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La chiamano riforma, sono solo tagli agli investimenti nella didattica

dal sito www.rete29aprile.it

Care studentesse e Cari studenti,

oggi inizia l’Anno Accademico. Nell’augurarvi buon lavoro, vorremmo spiegarvi le ragioni della protesta in corso nelle Università italiane.

La funzione dell’Università in un Paese moderno è duplice: da un lato l’alta formazione, per permettervi di svolgere una professione qualificata e gratificante e di essere parte attiva nello sviluppo della società; dall’altro la ricerca scientifica, le cui ricadute sono, a breve o a lungo termine, a beneficio di tutti noi (l’esempio più semplice da citare è l’incremento dell’aspettativa e della qualità della vita recato negli ultimi decenni dalla ricerca biomedica).

Queste funzioni sono strategiche per un Paese e dovrebbero essere oggetto di forte investimento di risorse umane ed economiche. Purtroppo in Italia le cose non stanno così.

Ad esempio, tra il 2009 ed il 2013 le università pubbliche subiranno una riduzione di finanziamenti del 17%, una riduzione di personale per il blocco del turn-over, ed un taglio regressivo agli stipendi (che incideranno ad esempio per il 23% sullo stipendio di 1300€/mese di un ricercatore neo-assunto di 36 anni e con effetto permanente per il resto della carriera).

Questi provvedimenti vengono attuati, linearmente e senza valutazioni di merito, su un sistema universitario che già è sottodimensionato per un paese come l’Italia: secondo l’OCSE, l’Italia investe in ricerca metà di quanto investe la media dei paesi UE, rispetto al PIL, ha il doppio degli studenti per ogni docente, ed ha gli stipendi per i ricercatori più bassi in Europa occidentale (1900€/mese in Francia, 2400€/mese in Germania).

Accanto alla politica di tagli, il Governo in carica sta proponendo una riforma dell’Università che non ne elimina i vizi e non incentiva una didattica ed una ricerca di qualità.

Porta a compimento l’eliminazione dei ricercatori, di cui non riconosce il contributo al funzionamento dell’Università, aggiunge nuove figure precarie (i ricercatori a tempo determinato), attribuisce maggiori poteri ai Rettori, elimina ogni rappresentanza negli organi di governo, istituisce premi di studio senza finanziamenti certi.

Infine, ma di certo non ultimo per importanza, non introduce alcun sistema efficace di valorizzazione del merito, marginalizzando le prospettive di rinnovamento positivo del sistema. Questo a dispetto della tanto decantata, e da noi auspicata, meritocrazia.

Noi riteniamo che tutti questi elementi prefigurino il declino non solo della nostra Università, ma di tutto il Paese e mortifichino le aspirazioni di molti di voi che, spesso a costo di sacrifici personali ed economici, studiano con passione e serietà per prepararsi ad un ruolo di effettivi protagonisti nella società futura.

A fronte della continuo disinteresse del Governo verso le proposte avanzate per modificare la riforma, molti di noi hanno preso una decisione grave e sofferta: non insegnare. Pur non essendo tenuti a farlo per contratto, in tutti questi anni abbiamo contribuito in maniera volontaria, gratuita e determinante a realizzare una didattica di qualità, tenendo circa 1/3 dei corsi a voi offerti. Proprio quei corsi che sono più fortemente legati all’innovazione e che risultano quindi fondamentali per fornire a voi studenti metodologie e contenuti che vi rendano realmente competitivi per affrontare le sfide, e anche le difficoltà, poste dalla globalizzazione, contribuendo a mantenere l’Italia, anche nel terzo millennio, tra i paesi maggiormente industrializzati e con più elevato tasso medio di benessere.

Vi parliamo con massima sincerità: la nostra è una scelta sofferta, ma è l’unico modo che abbiamo per far comprendere a tutti quale sia l’impatto e l’importanza della ricerca e dell’alta formazione.

Questa nostra scelta è ampiamente condivisa e supportata anche dai professori associati ed ordinari.

La nostra non è una protesta contro ma una protesta per l’Università del futuro, che offra prospettive per i giovani, che valuti davvero merito (scientifico e didattico) dei professori e ricercatori, che sappia valorizzare le persone capaci e sappia offrire a tutti una preparazione di eccellenza!

Ricercatori delle Facoltà di Agraria, Farmacia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere, Medicina, Medicina Veterinaria, Psicologia, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Scienze Politiche, Scienze della Formazione, Statistica dell’Università di Padova

La lista dei ricercatori e dei professori che sottoscrivono tale lettera è disponibile al link: http://il-polso-della-protesta.math.unipd.it/

Informazioni e documenti sulla protesta in Italia: http://www.rete29aprile.it

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