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Come sta cambiando il welfare per noi giovani

Nell'Unione Europea oggi i poveri (relativi) sono circa cinquantasei milioni. Senza gli attuali sussidisociali dei vari stati membri, la cifra potrebbe peròaddirittura raddoppiare. Senza le politiche di protezione sociale di quel residuo welfare europeo già nel 2003 i poveri avrebbero potuto toccare la cifra dei cento milioni. Uno scenario di nuove povertà è prevedibile anche in considerazione della situazione attuale di più di due milioni di lavoratori assunti a progetto e ribattezzati dalle cronache "cococo", i collaboratori coordinati e continuativi. Prima della riforma del 2003, se questi lavoratori nel 2035 avessero accumulato trentacinque anni di contributi (a prescindere dall'età anagrafica),avrebbero potuto usufruire di una pensione equivalente al 13,6 percento dell'ultima retribuzione. Contrentacinque anni di contributi e sessantacinque anni d'età questi lavoratori avrebbero potuto beneficiare di una pensione al 17,2 percento dell'ultima retribuzione. Ora però tutto ciò è superato, perché ci vogliono almeno quarantanni di contributi per avere la pensione. Un'intera generazione di giovani è dunque a rischio pensione e ce lo conferma anche il Cerp, il Center for Research on Pensions and Welfare Policies, diretto dalla  professoressa Elsa Fornero, docente del Politecnico di Torino. Secondo lo studio pubblicato nell'estate del2003, dopo quarantanni di lavoro da collaboratore coordinato e continuativo o come collaboratore a progetto, i giovani d'oggi potranno sperare di avere una pensione annua compresa tra i 2227 e i 5056 euro, contro i 4318 euro dell'attuale assegno sociale.

Calano le pensioni e guarda caso ricompare lo spettro della povertà anche nei paesi ricchi. Con l'inizio del millennio anche l'Inghilterra ha riscoperto il fenomeno. Si moltiplicano infatti i rapporti sulla povertà attuale e sul rischio di quella futura. La preoccupazione nasce, infatti, dall'aumento dei livelli di disuguaglianza sociale e dalla crisi del modello di previdenza privata che ha caratterizzato la storia di un paese dove pure il welfare aveva trovato una delle sue fucine storiche con William Henry Beveridge e John Maynard Keynes. La Gran Bretagna scopre di avere tanti bambini poveri esclusidai percorsi scolastici. Un rapporto commissionato nel2002 dal sindaco di Londra, Ken Livingston, ha indicato che il 53 percento dei bambini londinesi è costretto a vivere sotto la soglia di povertà: la scuola è ormai un privilegio.Secondo un'altra indagine realizzata da Age Concern e dalla Fawcett Society, solo il 30 percento delledonne inglesi su un campione rappresentativo dell'intera popolazione femminile ha dichiarato di sentirsi sicuro per la vecchiaia. Una donna su tre si sente insicura, e non sa immaginare che cosa le succederà da anziana. Secondo la ricerca, il rischio di finire in povertà negli anni della vecchiaia sarebbe maggiore per le donne perché, rispetto agli uomini, lavorano in modo più irregolare anche a causa delle responsabilità familiari.Un quarto delle donne intervistate ha anche dichiarato di dipendere dal proprio partner per il mantenimento. E i dati ufficiali del governo inglese non smentiscono queste statistiche.

 

(dal libro "La trappola dei fondi pensione, di Paolo Andruccioli, ed. Feltrinelli, che sto leggendo) 

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