Categorie
Generale

E a Ibiza abbiamo festeggiato la vittoria di Zanonato

Di fronte ai fuochi per la festa di San Joan abbiamo iniziato a festeggiare la vittoria , davvero improbabile, dell’ex- sindaco Zanonato a Padova ! Dal Mattino di oggi:

 

PADOVA. Trionfa Flavio Zanonato. Il sindaco che ha smantellato il «ghetto» di via Anelli e trovato alloggi decorosi a 260 famiglie di immigrati, è stato rieletto alla guida di Padova con il 52% e ha battuto Marco Marin per 4.341 voti. Zanonato ha vinto da solo senza apparentarsi, senza «trattare poltrone» con l’Udc e l’Intesa Veneta di Covi, sostenuto dalle otto liste di centrosinistra, dai radicali di Marco Panella e dai Verdi di Gianfranco Bettin, padre dell’a mbientalismo veneto.

Il trionfo sta tutto in queste cifre: il sindaco ha portato ai seggi 56.001 elettori, 200 in più rispetto a due settimane fa mentre Marco Marin ha raccolto 51.660 consensi, 3.200 in meno rispetto al primo turno. Un distacco di 4 punti, che si è delineato netto fin dalle prime ore. Impossibile rimontare, un trend omogeneo in tutte le 208 sezioni. E dall’ufficio di Piazza Cavour poco dopo le 19 hanno ammesso la sconfitta, mentre in via Beato Pellegrino sono iniziati i cortei di gioia e di festa.

Dopo aver largamente premiato il Pdl alle europee due settimane fa e umiliato il Pd, Padova non si è fatta quindi travolgere dal vento di destra xenofobo che soffia in Europa e ha incoronato il suo «vescovo rosso», che usa il pugno di ferro per far rispettare la legalità: un ex comunista alla Enrico Berlinguer, convinto che la politica sia ancora una missione laica e civile non un trampolino di lancio per conquistare seggi in Parlamento con i superstipendi.

L’esatto opposto della «casta»: ora è il sindaco di tutti. Anche di chi ha perso. «Voglio e saprò rappresentare quel 48% di cittadini che ha votato Marco Marin», ha detto subito dopo il successo.

Un sindaco che non teme di perdere anche quando gli avversari gli schierano in campo mezzo governo per dimostrare che il centrodestra è davvero «diverso». In tutto. Loro hanno La Russa, Ronchi, Sacconi, Zaia, Brunetta, la Brambilla, Tremonti e il governatore Galan pronto a bacchettare Zanonato perché la città «puzza di cipolla e patatine fritte».

Lui si affida a Ivo Rossi, Alessandro Naccarato, Massimo Carraro, Andrea Colasio, Massimo Donadi e Debora Serracchiani che lo trascinano alla riscossa davanti alla sua gente, in piazza dei Signori mentre il ministro Brunetta passa per «pesare» gli avversari.

Sarà una sfida all’ultimo voto, dicono i sondaggi. Parità. Il Pd è allo sbando. Un tracollo di 8 punti da rimontare. Pesano ancora le sconfitte di Roma con Rutelli umiliato da Alemanno. Pesa ancor di più l’annunciato, sofferto tracollo di Davide Zoggia sfrattato dalla Provincia di Venezia dalla «leonessa» leghista Monica Zaccariotto. Resta SuperFlavio, lo «sceriffo rosso», che si avvia ad entrare nella storia. Dopo la Padova governata dal 1947 al 1970 dal dc Cesare Crescente che ha tombinato le riviere e demolito il Conciapelli; dopo Ettore Bentsik che negli anni Settanta ha plasmato la Zip e creato la capitale del terziario a Nordest, ora c’ è lui: Flavio Zanonato. Che governa dal 1992. L’uomo delle sfide impossibili. Del tram contro tutti, del muro e del ghetto di via Anelli da svuotare. Sfide vinte. Anche se la battaglia su immigrazione e sicurezza proseguirà giorno dopo giorno: ora sono deleghe che il sindaco gestirà in prima persona.

Le ha sottratte a Daniela Ruffini e a Marco Carrai, con una virata a «destra» che ha fatto impazzire Rifondazione. Ma come: due giorni dal voto? hanno urlato impauriti i dirigenti. Mai decisione si è rivelata più coraggiosa e giusta.

«Nell’ultima settimana Flavio ha girato per i mercati e tutti gli hanno segnalato due emergenze: immigrati e criminalità», spiega Marco Marturano, lo spin doctor della sfida. «E alla fine ha fatto l’annuncio: sarò io ad occuparmi delle questioni più delicate: sicurezza e immigrazione. E’ il sindaco il vero garante del patto coi cittadini: il suo pugno di ferro, le sue ordinanze contro la prostituzione, lo spaccio di droga, il giro di vite sugli orari degli spritz dimostrano che il buongoverno e il decisionismo pagano».

E l’invincibile armata del centrodestra? Aveva promesso di portare Berlusconi a Padova, ma il premier si è perso nelle stanze di Palazzo Grazioli. E la contesa è diventata una sequela di insulti. A Zanonato, alla «comunista Ruffini» e a Padova, «brutta come una città dell’ex Jugoslavia». Bersaglio sbagliato: alle urne è stato premiato Zanonato, sindaco pragmatico anti-casta, il vero incubo di Giancarlo Galan e Giustina Destro.

Lascia un commento