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La compagnia della strage di Palermo è già tornata a volare. Nonostante le accuse a piloti e manutenzione

 

Meno di un anno fa un loro aereo è rimasto senza carburante in mezzo al Tirreno: nell'ammaraggio morirono 16 persone e altre 23 rimasero ferite. Quasi tutti erano turisti, partiti da Bari per una vacanza a Djerba senza mai avere sentito prima il nome di quella compagnia, la Tuninter. Le indagini hanno messo subito in evidenza una serie di irregolarità e di situazioni scandalose. A bordo di quell'Atr era montato l'indicatore del carburante di un modello diverso: i serbatoi erano a secco, ma la lancetta restava alta. Pezzi sospetti anche nei motori, mentre l'ispezione dell'autorità del volo Enac negli hangar tunisini ha rilevato altre anomalie. Non solo. La magistratura accusa i piloti di avere ignorato le procedure d'emergenza mentre il governo tunisino, azionista della compagnia, non ha mai risposto alle rogatorie italiane. Eppure quella compagnia ha già riottenuto il permesso di volare nei nostri cieli.

Sì, la Tuninter, quella dell'Atr finito in mare davanti a Palermo il 6 agosto 2005, quella con le indicazioni del combustibile falsate da un pezzo montato con un errore che non verrebbe perdonato nemmeno a uno sfasciacarrozze di borgata, quest'estate può atterrare di nuovo sulle piste italiane, caricare altri turisti e ripartire verso i villaggi balneari delle coste tunisine. Una situazione che rischia di diventare il simbolo dell'impunità per chi prende alla leggera le regole della sicurezza. Mentre l'inchiesta continua a fornire rivelazioni da brivido. L'ultima è frutto delle indagini difensive svolte dall'avvocato Davide Romano, che assiste le parti civili ed è promotore dell'associazione La Fenice, creata dalle vittime di tutti gli incidenti più gravi, grazie alla consulenza di uno dei periti italiani più famosi: il comandante Flavio Sordi. Romano e Sordi hanno scoperto che un pilota tunisino quel giorno si rifiutò di salire sull'Atr perché si era reso conto che la strumentazione era pericolosa: adesso chiedono ai pm palermitani di interrogarlo. Perché nelle parole del pilota ci sarebbe la prova del fatto che tutti a Tunisi sapevano: tutti erano a conoscenza del problema, ma lo hanno trascurato andando avanti fino alla schianto mortale.

La Procura di Palermo conta di chiudere l'inchiesta entro luglio. "Lo riteniamo un risultato molto positivo", spiega il pm Marzia Sabella: "In 12 mesi spesso non si riesce a definire nemmeno il contenzioso per un incidente automobilistico". I magistrati chiederanno il rinvio a giudizio dei due piloti per disastro colposo e omicidio colposo plurimo: secondo i primi risultati delle perizie avrebbero potuto comunque arrivare alla pista di Punta Raisi, portando tutti in salvo. E questo "anche tenendo conto dell'errata sostituzione dell'indicatore del carburante", sottolineano gli inquirenti: sarebbe bastato, secondo i periti, seguire le procedure di emergenza segnalate dal costruttore. I magistrati reputano "incomprensibile"la brusca virata ad angolo retto effettuata dai piloti. E contestano la mancata riduzione di velocità, che ha reso micidiale l'impatto: l'aereo si spezzò in tre e gran parte delle vittime sarebbero morte proprio nello scontro.

Non è solo un problema di piloti. Nel mirino della Procura di Palermo c'è pure la gestione e la manutenzione della compagnia. Il motore dell'Atr, ispezionato dal direttore tecnico della Lufthansa, si è rivelato ricco di pezzi 'non coincidenti': una pompa, un miscelatore e alcuni sensori avevano matricole diverse da quelle indicate nei certificati della revisione. Ma anche le missioni dell'Enac in Tunisia hanno evidenziato un 'decalogo' di infrazioni minori a carico della Tuninter: dalla gestione del magazzino alla manutenzione degli Atr affidata a personale di Tunisair (vettore di bandiera e socio di maggioranza di Tuninter) senza preparazione specifica per quel modello.

Tutto questo non ha impedito alla compagnia di tornare nei nostri cieli. Perché? Tutta colpa dell'Europa, dichiara il presidente dell'Enac Vito Riggio: "La compagnia tunisina ha ottenuto l'autorizzazione in forza del regolamento comunitario". Il documento dell'Unione, di fatto, si basa su una autocertificazione: "Alla luce delle prove fornite dalla Tuninter e dalle autorità tunisine responsabili della supervisione nonché di una successiva conferma dell'Italia, si ritiene che esistano prove accertate della correzione apportata dal vettore alle carenze in materia di sicurezza".

E la 'conferma dell'Italia'? Ci sono state pressioni sul governo?"Dalla Tunisia abbiamo ricevuto pressioni tutto sommato fisiologiche", ricostruisce Riggio: "Quando i responsabili dell'ambasciata si sono presentati nei nostri uffici, portando in dono una scatola di datteri, abbiamo fatto capire loro che la decisione adottata non significava la bocciatura in toto del paese". E prosegue: "È anche vero che l'incidente ha creato momenti di tensione. Quando il ministro Lunardi s'è recato in Nord Africa per parlare di politiche energetiche, tra le righe è spuntato fuori il problema dello stop a Tuninter. A voler pensare male, si potrebbe ipotizzare che qualcuno avrebbe potuto chiudere il rubinetto del gasdotto per la Sicilia. Ma la verità è che nessun politico ha mai cercato di modificare le nostre decisioni. Semmai, è vero il contrario. Ci sono stati interventi positivi – e assolutamente legittimi – di esponenti politici che chiedevano notizie sulle indagini e sui risarcimenti. Anche D'Alema mi ha contattato". Protagonista dei summit è stato l'allora ministro Lunardi, che ha portato a casa la guida di un progetto mediterraneo per la sicurezza del volo chiamato Demetra: un piano finanziato dai governi nazionali, destinato a ricevere fondi Ue. Qualche dattero e un progetto generico: un po' poco per dimenticare 16 morti. n

2 risposte su “La compagnia della strage di Palermo è già tornata a volare. Nonostante le accuse a piloti e manutenzione”

mi par di capire che… stai pensando se prendere o meno l’aereo per andare in vacanza quest’anno?

oramai il biglietto per Londra l’ho già acquistato. ryanair , speriamo che gli inglesi siano piu’ attenti degli italiani alla sicurezza dei voli….

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