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Così il governo ci taglia la salute

dal “mattino” del 13 maggio 2011

ROMA. Così il governo ci taglia la salute. L’Espresso in edicola oggi dedica un’inchiesta alla situazione dell’assistenza pubblica, dove nonostante le dichiarazioni del governo, i servizi offerti ai cittadini crollano e il costo richiesto ai pazienti aumenta. Fino a stimare in 1,5 miliardi di euro i fondi realmente sottratti alla Sanità pubblica. Il settimanale analizza la situazione del Veneto: fino agli anni Novanta era in vetta alle classifiche nazionali sulla qualit delle cure mentre oggi la sanità regionale é in crisi. In dieci anni, gli ospedali pubblici hanno perso un quinto dei posti letto: nel 2000 erano 20.325, nel 2009 sono scesi a 16.276. La riduzione ha risparmiato solo le cliniche private accreditate, rimaste stabili a quota 3.400. In totale, il tasso di posti letto per acuti è precipitato da 4,60 a 3,40 ogni mille residenti. A confermare il declino c’è anche un altro dato: gli ospedali veneti avevano sempre attratto pazienti da altre regioni, ma in dieci anni il saldo si è dimezzato. I ricoverati non residenti calano, mentre continua a salire il numero di veneti che vanno a curarsi in Emilia, Lombardia o Trentino: il cosiddetto indice di fuga è schizzato dal 4,4 al 6,4 per cento. Con un buco pauroso: tra deficit annuali e debiti nascosti, solo negli ultimi tre anni la squadra di Galan ha regalato ai veneti un passivo reale di più di 3 miliardi. Ma la scure si abbatte sulla salute di tutti gli italiani. Passando in rassegna le manovre economico-finanziarie approvate tra il 2010 e il 2011, gli economisti Stefano Cecconi e Stefano Daneri in un documento redatto per la Cgil hanno scoperto che verranno a mancare almeno 1,5 miliardi di euro. Le Regioni finiranno col battere cassa dai cittadini. Sta già avvenendo in Campania e Puglia che a fine 2010 hanno introdotto un ticket fisso su ogni ricetta: di 2 euro per la prima, di 1 per la seconda. In Campania, poi, è stato disposto un raddoppio del ticket per gli accessi impropri al pronto soccorso: a chi sarà assegnato il codice bianco toccherà sborsare 50 euro. Il doppio di quanto avviene nella gran parte delle altre regioni. Le ristrettezze della sanit producono anche una riduzione nella qualit dell’offerta. Già oggi mancano all’appello almeno 100 mila infermieri per raggiungere la media Ocse di 9 per mille abitanti. E nei prossimi anni la situazione potrebbe diventare drammatica: più? del 10% degli infermieri, così come dei medici, andrà in pensione. E nelle regioni con i piani di rientro l’assunzione di nuovo personale è vietata o limitata per legge al 10% di quello in uscita: solo un infermiere su dieci sarà sostituito. E lo stesso accadrà per i medici: ne ha preso atto anche il ministero della Salute: da qui al 2018 spariranno 22 mila medici sui 240 mila oggi attivi, quasi il 10%. Ma già da oggi le carenze di personale medico incombono perchè il blocco riguarda anche i precari, 33 mila professionisti nel 2009. La metà di essi uscirà in virtù di una norma della manovra approvata la scorsa estate che impone una riduzione dei costi per il personale non di ruolo del 50% rispetto al 2009. Il risultato, visto che i malati continuano ad ammalarsi, è che negli ultimi tre anni la spesa per gli straordinari è schizzata alle stelle: 499,8 milioni solo nel 2009. Oltre all’incongruo economico, i tecnici annotano che straordinari e ferie non godute generano medici stanchi. Coi rischi che ne conseguono per la salute dei cittadini.

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