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Cos’è la democrazia partecipativa ?

Quando formò la giunta di Porto Alegre, nel gennaio 1989, l’Amministrazione Popolare assunse l’impegno di governare la città attraverso un esercizio permanente di trasparenza, di democratizzazione delle decisioni e di ribaltarnento delle priorità della città, tradizionalmente orientate a beneficio dei ricchi e dei potenti. La pratica politica dell’Amministrazione Popolare in questi due mandati – seria, onesta, democratica e trasparente – sta contribuendo a una rivitalizzazione della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. E, senza dubbio, agevola la costruzione di un modo di vita solidale e col)etti’ o, in opposizione all’ideologia neoliberista, diffusasi negli ultimi anni, che propaganda un’idea individualista di Stato che non pone delle regole e non si occupa del benessere sociale.
Questa avanzata del pensiero unico” veicola una ideologia dominante che si esprime a livello mondiale e tenta di ostacolare e di impedire che nella coscienza collettiva delle società capitaliste si formino delle proposte alternative al neoliberismo. li fallimento del “socialismo reale” delle burocrazie dell’Europa dell’Est ha contribuito alla legittimazione di questo discorso, sebbene in America Latina il capitalismo sia responsabile del sottosviluppo, dello sfruttamento e delle disuguaglianze regionali e sociali.
La concezione solidaria e collettivista rifletteva la visione programmatica del Pt e del Fronte Popolare nella ricerca, nel governo, di una pratica di superamento della democrazia rappresentativa in direzione della democrazia partecipativa. Nei programmi dei nostri partiti, le idee di Consigli Popolari, governi su base consiliare, creazione di meccanismi di deliberazione diretta da parte della popolazione organizzata, esprimeva no più legami teorici e programmatici con esperienze storiche di governi di sinistra che una elaborazione di esperienze realizzate o rivendicate dai movimenti sociali in Brasile.
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Fronteggiare la visione predominante della “privatizzazione” dello Stato attraverso i benefici fiscali, le esenzioni, i privilegi e la corruzione, è un compito della sinistra brasiliana insieme alla presentazione di progetti alternativi globali per il paese.
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Il Fronte Popolare e le forze socialiste che lo compongono sono consapevoli dei limiti della democrazia rappresentativa. Sappiamo che la condizione di cittadinanza – sinora non ottenuta nella maggior parte dei paesi sottosviluppati – non elimina il carattere di classe della società né l’inadeguatezza di una democrazia basata sulla mera eguaglianza politica giuridico-formale. Gli sfruttati continuano a essere poveri e i ricchi continuano a vivere dello sfruttamento.
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Nei primi anni c’era una sfiducia diffusa rispetto all’impegno del governo municipale a rispettare e realizzare le decisioni approvate dalle riunioni popolari. Alle prime assemblee partecipò un piccolo numero di associazioni di quartiere e alcune centinaia di persone. A partire dal secondo anno di governo, quando iniziarono a comparire le opere che riflettevano le decisioni della comunità, il progetto si estese rapidamente. Si ampliò il numero di zone e di partecipanti e il rispetto della pluralità di posizioni all’interno del Bilancio Partecipativo diede una grande credibilità al progetto.

dal libro “la democrazia partecipativa – l’esperienza di Porto Alegre e i progetti di democrazia” , di Raul Pont, a cura di Nando Simeone, ed. Alegre, che sto leggendo in questi mesi, acquistato con Marco al cinecity di Pradamano (UD)

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