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Padova-Rovigo in treno storie di ordinaria follia

dal “Mattino” di oggi

Padova-Rovigo in treno storie di ordinaria follia
Sono un pendolare e cinque giorni alla settimana uso il treno per recarmi al lavoro. Ho sottoscritto un abbonamento regionale trimestrale, che rinnovo regolarmente, valido per il tragitto Adria-Padova con cambio a Rovigo, ma non sono soddisfatto dei servizi delle Ferrovie dello Stato Non mi soffermo sulla vetustà e sulla inadeguatezza delle carrozze sul tratto Adria-Rovigo: la loro scomodità, rumorosità, l’impossibilità di avere una ventilazione adeguata è davvero proverbiale. Sul tratto Rovigo-Padova le cose non migliorano: i ritardi che spesso i treni accusano, la ressa nelle ore di punta, la dilagante presenza di extracomunitari che trasformano gli scomparti nei loro accampamenti, il continuo pellegrinaggio degli accattoni ecc. contribuiscono a rendere il viaggio poco piacevole e ricco di incognite. A tale proposito credo che l’episodio che mi è capitato martedì 18 settembre u.s. valga la pena di essere raccontato.
Al termine della giornata lavorativa raggiungo a piedi la stazione di Padova per salire sul treno delle 16,33 ma nell’androne ferroviario regna il caos. Il tabellone generale è completamente impazzito, ci sono treni in ritardo anche di 5 ore, le partenze e gli arrivi sono segnalati soltanto dall’altoparlante, i messaggi registrati si alternano confusamente alle informazioni «in diretta». Sul volto dei viaggiatori è visibile l’espressione di sconcerto.
Tutti attendono un segnale, qualcuno che indichi quando e da dove partirà il loro treno.
Appena l’altoparlante segnala una partenza in direzione Bologna, mi precipito su quel binario senza chiedermi di quale categoria di treno si tratti ma con la sola speranza
che fermi a Rovigo.
Quando arrivo sul binario uno mi accorgo che tratta di un Euro Star, mi avvicino comunque e, sperando che il controllore comprenda la gravità della situazione, salgo.
Trovo subito l’addetto e mi affretto a chiedere se ferma anche a Rovigo.
Purtroppo no! In quell’istante le porte si richiudono alle mie spalle, tento di riaprirle per scendere ma non è più possibile, sono in trappola! Mentre il treno si avvia lentamente chiedo al controllore cosa posso fare dato che non è mia intenzione andare a fino a Bologna e che il mio abbonamento vale solo in ambito regionale.
Con un sorriso beffardo il ferroviere mi risponde che devo scendere alla fermata successiva: Terme Euganee e che nel frattempo deve redigere il verbale.
Rimango inebetito sul pianerottolo di accesso al vagone mentre il solerte funzionario apre il taccuino e comincia a scrivere. «In fondo», penso fra me e me, «cosa sarà mai, si tratta di pochi chilometri, pagherò solo qualche euro». Tasto il portafoglio e ricordo di avere in tasca solo cinque euro, di solito uso il bancomat.
Mentre il celere incaricato termina di mettere le crocette su tutte le caselline il treno inizia a rallentare, Terme Eu-gane è ormai vicina.
Mi fa il conto: 12 euro e 50 centesimi.
Gli dico che non ho con me quella somma ma che posso pagare con il bancomat (non chiedo l’impossibile dato che ne ha uno del tipo portatile in mano).
Mi risponde che non funziona e che riesce a stampare solo i biglietti a supplemento; perciò devo pagare un sovra-prezzo per «esazione differita» così il conto passa a 17 euro e 50 centesimi. E’ troppo, non ci vedo più dalla rabbia.
Gentilmente, per quanto possibile, faccio notare al controllore che il suo modo di operare è troppo zelante, che mi auguro di non trovarlo mai più sulla mia strada e che, se mi fossi comportato in modo analogo con la mia clientela avrei certamente avuto dei problemi a mantenere il mio posto di lavoro.
Non c’è verso, devo pagare! Mi intima di firmare il verbale! Rifiuto!
Annota: «Si rifiuta di firmare»! Scendo a Terme Euganee e ho la sensazione di essere finito sotto ad un camion anzi sotto a un treno.
Mi guardo intorno, non capisco se sono dalla parte del torto o della ragione, sono inferocito.
Intorno a me vedo altra gente scesa dallo stesso treno, sento parlare di un regionale che passerà di lì a poco. E’ evidente che si tratta di altri poveracci che, come me, hanno tentato la stessa mossa.
Finalmente salgo sul regionale, ma quando arrivo a Rovigo la coincidenza è ormai persa.
Mi aggiro come un fantasma intorno alla stazione in attesa della successiva partenza.
Cerco di non pensare all’accaduto ma non ci riesco.
Dopo circa un’ora finalmente il treno parte.
Mi siedo, chiudo gli occhi, cerco di rilassarmi.
Il frastuono del treno è forte ma mi pare di sentire un rumore di passi che si avvicinano, apro gli occhi e mi trovo davanti al controllore che mi chiede: «Biglietto!»

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