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L’inflazione ? al 2%

“Il governo ha reso i ricchi più ricchi ed i poveri più poveri, ma ha reso più povere anche le fasce medie come ha dimostrato una ricerca dell’Eurispes. Nel biennio 2001-2003 la perdita del potere di acquisto è stata devastante, minore del 19,8% per gli impiegati, del 16,1% gli operai, mentre dirigenti e quadri se la sono cavata con un –13%.
Le famiglie del ceto medio ‘quasi’ povere sono 2 milioni e 400 mila che insieme a quelle già povere, circa 2 milioni e 500 mila, evidenziano come l’Italia è in grave difficoltà. Il potere di acquisto degli italiani è diventato tra i più bassi d’Europa, come dimostra il rapporto Ubs: è il penultimo per gli insegnanti, gli ingegneri, i metalmeccanici, ed è il terzultimo per gli autisti, gli impiegati di banca, le assistenti-segretarie”

http://www.orvietonews.it/notizia.php?id=6157

EURISPES – DIPENDENTI PUBBLICI: NEL TRIENNIO 2001-2004 LA PERDITA DEL POTERE D’ACQUISTO DELLE RETRIBUZIONI È STATA DEL 18,4%

Come è stato a suo tempo reso noto, l’Eurispes ha calcolato per il solo 2002 una perdita del potere di acquisto delle famiglie a reddito medio-basso dell’8%, e cioè un valore dell’inflazione per un solo anno pari a quello che l’Istat fornisce per tre anni.
Secondo l’impostazione metodologica dell’Eurispes, è stato possibile rilevare che la perdita del potere di acquisto dei dipendenti pubblici, per il solo effetto dell’inflazione, dal 2001 al 2004, non è stata – come sostiene l’Istat – del 9,8%, ma del 22,2%.

Dati – incremento delle retribuzioni del triennio (A) 8,0 (Eurispes+ Istat); inflazione nel triennio (B) 9,8 (Istat) 22,2 (Eurispes)
Perdita del potere di acquisto C = (A-B) -1,8 (Istat) -14,2 (Eurispes)
http://www.gesuiti.it/csarrupe/pdf/statali.pdf

Non più tardi di pochi giorni fa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ripetuto che il Governo potrebbe anche accordare aumenti superiori alla inflazione programmata (ma non a quella reale!) in cambio di una drastica riduzione del personale “in esubero” e meccanismi di mobilità per rendere più flessibile il lavoro nella Pubblica Amministrazione.
La ricetta di Berlusconi è quella di esportare in Italia la ricetta Blair che ha tagliato in pochi anni 100mila posti di lavoro e messo in mobilità 20mila dipendenti pubblici con tagli nei dipartimenti del lavoro, del welfare, della scuola e della sanità con
l’idea di peggiorare il già brutto accordo sul costo del lavoro nel 1993 per aumentare la durata dei rinnovi contrattuali ed evitare ogni tipo di adeguamento, anche fittizio, dei salari alla inflazione.
C’è da dire che nella media delle retribuzioni della PA sono conteggiati gli aumenti del Ministero degli Esteri, della Difesa (+12% sponsorizzato da AN) di CC, PS (complessivamente quasi il 9%), che percepiranno più soldi; sono proprio questi contratti della sfera sicurezza che portano l’Istat a denunciare nei primi mesi 2005 una crescita delle buste paga pari al 3,5%).

http://www.ecn.org/coord.rsu/doc/altri2005/2005_0528_cobas.htm

L’Ocse, Organizzazione dei paesi industrializzati, incita il Governo Italiano a varare un pacchetto di interventi: liberalizzare i mercati e nuove privatizzazioni, mobilità del personale, compartecipazione tra pubblico e privato nella gestione dei servizi, aumenti ridotti per il personale pubblico, una riduzione delle materie oggetto di contrattazione sindacale nazionale e decentrata.
Bene, se questa è la situazione dei salariati Italiani, vediamo come se la passano le “teste di cuoio” (scusate l’eufemismo) della economia Nazionale.
Secondo l’ultimo rapporto R&S, il centro studi e ricerche di Mediobanca, il migliore termometro annuale sullo stato di salute del sistema impresa italiano, gli utili delle società quotate in borsa nel 2004 sono letteralmente volati: più 147 per cento sull’anno prima, che a sua volta aveva fatto registrare un balzo rispetto al 2002. Parecchie aziende vendono meno in Italia per il calo dei consumi indotto dalla perdita di potere d’acquisto e di fiducia delle famiglie; e sono poco competitive all’estero, compresi i mercati in crescita, perché non offrono prodotti competitivi, se non per la qualità per il prezzo.
Quelle che guadagnano, non poche nonostante le lamentazioni generali, trasformano gli utili prevalentemente in dividendi (a beneficio dei piccoli azionisti, certo, ma soprattutto delle holding di controllo). Però – ecco un altro aspetto del problema – le nostre imprese hanno goduto di benefici di Stato sia sotto il governo di centrodestra sia sotto l’Ulivo. Detassazione degli
utili reinvestiti, flessibilità (per non dire precarizzazione) del mercato del lavoro, tassazione scontata delle cedole azionarie, e
prima ancora rottamazioni…

http://www.panorama.it/economia/capire_economia/articolo/ix1-A020001031015

i profitti delle compagnie assicurative vanno alle stelle, continuando a macinare utili da capogiro: 2,59 miliardi di euro di profitti registrati nel 2003 e oltre 5.000 milioni di euro stimate invece nel 2004. Vale a dire oltre 7,5 miliardi di euro negli ultimi 24 mesi.

http://www.miaeconomia.it/retrieval/home/articolo.aspx?idchannel=9&idcategory=218&idarticle=75591&can=ASSICURAZIONI&cat=Rc+Auto

grandi evasori e sui flussi scomparsi, tra paradisi fiscali e società off shore, bilanci falsificati e fatturazioni inesistenti.
I 200 miliardi di evasione l’anno, le ripartizioni geografiche e per settore del fenomeno, rese note dall’Ufficio Studi dell’Agenzia delle Entrate, indicano che, a fronte di 16mila contribuenti che dichiarano oltre 300mila euro l’anno, nei primi quattro mesi del 2004 sono state vendute 1.700 Porsche, 190 Maserati, 186 Ferrari, 4.371 Mercedes e 4.749 Bmw da almeno 50mila euro, per non parlare delle seconde e terze case in posti come Portofino, Capri, Cortina e Courmayer, la cui compravendita nel
2003 è cresciuta al ritmo del 17,6%, o i natanti d’alto bordo (da 24 metri in su) che vanno a gonfie vele, con il più 154% negli ultimi cinque anni, mentre tutto il settore della cantieristica da diporto cresce a un ritmo del 35% l’anno.
E come sono andate, nei primi 9 mesi del 2004 le società quotate in borsa? Nei primi 9 mesi di quest’anno quasi tutte le società quotate in borsa, hanno avuto utili record.
Qui riportiamo gli utili netti , in milioni di euro, e la crescita percentuale dallo stesso periodo del 2003.
Ma i ricavi lordi che queste società hanno fatto in questi mesi comprendono però anche le somme che sono finite in ammortamenti, accantonamenti, oneri finanziari, componenti straordinarie.
Si tratta di ricavi lordi enormi (di cui alleghiamo qualche esempio).

Utili netti aumento Ricavi lordi:

Eni 5.100 + 26 % 42.000
Enel 2.540 + 31,5 % 26.000
Telecom* 5.442 + 8,2 % 23.000
Generali 1.014 + 37,6 %
Banca Intesa 1.341 + 29 %
Unicredit 1.540
Sanpaolo 957
Mediaset** 722 + 61 %
MpS 325 + 19,6 %
Unipol 172 + 69 %
Ras 570 + 23 %
Mediolanum 110 + 22 %
Alleanza Assic. 347,3 + 16,5 %
Banca Lombarda 118,6 + 11,7 %
Milano Assic. 165,2 + 60 %
FonSai 303,3 + 38 %
Fideuram 184,7 + 52 %
Banco di Sicilia 141 + 125 %
BNL 200 + 34,2 %
Gruppo Cir 106 + 300 %
Erg 305 + 63 %

http://tesoro.rdbcub.it/200miliardidieuro.htm

Ora: che non ci vengano a dire che non ci sono soldi, che la colpa di tutto è l’Euro, che chi compra deve farlo in modo intelligente mentre chi vende no. I soldi ci sono e come. Solo che non vengono distribuiti, ma sono concentrati tutti nelle mani dei soliti: banche (e non bancari, come dice il rapporto Ubs), energetici (petrolio, caso mai vi fosse sfuggito il senso), assicurazioni…..che, guarda caso, sono le uniche compagnie che non ebbero danni (ma alti utili da capogiro) durante la seconda guerra mondiale.
Globalizzazione? Conspiracy theories? Fate un po’ voi…..

Giorgio Menon
menon@pd.infn.it

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