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Per gli specializzandi è vero sfruttamento

dalla pagina delle lettere del “Mattino” di oggi

Sono una specializzanda di area medica, e conosco bene la realtà padovana perché mi sono laureata nell’ateneo patavino prima di finire tramite concorso nazionale in un’altra regione. Volevo rispondere alla lettera di una signora, che ignoro la conoscenza del sistema ospedaliero-universitario. L’ho trovata diffamante nei confronti dei miei ex colleghi, dei quali la signora non solo conosce la qualifica (non siamo “futuri medici”, siamo già medici), ma anche il sacrificio continuo ed estenuante, convinta evidentemente che siamo coperti d’oro rispetto ai nostri coetanei, quando il nostro stipendio è poco più di un comune impiegato delle poste. Per mia fortuna vivo in una realtà ospedaliera (rarissima, quasi l’eccezione) che non abusa della nostra figura e proprio per questo motivo l’uscita dal tunnel padovano mi è stata ancora più evidente. Ciò che la signora ha descritto sono semplicemente i capannelli di studenti di medicina dal terzo al sesto anno, che con il camice bianco dopo i tirocini obbligatori in reparto, si recano in pausa caffè prima di andare alle lezioni che iniziano alle 11 del mattino. Gli specializzandi non li vede, ma io li ho visti per anni, crescendo dentro il policlinico: distrutti, mangiano (se mangiano!) a turni attorno alle 15-16, li trovi ancora lì alle 19-20 della sera, quando il loro turno finiva alle 14, a continuare a scrivere dimissioni, anamnesi, lavori didattici per i professori per l’indomani, progetti di ricerca a cui spesso non hanno mai chiesto di partecipare. Insultati e maltrattati per prassi, perché così “crescono bene”. Sono anni che la stampa denuncia la situazione. Turni di 8 ore che diventano 12, di 12 ore che diventano di 18. Reperibilità chirurgiche di 48 ore senza uno smonto, un recupero. Tutti i turni festivi, lo strutturato a cui telefonare a casa per chiedere cose fondamentali e urgenti per la salute del paziente. No, non stiamo esagerando. Funziona così a Padova e in decine di altri policlinici. Io ho iniziato a respirare, i miei colleghi si sono dimenticati di farlo, tanto che ormai trovano quasi naturale questo ritmo massacrante, vengono terrorizzati che se non lo sopporteranno subiranno ricatti pesantissimi, messi in competizione tra loro per sfruttarli ancora di più. E tutto questo prezzo lo pagano i pazienti, che come la signora dimostra, non sanno nemmeno capire chi hanno di fronte.

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Il peggioramento della qualità dei servizi sanitari nel continuo cambiamento fatto di tagli

Questa mattina sono stato come ogni anno al controllo, presso lo IOV di Padova, per una visita dermatologica per il controllo dei nei, dato che ho una carnagione a rischio.
Nel corso della visita mi è stato detto che, nell’ambito di un processo di riorganizzazione, la struttura dell’IOV rimarrà a disposizione esclusivamente delle persone con melanoma, e che quindi dalla prossima volta dovrò fissare un appuntamento presso un’altra struttura (elencata in un depliant della Rete Mela, dove però mancavano numeri di telefono e contatti – sarebbe bastato così poco per inserirli…)
Già di mio non amo il cambiamento, ad ogni modo non sempre il cambiamento significa peggioramento, ma in Italia e in Veneto da anni le cose possono essere considerate quasi un sinonimo.
Domando alla dottoressa se le fotografie, che fanno parte della mappatura e sono essenziali per loro (e ovviamente anche per il paziente) per notare l’evoluzione dei nevi saranno a disposizione delle altre strutture dove i pazienti come me vengono dirottati, ma la risposta è negativa.
In pratica, il database di fotografie, con il pregresso dei pazienti, viene buttato via (tranne per chi ha un melanoma, s’intende, e quindi rimarrà seguito dall’IOV). Ho chiesto se era possibile avere le foto in una chiavetta USB (dato che il programma informatico le archivia in formato standard), ma mi  stato detto di no. Probabilmente, manca una delibera interna, un ordine di servizio, manca qualcosa di organizzativo che consenta di non buttare le informazioni già presenti nel database IOV e di consegnarle almeno ai pazienti se non renderle disponibili alle altre strutture che fanno parte del progetto MeLA.
Come si può pensare di offrire un servizio di prevenzione e di follow-up in questo modo ? La dottoressa mi ha anche detto che chiedere la cartella clinica, cartacea, sarebbe stato comunque inutile, perché non ci sarebbero state le foto.
La sanità del Veneto è virtuosa….. forse però dipende dalla virtù di cui stiamo parlando. E’ un peccato veder regredire anziché progredire i servizi al cittadino.

Il neo che mi è stato consigliato di asportare. 5 agosto con il Servizio Sanitario Nazionale, il 16 aprile , spendendo 130 euro, con visita privata nella stessa struttura a Padova.

P.S: Nel corso della visita è stato trovato un neo variato per dimensione e forma, il primo posto disponibile (dato che non si tratta di un caso urgente) il 5 agosto di quest’anno. Quando Zaia & Co. lodano e incensano la sanità veneta, nonostante l’indubbio impegno ordinario e straordinario di migliaia di medici, infermieri e personale amministrativo, mi verrebbe da lanciare un oggetto contro la TV.

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attualità

Sanità in Veneto, Azienda ospedaliera di padova….e creme solari

Ieri per me è stata l’ennesima giornata di paura di conciliazione tra orario di lavoro e visite mediche di prevenzione. La mattina per un check-up di idoneità sportiva in cui è andato tutto abbastanza bene tranne che mi dovrò rifare tre ore di coda dal medico di base per farmi aggiungere nell’impegnativa (ricetta rossa) due righe, altrimenti dovrei pagare la prestazione con tariffa privata (circa 15 euro in più), il pomeriggio nell’odissea Busonera.

Al Busonera un mega SUV parcheggiato davanti all’ingresso, nessuno spazio per le moto (sì, io ero in moto), e io per paura di essere multato sono finito negli unici posti disponibili su terreno di sassi e terra, con il rischio che la moto cadesse. Fantastico. Entro dentro e trovo io credo almeno 25 gradi ed un caldo soffocante, pur togliendomi giaccone e felpa, e rimanendo in camicia con le maniche tirate su. Lì , pur avendo già l’appuntamento (15 mesi di attesa per la visita di controllo per i melanomi). mi metto in coda.

Il CUP infatti aveva fatto la prenotazione senza la riduzione per reddito inferiore ai 29000 euro lordi (per inciso, il CUD 2013 redditi 2012 che mi è stato consegnato ieri ha certificato un reddito lordo 2012 inferiore dell’8,41% rispetto al reddito 2011 , e l’anno prossimo andrà anche peggio, dato che solo da ottobre 2012 ci è stato tagliato l’importo del buono pasto del 40%, mentre il costo della spesa pubblica a livello nazionale continua ad aumentare).

Il volantino della CISL (ma la CGIL denuncia questa cosa da anni, da sola…) che parla di cosa sta succedendo nella pubblica amministrazione italiana.

Nel frattempo era arrivato il mio turno per la visita vera e propria (ero andato ad avvisare che ero presente ) , e c’era una sola persona allo sportello. L’IOV , se possibile, è un luogo ancora di più delicato degli altri, perchè i pazienti oncologici sono sottoposti a un vero girone dell’inferno tra prenotazioni, visite, terapie salva e distruggivite, e spesso l’unico interlocutore è la persona allo sportello del CUP. Che era da sola. E con la quale ovviamente mi sono arrabbiato, quando mi ha spiegato che ero io che dovevo chiedere che venisse scritto il codice sulla ricetta, io che le ripetevo che l’avevo fatto notare quando LORO (IOV) mi hanno fatto la ricetta 15 mesi fa e lei che mi rispondeva che non avevo capito niente di quello che le avevo detto. Stress da entrambe le parti, e non è difficile capire questa operatrice che almeno da quando ero lì si trovava a dover parare il colpo a utenti del dis-servizio sanitario regionale che protestavano per i tempi di attesa per le visite mediche e anche del CUP stesso. 40 minuti di coda per cambiare una prenotazione (tempo effettivo di modifica: 1 minuto).

Proprio ieri è apparso sul Mattino di Padova l’ennesimo articolo (per chi vuole interessarsi) sullo stato della sanità veneta; perchè è vero,i tagli della spending review arrivano da Roma alle regioni, ma ciascuna regione può decidere dove tagliare di più e dove tagliare meno (per esempio, quello che Zaia chiama regione virtuosa spende per il trasporto ferroviario regionale 1/4 della vicina , ma lontanissima per certi versi, Emilia Romagna). Nell’articolo anche i vertici del Policlinico universitario hanno ammesso che sì, succede che medici specializzandi (quindi per definizione ancora in via di formazione) si trovino senza lo strutturato a fare visite e diagnosi ! Il fattaccio è esploso dopo che , purtroppo, un medico specializzando ha commesso un errore e ora si troverà a dove rispondere forse anche penalmente per questo, anche se non doveva essere lasciato solo. Come scrive “il Mattino” con rara chiarezza, “Non è un caso, poi, se inchieste come questa siano partorite da altre indagini dove la solitudine degli specializzandi, costretti a fronteggiare in sala parto qualche emergenza e a chiamare il medico strutturato che non è presente, li espone a guai giudiziari. Guai che possono macchiare una carriera prima ancora del suo inizio.” . 
E’ il paradigma di questo paese marcio, l’Italia , dove manca il lavoro e quando si lavora il lavoro è una tortura, un lavoro rischioso non solo e non tanto per il lavoro che si fa ma soprattutto per le condizioni in cui si è costretti a lavorare. E mentre i contratti di Dirigenti e manager pubblici hanno cifre da capogiro , a te viene misurata la performance individuale, ai sensi della Legge Brunetta (150/2009) per vedere se al prossimo giro, tra tre anni, dopo 6 anni di blocco della contrattazione e delle progressioni economiche (una cosa vagamente simile agli scatti di anzianità che nel settore pubblico non ci sono) potrai avere 100 euro di aumento di stipendio.

Torniamo però alla mia visita ; superato stremato la parte amministrativa, come spesso accade, sono stato controllato approfonditamente dal personale dell’IOV (tutte ragazze giovani) e dalla dr.ssa Bernardini, a cui ho anche esposto alcune riflessioni sul rischio di tumori causato dalle creme solari, citando anche lo studio apparso su PubMed . La dottoressa mi ha voluto tranquillizzare (anche se ho imparato a prendere sempre con le pinze quanto riportato dalla sanità ufficiale), ricordandomi che non tutte le creme sono uguali e che oramai ci sono vari prodotti in commercio prive di parabeni (aggiungo io, tipo quelle della Avené, mentre le peggiori , ma va ? NIVEA) . Allo staff medico che si trova ad operare in queste condizioni va il mio più grande ringraziamento.