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Luci ed ombre del periodo dell’illuminismo

Le Jour ni l’Heure 7328 : Jean-Jacques Rousseau, Citoyen de Genève, 1712-1778, par Maurice-Quentin de la Tour, 1704-1788, deuxième version, 1759-1764, le Petit Montlouis, musée Jean-Jacques Rousseau de Montmorency, Val-d’Oise, samedi 11 août 2012,18:01:52 Renaud Camus via Compfight

ricevo dal mio amico Federico di Modena, che si sta laureando in Storia dell’Arte

Secondo i filosofi tedeschi Adorno e Horkheimer, comincia in età illuministica (da metà ‘700 in poi) una duplicità tipica della civiltà occidentale che arriva fino ai giorni nostri e che in certe epoche si manifesta in modo più chiaro e clamoroso, ma che attraversa l’uomo europeo e americano in ogni momento della vita quotidiana. Da un lato la civiltà occidentale punta a una razionalizzazione della vita oggettiva fondata sul calcolo produttivo e sulla logica spietata delle selezione e dell’esclusione in base ai criteri della produttività e dell’efficienza; dall’altro invece (la “buona” borghesia) coltiva il mito dell'”anima bella”, dedita ai valori dell’interiorità e dell’anima.
Tutta la civiltà occidentale sarebbe insomma contraddistinta da una dialettica fra orrore e splendore, fra logica del dominio e dello sterminio e sensibilità per le arti, per la cultura, per i valori dell’interiorità. La dialettica dell’Illuminismo avrebbe prodotto da un lato la bomba atomica, l’inquinamento del globo, la distruzione delle foreste, il razzismo, l’oppressione-esclusione del diverso, i ghetti degli ebrei nella Germania nazista e dei neri negli USA; dall’altro l’amore per la natura, per la musica, i libri. (antologia Palumbo)

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