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L’odissea di rimanere a casa ammalato

Stasera alle 18.40, mentre ero OVVIAMENTE dal medico di base (che ha orari 10-12 alcuni giorni e 17-19 altri) a farmi dare due giorni di malattia (oggi e domani), è passato il medico a fare il controllo fiscale. Tra l’altro il mio medico di base non sa nemmeno lui, dato che è struttura privata (a suo dire) , se è abilitato a darmi i giorni di malattia in base al nuovo decreto del professore universitario Brunetta.
Mi hanno convocato domani alle 12 in via Ospedale Civile 22 per produrre idonea documentazione; ero dal medico e se vogliono che chiamino il medico (quando è in ambulatorio), ad ogni modo ovviamente ci andrò.
Ho la testa in panne, sono stanchissimo e mi devo fare anche le traversate quando sono a casa ammalato. Altrettanto ovviamente chiederò se possibile qualche altro giorno di malattia , così invece di andare a Cadoneghe, rimanere quasi due ore in coda per poi tornare a casa e sapere che il giorno dopo dovrò tornare in una strutttura pubblica a certificare che sono ammalato, inizierò a …. guarire.

7 risposte su “L’odissea di rimanere a casa ammalato”

E’ una cosa indecente, capitata anche a me.
Sono riusciti a mandarmi il medico anche due volte per tre giorni di malattia.
Così uno tra uscite per andare dal medico, alla posta per spedire il certificato all’INPS si ammala ancora di più. Fai bene a farti dare altri giorni, così che si fottano.

Purtroppo è il lato negativo di un’iniziativa giusta: anche chi si comporta correttamente, ha da sopportare gli svantaggi.
Però, secondo me, Daniele, dovresti mandare a quel paese i dipendenti pubblici che finora hanno fatto i furbi e hanno danneggiato l’intera categoria (e conosco anche personalmente dipendenti regionali che lavorano molto più del dovuto), più che un ministro che finalmente tenta di risolvere il problema.

In realtà io poi sono invidioso del fatto che ora nel pubblico ci sono più strumenti per controllare gli assenteisti, nel privato invece no (e credete che nel privato non ci siano questi problemi?!?).

ROMA (Reuters) – Nel mese di luglio le assenze per malattia dei dipendenti pubblici si sono ridotte del 37,1% rispetto allo stesso periodo del 2007.

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Lo si legge in una nota del ministero della Funzione pubblica. Il dato è espresso in termini di giornate di assenza per dipendente.

“Tenendo conto della variabilità, il calo delle assenze per malattia dell’intero universo dei dipendenti pubblici può dunque essere plausibilmente collocato in un range del 37-40%”, spiega la nota.

“La variazione rappresenta quasi il doppio di quanto rilevato nel mese di giugno (-22,4%) e quattro volte la variazione di maggio (-10,9%)”, aggiunge la nota.

L’indagine di luglio ha coinvolto 70 amministrazioni. In 53 amministrazioni su 70 il ministero sostiene che “le assenze si riducono di oltre il 30%, con punte che vanno oltre il 75%”.

Secondo Brunetta, “dopo anni in cui le giornate di assenza per malattia dei dipendenti pubblici erano stabili su valori di poco superiori ai 20 giorni per dipendente i dati di questi mesi evidenziano una netta tendenza alla contrazione”.

“Rapportata all’intera annualità la media di assenze per malattia di questi mesi si porta su un valore medio di circa 10 giorni”, dice il ministero.

Scusatemi, ma mi sembra più che giusto dare un giro di vite a tutto questo presunto assenteismo. Conosco napoletani che sono da mesi in malattia per presunti disturbi psichici o shock vari (causati ad esempio dal divorzio). Con questa scusa sono sempre in vacanza qui e là, tanto ricevono uno stipendio.

Caro Andrea, qualche domanda. Il -22% rispetto a giugno 2007 di malattie, a cosa sarebbe dovuto ? Di certo non al Decreto citato, entrato in vigore il 25.6.
E’ vero, mi è già capitato , in luglio , di andare al lavoro anzichè mettermi in malattia per le nuove norme di 11 ore di reperibilità a casa. Non avrei avuto nemmeno la possibilità di andare in farmacia; credo bene quindi che i dati futuri mostreranno un decremento dei giorni di malattia. Ma non vuol dire necessariamente che funzionerà meglio la pubblica amministrazione. Ad ogni buon conto, questo Brunetta racconta troppe balle.

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