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Da Como a Lecco: il brutto abita qui

Ed il bello è che ho pensato la stessa cosa quando ci sono passato io in settembre..

 Caro Severgnini,
una sera in cui da Como mi recai a Lecco passando per Erba, e in questo modo mi misi alle spalle una tratta che fino a quel momento mi era del tutto ignota, comparirono davanti a me come immagini televisive in sequenza cartelloni pubblicitari su pilastri metallici al lato sinistro della strada per il guidatore e i viaggiatori seduti a sinistra in auto o in bus, al lato destro della strada corrispondenti pubblicità per gli altri. Arredamenti, mobili, reclames di interni, fai più bella la tua casa! Pochi chilometri più in là seguono impianti industriali giganteschi, negozi specializzati con vetrine irraggiate di luce e parcheggi vuoti. Si riconoscono sofà lustrati, tavoli di vetro spolverati, scrivanie laccate e moquettes senza macchia. Dopodichè di nuovo questi cartelloni pubblicitari, ottimamente collocati, non troppo alti, né troppo bassi, mi coprono l’intera visuale – come muri spagnoli. In mezzo, lo sguardo è libero di posarsi sulla nuda realtà: un caos senza eguali, una suburbanizzazione senza pari, un territorio riempito di immobili che avrebbe amaramente bisogno dei consigli di una ditta d’arredamenti. Gli edifici – lì grossi, qui piccoli, qua alti, là bassi, una volta larghi, l’altra stretti – agiscono sul paesaggio, un tempo certo dotato di stimoli, come un coagulante il quale aggrumi con cemento ed asfalto ogni carattere distintivo in una rigidezza amorfa. Apparentemente i paesi non conoscono né inizio, né fine, non un centro, né delle caratteristiche differenzianti. Gli enormi cartelloni pubblicitari impediscono di confrontarsi con questa distruzione. Mentre il paesaggio viene contraffatto fino all’irriconoscibile, i manifesti sfidano ad abbellire le nostre proprie abitazioni. «Abitare piú bello» come risposta all’inabitabilità dei corridoi stradali desolati, dei deserti dei parcheggi e delle devastazioni costruttive. Come sarebbe possibile sopportare la nostra vita senza queste estetizzazioni? I cartelloni dalla vana luce solare e dalle camerette linde e spaziose mi ricordano le foglie di fico con le quali Adamo ed Eva dovettero coprire le proprie vergogne, nel momento in cui si resero conto del loro peccato originale.

Rinaldo Roveredo, rinaldo_roveredo@aliceposta.it

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