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L’impossibile viaggio da Castelfranco Veneto a Padova

Ogni mattina prendo il treno che da Castelfranco va a Padova assieme a decine e decine di studenti ed altri pendolari che come me hanno deciso di non prendere in mano la macchina per andare a lavorare, vuoi perché il treno quando funziona è un mezzo straordinario per viaggiare, vuoi perché i costi della benzina, nell’ economia di uno stipendio il cui potere reale d’acquisto continua a scemare, sono insostenibili, ed infine perché i prezzi degli abbonamenti sono accettabili. Ho quindi scelto, facendo tutta una serie di valutazioni che il treno era il mezzo migliore…ma non avevo fatto i conti con tutta una serie di disagi che giorno dopo giorno stanno diventando sempre più pesanti.

Il lunedì è normalmente, in una settimana di binario  già sovraffollato, il giorno peggiore.

Ci sono infatti, oltre a coloro che come me tutte le mattina partono e tutte le sere tornano, e siamo già in tanti,  frotte di studenti che armati di valigie e sporte piene di tupperware che amorevoli madri riempiono di ogni leccornia. E’ evidente che se già è un’impresa trovare un posto a sedere durante la settimana, il lunedì mattina diventa una sfida per la vittoria. Nonostante il treno che arriva da Calalzo o da Oderzo, veda scendere a Castelfranco una buona quantità di studenti delle superiori, si riempie di almeno il doppio di persone, che dimenticando ogni norma di cortesia  spinge sbatte e strattona pur di guadagnare l’agognato traguardo. C’è  un gruppo che tutte le mattine (probabilmente dopo anni di calcoli  sulle probabilità) riesce a stazionare sempre ed esattamente in quel punto del binario in cui si fermerà quella porzione di vagone che ha le porte…va da sé che questi brillanti ingegni (o forse semplicemente pendolari scafati da anni di su e giù) partono già da una posizione di vantaggio nella conquista del proprio sedile. Stamattina era dunque un banale e ordinario lunedì, in cui la sottoscritta decide di usufruire, nell’ampio range di variabili con cui trenitalia le permette di arrivare a Padova entro le ore 9 (7.02, 7.34 e 7.44),del treno delle 7.02. Arrivo in stazione e già gira male, prima annuncio ritardo cui segue relativa cancellazione. Ho notato che le ferrovie dello stato tendono ad non annoiare i loro clienti con i particolari del perché un treno che prima c’era all’improvviso non c’è più (un guasto? Un attentato terroristico? Un furto di traversine?) ma magari noi gradiremmo sapere almeno il  perché una mezz’ora del nostro preziosissimo sonno è andata persa nell’attesa del binario numero 3… Nel frattempo arrivano alla chetichella quelli del treno delle 7.34… 5 minuti di ritardo, trasbordo dal binario 3 al binario 5 (e non si capisce perché il volume degli altoparlanti al binario e con un treno che magari è in sosta e acceso non possa essere alzato), con la conseguenza che non capisci un accidente ma vedi la massa che emigra e cogli che forse qualcuno ha sentito o capito e segui la corrente. Dicevo 2 bordate di pendolari da smaltire e cosa ti arriva al posto del treno? Il  trenino azzurro bianco e blu del tipo della Valsugana, con due carrozze due, di quelli con le porte che si aprono centralizzate, che sembra uno scherzo vederlo arrivare se non fosse che già cominci ad arrabbiarti. Ma secondo voi a quelli di trenitalia, il termine “programmazione”  dice qualcosa? Quei manager che partoriscono l’idea di festeggiare l’unità d’Italia offrendo  un milione di posti  al mese di offerte mini, per farci sentire più vicini visitando il nostro meraviglioso paese, ragiona mai su quei milioni di disgraziati a cui non frega un accidenti di andare da Napoli a Firenze a 29 €, ma vorrebbe semplicemente poter fare quei 30 km quotidiani che vanno da casa al luogo di studio o di lavoro, quei benedetti 30 km, seduti  in un treno pulito, e che se l’aria condizionata non funziona poco importa basta che i finestrini si possano aprire e non siano sigillati? Cosa ci vuole ad impostare una gestione delle carrozze da settembre a giugno, che prevede che ad inizio settimana il treno dovrebbe avere almeno un paio di carrozze in più per contenere quelli che vanno su di lunedì e tornano di venerdì? E’ evidentemente cosa ardua da concepire, perché in questi mesi di paziente attesa  mi sono resa conto che questo non succede mai, anzi! E’ più facile che cancellino un treno dell’ora di punta e che quello dopo sia un terzo di quello che è normalmente, piuttosto che diano sfoggio di capacità di previsione e riescano a stupirci con una gestione calibrata e d intelligente dei flussi,  nemmeno tanto difficili da prevedere del traffico pendolare…alla fine della fiera ho dovuto ripiegare sul treno delle 7.44 già esausta prima delle otto del mattino, in piedi ovviamente e con un caldo infernale, perché capiamoci, trenitalia rispetta l’ambiente è attento al risparmio, i finestrini devono essere chiusi, così il fresco non va sprecato… quante volte ce lo dicono: l’energia costa, usate i condizionatori con criterio. Ok sono d’accordo, ma se decidiamo di non usarli almeno le finestre le possiamo aprire? Ergo se l’impianto non funziona, perché dobbiamo cucinare a fuoco lento, in piedi per quei benedetti 30 km, tra tupperware e valige?

Ci vuole solo un po’ di buon senso nella gestione del pendolarismo ma è chiaramente è troppo difficile da farsi o forse nei loro uffici, comodamente seduti e arieggiati da efficienti impianti di raffrescamento quei bravi signori sono troppo occupati a studiare vantaggiose offerte per la tratta Roma-Firenze-Napoli-Ancona-Bologna in giornata a soli 3 euri, veghino signori e signore, ora il treno è diventato come i bus up and down. E abbiamo anche il coraggio di lamentarci? Pendolari ingrati!

Cinzia

 

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