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Dalla lotta…alle soluzioni

Si può risolvere un problema sul piano della manifestazione oppure occorre prima andare in profondità? Solitamente prima o poi si pone la domanda su quale sia a quel punto la soluzione oggettiva migliore.

Per tradizione in Occidente si «discute» e si «argomenta». Per quanti vantaggi questo modo di procedere possa avere, esso presenta tuttavia anche degli svantaggi: si basa sul pensare in termini di contrapposizioni che rispecchia la polarizzazione del conflitto: di norma vince una parte, l'altra perde. Si impone il punto di vista più forte e non necessariamente quello migliore.

Il metodo dell'argomentazione comporta perlopiù che

– i «fronti» diventino sempre più rigidi;

– non vengano sviluppate nuove idee che si distinguano da quelle presenti nel litigio;

– vengano impiegati tantissimo tempo, energie, costi e creatività per indebolire ogni volta l'altra idea invece di migliorare le idee.

Un'alternativa possibile è la trattativa. La trattativa comunemente intesa porta spesso a un «compromesso». Ci si muove all'interno di limitazioni date invece di stabilirne di nuove. Trattare – in questo senso– è meglio che litigare l'uno con l'altro, ma esistono alternative migliori.

La soluzione al problema è una di queste. Vuol dire che le cause vengono isolate e modificate oppure rimosse. In situazioni complesse esiste spesso tuttavia un grande numero di fattori condizionanti che fanno il problema. Nel metodo della soluzione al problema c'è il rischio che ci si fissi su di un'unica particolare causa perché è facile da identificare e che il resto venga tralasciato.

La progettazione di soluzioni è un metodo per sviluppare nuove soluzioni per problemi complessi. Mentre l'argomentazione, la trattativa e l'analisi del problema guardano sempre a quello che c'è già, la progettazione guarda sempre in avanti a ciò che potrebbe essere creato. Si arriva a una soluzione che prima non c'era. Nella progettazione ci possono essere provocazioni, false partenze, vuoti di pensiero e un processo di sviluppo irregolare. L'importante è che il risultato sia aperto e che la strada verso l'obiettivo non debba offrire una costante giustificazione logica e verificabile: decisivo è se il risultato esaudisce o meno l'obiettivo perseguito. Tale metodo della progettazione corrisponde all'obiettivo della risoluzione costruttiva del conflitto, ovvero i contraenti cercano insieme, fianco a fianco, soluzioni per il loro problema e così facendo prendono in considerazione nuovi piani di soluzione.

Otto principi per la soluzione dei conflitti

1. Interessi
Regola: fa' riferimento agli interessi e non alle posizioni!

2. Persone
Regola: distingui le persone dal problema!

3. Opzioni

Regola: pensa a diverse possibilità di azione prima di decidere che cosa fare. Rifletti non soltanto sul da farsi bensì su una serie di possibili azioni e controazioni!

4. Criteri
Regola: bada che il risultato soddisfi criteri vincolanti per tutti!

5. Verità
Regola: ci sono più verità: la tua, la loro e forse un'altra!

6. Mezzi
Regola: rispetta l'unione di mezzi e scopo!

7. Premesse

Regola: attieniti a dei principi e costruisci su questi la tua strategia. Persegui soltanto quegli obiettivi che sono validi sia per te che per l'altra parte anche se l'altra parte non si comporta allo stesso modo!

8. Potere

Regola: il potere è la capacità di raggiungere i propri obiettivi e non di punire gli altri!

Fonte: AGDF, Handreichung fur Kirchengemeinden zur Friedensdekade 1992, Bonn 1992.

(dal libro Gestione dei conflitti e mediazione" di Christoph Besemer che sto leggendo in questi giorni)

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