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il cibo ogm se lo mangino gli americani

ROMA – Dopo la divulgazione del rapporto sulle malformazioni a carico dei topi alimentati con mais transgenico, al centro della bufera è finita l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Ieri l’Efsa ha dichiarato di aver dato il suo giudizio favorevole dopo aver letto lo studio sulle malformazioni e di considerare, ciò nonostante, “il mais Mon 863 sicuro come quello tradizionale”. Secondo l’Efsa, i dati forniti dalla Monsanto, l’azienda produttrice, sono sufficienti.

“Finché si continuerà a chiedere all’oste se il vino è buono sarà difficile sentirsi dire che è cattivo”, obietta la senatrice verde Loredana De Petris. “L’authority europea lavora solo sui dati che le industrie biotech le mettono a disposizione. E i ricercatori indipendenti non hanno a disposizione i fondi per condurre studi in grado di verificare l’attendibilità delle assicurazioni di parte industriale. Noi chiediamo più ricerca, ma che sia una ricerca al servizio dei cittadini e al di sopra delle parti”. Sulla stessa posizione ci sono tutti i gruppi ambientalisti, dalla Legambiente (“Siamo di fronte a una vera e propria omertà da parte delle lobby della biotecnologia, la diffidenza degli europei è più che motivata”) ai Vas (“Ci vuole un’inchiesta pubblica sull’operato dell’Efsa”).

Inoltre Greenpeace – ricorda Federica Ferrario, responsabile della campagna ogm – aveva chiesto alle autorità competenti in Germania e in Svezia di rendere noti i documenti scientifici in base ai quali si era chiesta l’autorizzazione alla commercializzazione del mais transgenico. In entrambi i casi la Monsanto si era opposta facendo ricorso ai giudici. “La ricerca comprendeva elementi che avrebbero potuto danneggiarci presso la concorrenza”, ribattono alla Monsanto. “Ma le autorità scientifiche erano state informate, il rapporto non era segreto”.

Intanto in Italia un altro studio va in direzione simile a quello che ha fatto scoppiare il caso Efsa. Una ricerca condotta dalle Università di Camerino e di Pavia su topi alimentati con soia ogm ha fatto riscontrare delle anomalie. “Abbiamo messo a confronto due gruppi di topi”, spiega una delle ricercatrici, Manuela Malatesta. “Il primo gruppo è stato sottoposto a una dieta che comprendeva un 14 per cento di soia transgenica, il secondo aveva un’alimentazione standard. Nel primo gruppo sono state riscontrate al microscopio elettronico modificazioni al fegato, ai testicoli e al pancreas dei topi. Cambiando l’alimentazione gli organi tornavano normali”.
(a. cian.)

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