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A dicembre 2009 apre la Firenze-Bologna Alta velocità: nata per essere pericolosa

dal sito http://www.cfa-monferrato.it/approfondimenti_dettaglio.php?ID=187

PROPAGANDA VS INFORMAZIONE
Il cantiere del Carlone fu inaugurato in pompa magna (foto 6) dodici anni fa, il 10 luglio 1996, dal ministro dei Trasporti Claudio Burlando, dal presidente della Regione Toscana Vannino Chiti, dall’amministrazione delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci, e da Franco Carraro, presidente di Impregilo, il più grande polo di costruzioni italiano, capo-cordata del consorzio costruttore CAVET, al quale il general contractor della TAV Firenze Bologna, FIAT Spa, ha affidato la progettazione e l’esecuzione dell’opera.
L’appuntamento coi contestati “supertreni” sotto l’Appennino (foto 7-9) era fissato per il 2003. Ma quel termine è stato spostato progressivamente sempre più avanti. Alla fine, dopo altri due anni di demolizioni e rifacimenti di gallerie mal costruite (2006-2007), il nuovo Ad delle Ferrovie Mauro Moretti annuncia che per vedere i treni bisognerà attendere almeno il 2009. Probabilmente anzi, preconizza Idra, molto più anni ancora, visto che per 60 km di linea sotterranea non è stato neppure progettato (e meno che mai costruito) un tunnel parallelo di soccorso. Il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze, l’ing. Domenico Riccio, in un parere ufficiale http://associazioni.comune.firenze.it/idra/27-3-’99.html scrive di nutrire “seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso” in questa “galleria monotubo a doppio binario” con finestre intermedie poste a distanza reciproca di 6-7 km: “Non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all’incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell’incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km”! Un vero inferno per chi dovesse vivere, là sotto, le conseguenze di un deragliamento, di una collisione o di un attentato. Per chilometri, nessuna via di fuga, nessun mezzo di soccorso: uno scenario che sembra francamente improponibile.
1357 giorni dopo l’avvio dei cantieri, dopo che per anni la polvere finissima che entra nelle case anche dalle finestre ermeticamente chiuse ha tempestato bronchi e polmoni dei residenti, e ha ricoperto piatti, libri e arredi dentro le abitazioni, un rapporto ARPAT http://associazioni.comune.firenze.it/idra/8-5-’00.html trasmesso a Idra dai residenti del Carlone e datato 28 marzo 2000 annunciava: “La stretta contiguità fra l’abitazione e il cantiere fa ritenere che gli interventi di mitigazione non possano modificare sostanzialmente la situazione, una migliore pulizia degli spazi di lavoro potrà ridurre ma non eliminare la polverosità diffusa, ed inoltre non si ravvisano provvedimenti efficaci per intervenire sull’imbocco della galleria. Probabilmente l’unica soluzione possibile sarebbe costituita da una diversa collocazione dei residenti nella zona”. I malcapitati residenti saranno costretti in effetti a evacuare!
Neppure due mesi dopo, il 16 maggio 2000, con un comunicato indirizzato a tutte le maestranze, le rappresentanze sindacali unitarie del cantiere TAV del Carlone (Vaglia – San Piero a Sieve) informavano http://associazioni.comune.firenze.it/idra/17-5-’00.html su nuove situazioni di emergenza sanitaria e di rischio sul lavoro. “Tra il 12 e il 15 maggio – si legge nella nota diffusa – si sono verificati tre malori di altrettanti operai addetti alla galleria di Carlone, lato Firenze, dovuti, probabilmente all’esposizione all’ossido di carbonio. Due operai lavoravano al fronte e uno, più indietro, al rivestimento della calotta”. I delegati del cantiere del Carlone sottolineavano che tali svenimenti “destano un grave allarme, tra i lavoratori, per le condizioni operative in cui si opera in galleria (rischio cadute dall’alto), per la mancanza di una via di fuga immediatamente a portata, per la non conoscenza precisa delle cause che hanno originato i malori”.
Questo stesso cantiere del Carlone è stato visitato http://associazioni.comune.firenze.it/idra/19-2-’01.html con grande clamore mediatico, il 20 febbraio 2001, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Giornali fra i più quotati titolarono “Ciampi nel Mugello inaugura il supertunnel”, e scrissero: “Per la prima volta in visita nel Mugello, Carlo Azeglio Ciampi oggi indosserà il casco giallo dei minatori nel cantiere del Carlone e vedrà cadere l’ ultima parete di roccia della galleria più lunga dell’intero tracciato dell’ Alta velocità”.
Non era vero.
Si trattava solo di una gigantesca operazione di immagine.
In realtà il tunnel rimaneva cieco, anche dopo il brindisi, dal lato Firenze: qui mancavano diversi delicati chilometri perché la galleria raggiungesse Quinto Fiorentino per accarezzare (se così si può dire) i due monumenti più antichi della città ‘capitale della cultura’, le tombe monumentali etrusche a tholos della Montagnola e della Mula (VII sec. a.C.). Solo il 21 ottobre 2005 http://associazioni.comune.firenze.it/idra/21-10-’05.htm verrà abbattuto l’ultimo diaframma di roccia, con nuova cerimonia ovviamente, alla presenza questa volta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi, del vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli e del sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Ma ancora a ottobre 2006 saranno riportate notizie di esplosioni di mine http://associazioni.comune.firenze.it/idra/24-11-’06.htm, in quella galleria…
Un mese più tardi della visita del capo dello Stato, in una lettera aperta a lui indirizzata, il delegato CGIL di quel cantiere, Pietro Mirabelli, scriveva http://associazioni.comune.firenze.it/idra/minatav.html: “Le ho stretto la mano quando, un mese fa, è venuto a “festeggiare” nella galleria di Vaglia dell’Alta Velocità ferroviaria l’abbattimento di un diaframma (ma quella galleria è ancora lontana dall’essere finita: la festa era un po’ prematura…). L’ho chiamata con rispetto, Le ho stretto la mano e Le ho sussurrato: “Ci salvi Lei, Presidente!”. Ricorda? Mi ha guardato, ha avuto un moto di sorpresa forse: ero proprio io, quel rappresentante sindacale delegato alla sicurezza che Le aveva scritto poche ore prima per chiedere di poterLe parlare in occasione della sua visita. Avrei voluto raccontarLe i problemi che assillano ancora oggi la vita, e umiliano la dignità, di centinaia e centinaia di lavoratori aggiogati al ciclo continuo e a condizioni ambientali abbrutenti, qui nella civilissima Toscana, nelle viscere dell’Appennino, in mezzo all’acqua e al fumo, a mille chilometri da casa. Ma la Prefettura di Firenze mi informò che quel giorno Lei avrebbe avuto troppo poco tempo”.
Solo tre settimane prima che Carlo Azeglio Ciampi indossasse il casco giallo dei minatori nel cantiere tirato a lucido come un salotto per l’occasione, sotto i riflettori condiscendenti delle telecamere dei TG nazionali, l’Azienda Sanitaria aveva denunciato nero su bianco le condizioni-limite in cui erano costretti a lavorare i lavoratori TAV. Ecco alcuni eloquenti estratti di quel report http://associazioni.comune.firenze.it/idra/4-4-’01.html dell’Area Prevenzione Igiene Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della ASL 10 di Firenze, datato 31 gennaio 2001.
“Il sistema di ventilazione attuale non è più in grado di “pompare” una quantità d’aria sufficiente per realizzare le fasi di scavo con martellone e trasporto del marino fuori dalla galleria (…). Le misure di prevenzione devono essere aggiornate in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione. In particolare al fine di diminuire l’esposizione di tutti i lavoratori operanti in galleria durante le operazioni di smarino si dovrà modificare-aggiornare l’intero sistema di ventilazione al fine di rispettare le misure di prevenzione previsti nei documenti di valutazione del rischio aziendali (Piani di Sicurezza) e dalle norme vigenti.
Misure immediate ed urgenti – Al fine di ridurre immediatamente i rischi derivanti dall’esposizione ai gas inquinanti dei lavoratori (…)dovranno essere adottate specifiche misure urgenti di tipo organizzativo e procedurale, quale la riduzione del carico inquinante in galleria durante le operazioni di smarino. (…)
Respirabilità dell’aria – L’aria ambiente della galleria per gli operatori addetti alle mansioni di palista, escavatorista, dumperista e caposquadra minatore, addetti alle operazioni di smarino, non risulta respirabile ed esente da inquinanti entro i limiti di tollerabilità. (…)
Nel documento di valutazione dei rischi (Piano di sicurezza generale e nei Piano Operativo Particolareggiato di Sicurezza Dlgs 494/96) non è stato valutato il rischio per la salute dei lavoratori addetti alla guida dei mezzi che percorrono l’intero tratto di galleria per più volte durante il turno di lavoro (autisti dumpers, autobetoniere, addetti agli impianti, preposti, ecc.), in particolare per quanto riguarda l’inalazione di aria non fresca contenente elevate quantità di gas scarico. Infatti l’attuale sistema di ventilazione può tutelare soltanto i lavoratori presenti nella zona compresa tra il fronte e l’arco rovescio.
In seguito alla mancata valutazione del rischio non sono state individuate né adottate misure di prevenzione e di protezione”.

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