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Con un Paese che non aveva voglia di dire la sua….

Giorgio Bocca: È vuota la scena del dopo Berlusconi
Tratto da “L’espresso”, n. 21, 2005

Non si vedono pile di cadaveri, non ci sono gerarchi impiccati a un distributore di benzina, apriamo le porte delle segrete e non troviamo trofei di teste mozzate, non ci sono camere a gas, non c’è l’ultima stazione del lager, con il cartello della schiavitù totale: “Il lavoro rende liberi”. C’è solo l’ultima inutile menzogna: “L’economia italiana va male perché facciamo troppe vacanze”.
La menzogna in politica e nella vita è un rimedio cattivo ma necessario alla noia e all’impossibile, ma la menzogna ridotta al gioco delle tre carte, alla penosa furbizia personale è umiliante.
Il passaggio è forte: da Churchill che promette al suo popolo lacrime e sangue, al Cavaliere che se la cava con gli impiegati dello Stato annunciando: in cassa non ci sono più soldi. La sincerità beffarda del debitore che se ne lava le mani.
Ma non aveva detto il giorno prima che le casse erano ancora piene e che chi lo negava era un disfattista? Lo aveva detto, ma cosa contano per i furbi le parole? Sono stato frainteso. Prendo atto delle cifre fornite dall’Istat. Esorto l’opposizione a far fronte al pericolo comune, dice adesso.
Roba dell’altro mondo e gli italiani nemmeno una piega. Non si vedono file di cadaveri, e neppure trofei di teste mozzate, ma è questa la fine del piccolo regime? Annunciata da un signore di media età che oggi ha il caschetto dei capelli finti più nero di ieri (si può mostrare ogni giorno un caschetto diverso, un giorno fino a metà nuca, il giorno dopo a nuca intera, si può mostrare ai cittadini questo fregolismo?).
Cose da pazzi e i nostri giornali continuano a prenderlo sul serio, titoli normali, pacati, da ordinaria amministrazione: “Non è recessione ma stagnazione”. “Contratti i sindacati ci aiutino”.
Non aveva detto l’altro ieri che in Italia i sindacati sono tutti comunisti, sovversivi? È stato frainteso, voleva dire esattamente il contrario.
Non è solo lui, intendiamoci, a ballare sull’acqua ondosa come un re travicello. Dove li mettete i neofascisti che ci ritroviamo? Il fascismo è stato tante cose, una tragedia e una esplosione di nazionalismo, una infatuazione ducesca e piazzale Loreto, una modernizzazione del paese e la madre dei peronismi, tutto quel che volete, ma non la presa per i fondelli di quelli che si mettono in testa la kippà, vanno a Gerusalemme al sacrario dell’Olocausto, e intanto chiedono la parificazione delle milizie di Salò con i partigiani; cioè la parificazione delle milizie che sono state fino alla fine con i nazisti, con quelli che li combattevano.
Ma è possibile che questo indecente trasformismo sia stato favorito, appoggiato dal piccolo regime di Silvio l’imbroglione? Il danno, forse irreparabile, che il piccolo regime ha fatto alla nazione è di avere coltivato tenacemente il peggio.
Avevamo una classe politica ballerina, ma tutto sommato di livello europeo. Ne ha fatto in pochi anni una classe di uccelli migratori che passano da un partito all’altro. Avevamo una informazione bella di forme e mediocre di carattere. L’ha riempita nei giornali e soprattutto nella televisione di provocatori e di servi. Il grande regime del cavalier Mussolini cooptava le penne più abili, il piccolo regime del cavaliere di Arcore ha assoldato pagliacci e pazzoidi.
Il piccolo regime se ne va pian piano senza una gioiosa liberazione e senza grandi rivincite. Ne prendiamo atto con la cattiva coscienza di chi lo ha sopportato passivamente, di chi non ha avuto subito un rifiuto, una ribellione totali. Ci siamo sporcati tutti le mani in questa vicenda mediocre, abbiamo tutti mostrato la nostra remissività, la nostra sudditanza al consumismo edonista della televisione pubblica e privata, abbiamo partecipato tutti alla resa a un capitalismo senza regole e senza principi.
La scena del dopo Berlusconi è vuota. L’antifascismo e i partiti antifascisti vanno ripiantati, il futuro dobbiamo inventarcelo.

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