volontà e capacità di capire le radici vere della crisi.
E’ questa unità che vogliamo oggi proporvi ed è a questa unità che vogliamo richiamare tutti i lavoratori.
Questo è il motivo che ci ha spinto oggi sino a qui! Un gruppo di lavoratrici e di lavoratori della Sàfilo di Martignacco – Udine

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