RiformaPa. Se “questo è il nodo”…abbiamo (non hai) già perso

dal blog di Rossana Dettori

16 luglio 2014 – Qualche giorno fa, un cittadino “tuitta” una foto di un ufficio pubblico; la didascalia: un’ora di fila allo sportello per rinnovare un documento di identità.
A quel tweet risponde direttamente il Presidente del Consiglio dei Ministri scrivendo ” caro (…..) questo è il nodo, O la riforma serve a cambiare questo oppure io ho perso”.
Ora a prescindere dall’uso innovativo che da “sinistra” (?) si fa del pronome personale IO (sostituendolo al più classico e democratico “NOI”), ciò che il Presidente Renzi afferma via “social” è vero: “il nodo è proprio questo”.
E se questo è il nodo, mi spiace, ma devo dire al Presidente Renzi che, proprio in ragione di ciò, ci stiamo avviando tutti (non lui) verso l’ennesima sconfitta: la riforma fin qui presentata/immaginata dal Governo non abbasserà di un minuto i tempi di attesa di quel cittadino.
Abbiamo, di certo, un decreto legge, ora in conversione in Parlamento, tutto ripiegato su questioni profondamente diverse ed altre rispetto al tema della qualità dei servizi offerti ai cittadini, tutto ossessionato dalla volontà di colpire lavoro e lavoratori.
Abbiamo, di meno certo, un probabile disegno di legge che, nel solco del decreto, si sperimenta, altrettanto ossessivamente, in una lettura tutta interna della Pubblica Amministrazione: nessun passaggio significativo su funzioni e responsabilità, su fabbisogni e risorse, su miglioramenti organizzativi e ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori, nessun investimento ideale e culturale nemmeno sul rapporto che lega i cittadini al sistema dei servizi pubblici.
Tutto ciò è il frutto avvelenato di un atteggiamento sbagliato che il Governo ha inteso assumere sin dall’inizio di questa vicenda: “non ho bisogno di nessun confronto, di nessun  luogo nel quale provare a verificare la tenuta complessiva del mio progetto perché ho già un mandato diretto a fare ciò.” (??)
Da questo assunto discendono alcuni “simpatici” tentativi del Governo di graffiare lo specchio sul quale si sta arrampicando: dire ad esempio, che c’è stata una pre-consultazione diretta fra le lavoratrici e i lavoratori pubblici dalle caratteristiche “rappresentative” (23.000 mail su 3,5 milioni di lavoratori!) oppure, sempre ad esempio, dichiarare che è il sistema delle imprese a volere la cancellazione delle Camere di Commercio (salvo poi scoprire che 7 imprese su 10 sono per il mantenimento di questo importante servizio)
E allora,  Riformo IO è il titolo della campagna di mobilitazione e comunicazione che la Cgil nel suo complesso ha deciso di mettere in campo.
Il Paese ha bisogno di una vera riforma della Pubblica Amministrazione che si interessi dei cittadini, dei loro diritti, delle loro aspirazioni a migliorare condizioni di vita e di lavoro e sulla base di ciò costruire un processo di riforma organico, condiviso, e con possibilità di riuscita maggiori di quello oggi immaginato dal Governo. Se ciò è vero, come lo è,  dobbiamo ribaltare il senso di quell’IO (per come il Presidente Renzi lo intepreta) trasformandolo in un grande Noi collettivo: 56 milioni di IO che sommati fanno il Paese.
La Cgil che si fa parte responsabile e che prova a colmare il vuoto che il Governo ha deciso di non coprire e che mette a nudo la bassissima qualità democratica dei comportamenti fin qui assunti.
Gireremo città, aree metropolitane, piccoli centri urbani e ancor più piccole comunità locali per provare a costruire insieme ai cittadini quel sentire comune, quel senso di identità collettiva necessari per qualsivoglia ipotesi di riforma strutturale che ambisca ad un profilo di serietà.
Per fare, in sintesi, ciò che il Governo non ha voluto fare (pur continuando ad affermare il contrario, con sempre maggiori difficoltà comunicative): un riforma che vada nella direzione dei cittadini non dei bisogni di primazia della politica sulla cosa pubblica, verso i servizi e la loro funzionalità non per costringerli ad altra gratuita burocrazia, verso un sistema certo di responsabilità e di verifica non contro le solite lavoratrici e lavoratori pubblici.
La recente storia di questo Paese, per quanto esemplare, dovrebbe essere di monito al Governo: questi sono stati gli stessi presupposti attorno ai quali si è realizzato l’ultimo fallimento sul tema, quello delle leggi Brunetta.
A meno che non si è convinti che il rischio di naufragio si possa evitare semplicemente….attraverso un tweet.

Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil

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