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Quando essere a casa ammalati diventa un’odissea

dalla rubrica delle “Lettere” del Mattino di Padova di ieri

Sono un infermiere che lavora in Ortopedia a Padova. La mattina del 29 gennaio ho accusato i primi sintomi della malattia (tosse, brividi e rialzo della temperatura). Non sentendomi molto in forma avvisai la mattina stessa i colleghi, che nel caso in cui l’indomani mattina avessi avuto febbre sarei rimasto a casa, e preoccupandomi per questo, come di solito faccio comunque ogni giorno precedente le sedute operatorie programmate, preparai tutta la documentazione dei pazienti che sarebbero dovuti entrare la mattina del 30 gennaio. Il pomeriggio del 29 controllai la temperatura: 38,5 ?al che decisi di mettermi a letto. L’indomani mattina chiamai il mio medico il quale mi fece un certificato di malattia fino a domenica 3 febbraio e avvisai il reparto. Il giorno 31 gennaio mi viene mandata la visita di controllo a casa. Il mio campanello di casa all’orario in cui dovrei aver aperto la porta al medico incaricato a fare il controllo non ha mai suonato. Come mai? Forse è rotto. No signori. Chi è stato incaricato di effettuare gli accertamenti ha suonato il campanello della mia vicina di casa, la quale, trovandosi in bagno non ha risposto, e io mi sono visto recapitare un bellissimo avviso di assenza alla visita di controllo in duplice copia dove, nella prima copia venivo invitato a presentarmi il giorno seguente all’ambulatorio di Via Ospedale Civile 22, alle ore 11, e nella seconda copia l’invito a presentarmi nella stessa sede alle ore 12 (simpatico no?). Chiedo a un amico di portarmi alla visita, ci mettiamo in strada alle 10.15 con i miei 39,5 ?di febbre, e una incazzatura immane; arriviamo agli ambulatori e, ciliegina sulla torta, una signora mi dice che sono nel posto giusto ma che quella mattina non c’era nessun medico che mi poteva visitare: ho cercato di far ricorso a tutto il mio self control, ma non ci sono riuscito: oltre al danno anche la beffa? Eh no. Mi sono alterato e mi vergogno di aver alzato la voce, ma se non altro questo ha sortito risultati insperati: dopo una rapida telefonata della signora, che ringrazio, è scesa una dottoressa che mi ha visitato, e confermato i giorni di malattia datemi dal mio medico curante. Oggi ho presentato come richiestomi giustificazione scritta del motivo per cui chi ha eseguito la visita di accertamento non mi ha trovato in casa. Se la mia vicina di casa, e il mio coinquilino, presente in casa all’orario presunto in cui il mio campanello avrebbe dovuto suonare, non mi avessero rilasciato una testimonianza scritta e non si fossero resi disponibili a essere contattati telefonicamente e a testimoniare di persona come sono andati realmente i fatti, sicuramente per me sarebbero stati “dolori”: nella sfortuna sono stato anche fortunato, devo dire. Chissà quante altre persone si sono ritrovate nella mia situazione e non hanno nient’altro che la loro parola per dimostrare che sono dalla parte della ragione. La cosa mi angoscia, perché sempre bene non si può stare, ma allora per tutelarmi da possibili future situazioni del genere cosa devo fare? Pensavo di installare una web cam che trasmetta la mia posizione 24 ore su 24 magari da far usare a chi non sa leggere bene i campanelli di casa. Ma vi rendete conto che i soldi con cui vengono pagate queste persone che agiscono con una tale leggerezza sono anche soldi nostri? Mi chiedo: non è giusto che paghino anche loro quando sbagliano?

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