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dal sito di Alessandro Zan (www.alessandrozan.it)

Pdci e Sd contro la candidatura del «disobbediente», tre Verdi si autosospendono per protesta contro la designazione della compagna di partito
da Il Manifesto di sabato 8 marzo 2008

Ernesto Milanesi Venezia
Francesco Caruso? Indesiderabile in Veneto, tanto da far «congelare» le candidature di Sd. Luana Zanella? Fa «autosospendere» tre componenti dell’esecutivo regionale dei Verdi. Il cartello elettorale della Sinistra arcobaleno perde i pezzi prima ancora di depositare le liste. Il ministro della solidarietà Paolo Ferrero (capolista in Veneto 1 contro Massimo Calearo) è il solo nome su cui non si è concentrato il fuoco incrociato di veti, risentimenti, accuse, mal di pancia e polemiche. Tutti contro tutti. Basta un pretesto a riaccendere le guerre interne.
Rifondazione in Veneto 2 fatica a digerire il compromesso fra Gino Sperandio capolista e l’arrivo di Caruso. Il deputato uscente è finito nel mirino dei Disobbedienti, del Pdci e di Sd. Caruso farà davvero fatica a far campagna elettorale a Nord Est.
Un esplicito veto politico ha poi stoppato l’ipotesi di inserire Alessandro Zan nella testa di lista. Il giovane consigliere comunale di Sinistra laica, presidente regionale di Arcigay, «inventore» dei Pacs per via anagrafica, a Padova avrebbe rappresentato un netto segnale politico. Non ha scalfito il muro dei vertici di partito che, a Roma come a Venezia, hanno dettato legge. Sul nome di Zan, in particolare, si è consumato il braccio di ferro interno ai Verdi: il presidente Alfonso Pecoraro Scanio ha dovuto prendere atto del secco rifiuto opposto dai Verdi «disobbedienti»; da sinistra nessuno ha provato ad insistere.
Il puzzle si è così giocato lontano dal Veneto. La lista del senato (seggio tutt’altro che matematico) prevede in cima lo storico Nicola Tranfaglia, seguito da Anna Donati dei Verdi e Luisa Calimani (consulente del ministro Di Pietro) per Sd. Alla camera, un seggio in ognuna delle circoscrizioni: forse, una possibilità per Luana Zanella alle spalle di Ferrero. Scelta che ha sancito la spaccatura del Sole che ride. Giuseppe Campagnari, Rosanna Rosato e Michele Garavello dell’esecutivo regionale hanno reso pubblico il loro dissenso, condiviso da Erasmo Venosi e Claudio Magagna, presidenti delle federazioni di Vicenza e Verona. I tre si sono autosospesi proprio a causa della ricandidatura di Zanella, che è anche assessore alla cultura nella giunta Cacciari a Venezia.
«Una scelta che nega i meccanismi della democrazia rappresentativa e introduce elementi di discrezionalità contro le prerogative e le istanze del territorio che ancora una volta deve subire decisioni prese dall’alto, senza che si valorizzino le tante personalità e competenze impegnate nel nostro territorio», spiegano i tre membri dell’esecutivo dei Verdi. E scatta pure il ritiro dei candidati indicati dalle due Federazioni locali del Sole che ride.
Insomma, il «laboratorio arcobaleno» del Veneto ha finito per far esplodere le contraddizioni già manifestate all’interno dei «cantieri». Più che unificare, cambiare, dar voce al nuovo si preferisce presidiare i piccoli orticelli e scavare la trincea che storicamente oppone leadership consolidate da un quarto di secolo.
A sparigliare il quadro ci prova, invece, in solitudine Carlo Covi. Eletto in regione all’epoca dell’Ulivo, ha anticipato il progetto (fallito) del Pse in chiave veneta e ora raccoglie le firme per presentare la nuova lista: Intesa Veneta con assessori, consiglieri e soprattutto militanti sulla linea d’ombra del «socialismo di base» declinato in chiave regionale. Un test politico di pura testimonianza, utile però in vista delle comunali 2009.

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