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Elaborazione degli stimoli

Il tipo A, ossia l’uomo competitivo, dinamico, alla ricerca del prestigio, è, per la sua predisposizione individuale, parti­colarmente minacciato dal tipico stress conflittuale. Questo tipo di stress è per lui il principale fattore di rischio che conduce alle malattie coronariche ed all’infarto. Le sue capaci­tà di adattamento fisico e psichico vengono ben presto sopraf­fatte. Questo può accadere sia al momento di un acuto stress psichico, come anche in maniera cronica attraverso un sovraccarico del subcosciente. Mentre queste sollecitazioni, vengono per lo più rielaborate e risolte tranquillamente dal tipo B, meno dinamico, ossia sono sollecitazioni del tutto sane e normali, esse si trasformano facilmente per il tipo A in uno stress non rielaborato. Infatti le sue capacità di prestazione, a differenza di quanto avviene per il tipo B, sono per lo più molto al di sotto di quello che egli esige da se stesso o che gli altri esigono da lui. Tuttavia il principio di Peter fa sì che anche il tipo B, meno ambizioso, venga sopraffatto. Infatti sono spesso le circostanze esterne che, seguendo il principio delle promozioni successive, e senza alcuna parteci­pazione delle persone in causa, fanno sì che in quasi tutti i tipi di lavoro ogni persona efficiente venga ad un certo pun­to sopraffatta.

Alcuni psicologi spiegano il fatto che il tipo A rifiuti il naturale bisogno di rilassamento e di una certa passività, non solo con una costituzione ereditaria, ma anche con i precedenti psicologici. Di conseguenza, possiamo considerare questa specie di costrizione ad agire come una trasformazio­ne della paura del padre: paura sfociata in una superattività accompagnata da una costante insicurezza e dalla paura di fallire. Dal quadro d’insieme che ricaviamo dal nostro casella­rio emergono però, accanto a queste premesse personali, sempre nuovi motivi di stress che dipendono non tanto dalla persona stessa, quanto dal mondo circostante e dal suo am­biente culturale. Proprio l’orgoglio e il bisogno di affermazio­ne, come anche la paura repressa dell’autorità, sono in stret­to rapporto con lo sforzo per ottenere un riconoscimento sociale nell’ambito del mondo circostante.

Il nostro schema ci mostra infatti che un avvenimen­to recepito come stress e l’intensità della reazione che ne consegue dipendono sia dall’ambiente di lavoro circostante che dalla struttura personale dell’individuo; ma dimostra an­che che questa reazione non dipende solo dal modo in cui l’individuo stesso recepisce questo avvenimento. Una situazio­ne di stress viene rielaborata in maniera diversa, secondo la situazione in cui l’individuo si trova, quando non solo dipende da fattori psichici ma è anche determinata direttamente da un meccanismo ormonale.

Possiamo dimostrarlo con un semplicissimo esperimento. Ad alcune persone venne fatta un’iniezione di noradrenalina, che, a differenza dell’ormone della fuga, l’adrenalina, mobilizza le difese dell’organismo contro un attacco. Queste persone dovevano poi descrivere il loro stato d’animo. A que­sto punto il fatto che le persone sottoposte al test definisse­ro il loro stato d’animo, dopo l’iniezione, come positivo o negativo, ossia come piacere o irritazione, dipendeva soprat­tutto dalle istruzioni ricevute in precedenza e dal comporta­mento delle persone che li guidavano. Il fatto che gli ormo­ni surrenali possano determinare reazioni dei due tipi è già noto da lungo tempo, dopo che è stato stabilito, attraverso misurazioni, che un aumento della secrezione ormonale com­pare non solo in seguito ad uno stimolo negativo, ma anche quando vi è uno stato d’animo particolarmente favorevole come la gioia e l’euforia.

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