Amore significa non aver nulla da dire.

Almeno una volta l’anno decido di dedicare una parte del mio tempo e delle energie, le poche che rimangono dopo il lavoro e le attività domestiche, per tradurre un articolo in inglese trovato sul web . Poche settimane fa grazie a Silvia Stefani ho raccontato la storia, vera , di Ruth Coker Burks che ha trascorso gli ultimi giorni con centiana di uomini che morivano di AIDS abbandonati dai loro padri e dalle loro madri perché peccatori. Oggi , in attesa della sua autorizzazione a pubblicare la traduzione in italiano che ho fatto , segnalo questo toccante articolo di Jamison Hill che molti di voi conosceranno perché è uno dei protagonisti del bellissimo docufilm Forgotten Plague . Anche io come lui andavo in palestra (anche se non tenevo lezioni e non sollevavo i pneumatici dei trattori per allenarmi !) prima di ammalarmi e anche io ho avuto una vita pressoché distrutta nelle relazioni sociali e non solo a causa di una malattia per cui ogni sforzo di attenzione , comunicazione e cognitivo esacerba i sintomi di una stanchezza patologica.
Il suo recente saggio, pubblicato dal The New York Times, parla di un tema che è sempre al centro dei bisogni del genere umano, ovvero il desiderio di socialità, di percorrere almeno un pezzo della vita insieme, che sia con amici, con la persona amata, con delle passioni da coltivare. Tutte cose che vengono fagocitate da molte malattie croniche e certamente, non solo la ME/CFS .
In un dialogo citato nel suo saggio, Jamison chiede a Shannon se secondo lei due malati possono stare insieme e lei le risponde di sì, dicendo che la cosa è al tempo stesso più facile e più difficile . Il lato negativo è che non c’è una persona sana che si possa prendere cura di te, ma è anche vero che quando si è soli non c’è nessuna persona in buona salute che possa prendersi cura di te.
Grazie a Jamison Hill per aver parlato ancora una volta di un tema così importante e di come venga messo a repentaglio da una malattia cronca. Qui sotto il suo saggio :

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