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Doveri elementari

dal blog di Concita de Gregorio

La lettera dell’imprenditore anonimo («sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità») che ha pagato la retta dei 40 bambini di Adro a cui il comune aveva sospeso la mensa è talmente bella che meriterebbe di essere l’editoriale di oggi, una lettera da mandare come rullo in tv, da appendere negli uffici pubblici. Dice, a un certo punto: «Quei 40 bambini fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso». Bene, c’è un seguito. Il giorno dopo, davanti alla scuola, si sono formati capannelli di persone stizzite: i genitori dei bambini che, invece, hanno i soldi per pagare. «Facile sperare che si sia sempre un benefattore, dicevano, chi non ha i soldi non pretenda la carità. Si tengano i figli a casa». Ecco, questo. Ne abbiamo già parlato qui. Mi preme solo ricordare che il sindaco leghista di Adro Oscar Lancini si definisce un «sindaco da Oscar», è al secondo mandato, sul suo profilo di Facebook indicò tra i suoi interessi la «caccia all’immigrato» e per questo venne cancellato, decise inoltre di concedere un premio di 500 euro a ogni vigile urbano del suo comune che avesse individuato un immigrato clandestino. Nella sua lettera l’imprenditore si chiede cosa siano diventati i suoi concittadini, perché non ci siano preti che urlano in chiesa l’ingiustizia. La Lega vince, vince il senso comune divenuto morale corrente: a ciascuno il suo, gli altri si arrangino. I preti non urlano in chiesa, le gerarchie si dedicano ad altro: il cardinale Bertone ha ieri spiegato come la pedofilia sia conseguenza, più o meno, dell’omosessualità. I partiti di opposizione non hanno da proporre un progetto alternativo abbastanza convincente, evidentemente. Nemmeno a partire dal diritto di tutti i bimbi ad essere trattati allo stesso modo si riesce a ricostruire un senso di civiltà che ci accomuni. Bisogna chiamare all’appello, anche a Adro, la voce di chi tace. Chiamarle alla rivolta. Se non ora quando?
Il penoso tentennare del governo italiano di fronte alle accuse ai tre operatori di Emergency – ora Frattini promette che scriverà a Karzai, immaginiamo il presidente in trepida attesa della missiva – parla di un’altra forma di indifferenza (o di prudenza opportunista, che è anche peggio). Quella di chi approfitta di un avvenimento di cui non si conoscono ancora le dinamiche e gli obiettivi per cavalcare una battaglia politica. Emergency è per questo governo un corpo estraneo, ha radici in un mondo che considera avversario e che neppure si sforza di comprendere. È il mondo della solidarietà con gli ultimi chiunque essi siano, come spiega bene oggi Cecilia Strada. In quell’ospedale i pazienti sono per tre quarti bambini. Erano, dobbiamo dire, perché da ieri l’unico ospedale dell’area non è più sotto il controllo di Emergency. È un buon risultato? È il risultato che si voleva ottenere? Vedremo. Intanto partecipiamo alla manifestazione di sabato. Migliaia di persone hanno aderito in poche ore al nostro appello su Facebook. Certo, la rete. In tv ne sentirete parlare pochissimo, bisogna correre dove c’è un sentiero.

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