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Quelle mancate risposte sull’inceneritore di San Lazzaro (Padova)

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La contrapposizione che viene fatta tra chi è favorevole all’incenerimento, convinti che sia utile per lo smaltimento dei rifiuti e per la produzione di energia elettrica e i comitati, i quali sembrano negare sempre tutto, sembrano negare alle future generazioni il progresso, sembrano non fare mai nessuna proposta, sembrano essere colpiti da una rara forma di psicosi, definita sindrome di Nimby (Not in my back yard, lett. “Non nel mio cortile”), per cui è importante, che certe opere non vengano costruite dentro casa nostra, ma ovviamente dentro la  casa degli altri si, è sempre più evidente. Con forza e determinazione bisogna ripulire questa logica di “modus pensanti”, per la distinzione che non fa. Cosa c’è di male interessarsi del proprio territorio, nel quale si vive, si lavora, si socializza, si gioca con i nostri figli, cosa c’è di male nel pretendere dai nostri amministratori padovani la tutela del nostro territorio?

A prima vista, dette così le cose, non si può che essere d’accordo.

Invece non è proprio così.

I comitati rompono le scatole, rompono dove ci riescono, certi meccanismi perversi tra il progresso a tutti i costi e la sostenibilità ambientale, creano ostacoli al profitto facile, creano ostacoli all’ampliamento dell’inceneritore di San Lazzaro.

Si, dobbiamo proprio dirlo: “Siamo dei rompiballe”.

Rompiballe perché abbiamo chiesto ma non ottenuto, la sospensione dei lavori di ampliamento dell’inceneritore, in quanto mancante della valutazione di impatto ambientale, una forma democratica di partecipazione e coinvolgimento nelle decisioni dei cittadini; rompiballe perché portiamo all’attenzione dei cittadini padovani che l’incenerimento degli RSU è, tra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell’ambiente e della salute; rompiballe perché, ancora molti cittadini non sanno dell’esistenza dell’impianto; rompiballe perché, con la nostra petizione abbiamo raccolto più di 1100 firme contro l’ampliamento; rompiballe perché, siamo a conoscenza che, nonostante l’inceneritore esista sin dal 1962, non si sia ancora fatta nessuna indagine epidemiologica nel nostro territorio; rompiballe perché, siamo a conoscenza che a Padova non sia attivo un  Registro dei tumori, mentre esiste a Rovigo, a Vicenza, a Dolo, ad Asolo etc.; rompiballe perché proponiamo, da un po’ di tempo, quello che l’emergenza rifiuti in Campania, tra le cose positive, fa emergere in questi giorni.

Ne rammentiamo alcune di nostre proposte: la riduzione dei rifiuti alla fonte, con conseguente riduzione degli imballaggi, iniziare per la città di Padova la raccolta differenziata spinta porta a porta con l’eliminazione dei cassonetti e non come si legge in questi giorni, la proposta “ridicola” solo per usare un eufemismo, dell’assessore Bicciato, di avviare una raccolta sperimentale porta a porta, sul modello di Ferrara, in alcuni condomini.

Giochiamo al ribasso. Alcune settimane fa, almeno si parlava di rioni del Quartiere 3 Est, anche questa proposta improponibile, ma ora vedo con rammarico che si riduce ulteriormente. Ma perché il modello Ferrara e non per esempio il modello Consorzio Intercomunale Priula, che gestisce la raccolta differenziata porta a porta spinta per 220.000 abitanti con raccolte differenziate che sfiorano in certe realtà anche l’80%? Forse perché in quel modello ferrarese, è presente un inceneritore, ed è in corso la triplicazione del forno esistente, mentre nella provincia di Treviso quel tipo di impianto non esiste? Ma qual è il modello preso a riferimento?

Il progetto ha trovato applicazione in un complesso di quattro condomini, aventi una corte comune, siti nel quartiere periferico Barco di Ferrara.
I condomini in totale sono composti da 89 locali di cui 4 sono negozi.

Appartengono tutti ad un complesso di edilizia popolare e di  un quartiere periferico.

La scelta è stata fatta come si legge nelle note del progetto per affiancare anche una ricaduta sociale a quella ambientale, quindi si è cercato un condominio in cui non vi fossero rapporti particolarmente difficili tra i condomini, non di nuovissima costruzione, con spazi comuni, un’area verde e caldaie autonome per ogni appartamento.

Si legge ancora: la gestione ambientale applicata ad edifici e quartieri è quello di individuare spunti e riferimenti per la definizione delle azioni più efficaci per l’implementazione di un sistema di gestione ambientale condominiale secondo le metodologie del Regolamento Comunitario Emas 2 e le norme ISO 14001.

Evviva, a tanto siamo arrivati, vittime sacrificali, perché appartenenti ad un certo ceto sociale.

Poveretti i prescelti, gli sfigati della situazione, che abitano in quei condomini popolari, in periferia. E’ questo il cambiamento culturale, di cui ha bisogno la città di Padova in tema di rifiuti?

Suvvia non scherziamo, o tutti o nessuno. Non si crei in città la sensazione di appartenere ad una classe meno eletta di un’altra; sarebbe la rovina. Non manchi ancora una volta il coraggio di prendere certe decisioni e di assumersi le proprie responsabilità, se si vuole veramente ottenere un certo risultato, fino in fondo.

Bedin Claudio

Comitato ATS Padova

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