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In ricordo della strage di Bologna il 2 agosto 1980

dal sito http://www.learnitaly.com/bologna.htm

E’ il 2 agosto 1980, è mattina e la stazione centrale di Bologna, il principale nodo ferroviario del Nord Italia, è piena di gente e di treni in arrivo e in partenza. Alle 10,25 una bomba di eccezionale potenza scoppia nella sala d’attesa di seconda classe. L’esplosione, che investe anche alcuni vagoni fermi sotto la pensilina, provoca una strage: 87 morti e 177 feriti. Si tratta del più grave attentato mai compiuto in Italia, di un eccidio non casuale, basti pensare alla scelta di una stazione ferroviaria così importante e affollata in un giorno di punta del traffico estivo, che provoca un ondata di shock ma anche di sdegno e rabbia in tutto il Paese. Perché questa strage? Chi l’ha voluta e chi ha messo la bomba? Queste sono domande che tormenteranno tutti gli italiani per molto tempo e alle quali, purtroppo, ancora oggi è difficile rispondere.

Per tentare di dare una spiegazione, anche se parziale, ad un fatto così terribile, è necessario collocarlo nel periodo storico in cui esso è avvenuto.

La strage di Bologna si inserisce in un momento molto difficile nella storia italiana degli ultimi cinquanta anni. Siamo nei cosiddetti “anni di piombo”, quando il Paese è attraversato da una crisi economica e da gravi contrasti sociali. In questi anni nasce e si sviluppa in Italia il terrorismo politico, l’azione politica violenta di gruppi estremisti di destra e di sinistra, che agiscono al di fuori del normale confronto politico democratico e che, mediante la “strategia della tensione” hanno l’obiettivo di provocare la crisi delle strutture democratiche dello Stato. Questa strategia si realizza attraverso una serie di attentati contro persone che svolgono in qualche modo un ruolo attivo nella vita democratica del Paese (magistrati, uomini politici, rappresentnanti delle forze dell’ordine, professori universitari), ma assume anche la forma di vere e proprie stragi nelle piazze, nelle banche, sui treni che coinvolgono anche semplici cittadini.

Per la strage di Bologna vengono accusati e condannati all’ergastolo, dopo molti e lunghi processi due esponenti dell’estremismo di destra: Francesca Mambro e Valerio Fioravanti che, ancora oggi, stanno scontando la pena. I due terroristi, che hanno ammesso il loro coinvolgimento diretto in altri fatti di sangue, per quanto riguarda Bologna si sono sempre proclamati innocenti.

Anche questa strage, dunque, è stata considerata come un atto inserito nella strategia della tensione che ha caratterizzato gli anni ‘70 e i primi anni ‘80. Ma con il passare del tempo numerose ipotesi sono state avanzate riguardo il possibile coinvolgimento di elementi diversi dall’estremismo politico in questo come di altri tragici eventi che hanno insanguinato quel periodo. Alcune di queste ipotesi sono poi diventate “verità giudiziarie”: nel corso dei processi per la strage di Bologna, ad esempio, sono stati accertati e confermati con sentenza i tentativi di alcuni elementi cosiddetti “deviati” dei servizi segreti italiani di depistare le indagini dei magistrati per evitare che fosse fatta piena luce su quello che era successo. Perché questi depistaggi? Anche a questa domanda non è ancora possibile dare una risposta certa.

Oggi, a venti anni di distanza, il ricordo della strage di Bologna riempie le pagine dei giornali insieme alla polemica su quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto per arrivare alla verità. In occasione della commemorazione ufficiale della strage del 2 agosto del 1980 il Presidente del Consiglio Giuliano Amato ha usato parole molto forti parlando di “bugie e connivenze e appoggi nello Stato” (La Repubblica, 3 agosto 2000). Queste parole hanno provocato molte reazioni soprattutto tra quei personaggi politici che in quel periodo avevano importanti responsabilità nella vita politica e istituzionale del Paese. Il senatore Giulio Andreotti, una delle principali figure politiche italiane negli ultimi cinquanta anni, ha sottolineato in un’intervista come non sia giusto fare credere che in quegli anni l’intera classe politica abbia “deliberatamente chiuso gli occhi su quello che capitava”. A questa affermazione egli aggiunge anche che ci sono nella recente storia italiana “cinque o sei episodi gravissimi su cui purtroppo non si è riusciti a fare luce” per “per carenze di sistema. Io credo che ci fosse nei servizi segreti, e in alcuni apparati, la convinzione di essere impegnati in una guerra santa, investiti da una missione sacra. E che tutto quello che poteva passare per anticomunismo era meritorio. Non c’è dubbio che deviazioni ci siano state, e forse ci sono tuttora ( . . .)” (La Repubblica, 3 agosto 2000).

Alle parole del Presidente Amato e del senatore Andreotti si sono aggiunte quelle del senatore Pellegrino, presidente della Commissione parlamentare sulle stragi, che ha chiesto al Presidente del Consiglio di togliere il segreto di Stato sui documenti relativi all’attentato di Bologna e di aprire gli archivi segreti delle forze dell’ordine, in particolare dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, allo scopo di chiarire il comportamento degli apparati dello Stato durante tutti gli anni della strategia della tensione. La stessa richiesta viene anche da molti esponenti della maggioranza e dell’opposizione.

L’anniversario della strage di Bologna è stato dunque l’occasione per riaprire, e non è la prima volta, il dibattito politico sugli anni di piombo. La speranza di molti italiani, e in primo luogo dei parenti delle vittime delle stragi, è che prima o poi verità sia fatta e vengano accertate le responsabilità sui misteri che ancora circondano molti avvenimenti che hanno caratterizzato uno dei periodi più difficili della storia recente del nostro Paese.

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