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attualità personale

Gli effetti di una legge vergognosa ….

….dove i taxi sono roba per ricchi e il servizio di trasporto pubblico scompare di notte.

IMPERIA – 28 giugno. Fermato ad un posto di blocco dei carabinieri e trovato con un tasso alcolemico nel sangue di 0,7 (il limite è 0,5), un giovane di 22 anni si è ucciso con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato rimproverato dal padre ed essere rientrato a casa a piedi. È accaduto ieri a Imperia.

Quella infrazione ha fatto crollare il mondo addosso a Nadir Gismondi, dal carattere introverso, studente modello, figlio di un vigile del fuoco conosciuto in città. Il giovane è stato fermato alle 5.30 in piazza Calvi, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione nell’ambito dei frequenti controlli dei carabinieri del nucleo radiomobile contro le stragi del sabato sera. Probabilmente era bastato un sorso di birra o di vino in più per far salire di soli 0,2 milligrammi per litro il tasso alcolemico nel suo sangue e l’etilometro dei militari ha superato il fatidico limite di 0,5. I carabinieri, come da prassi, lo hanno invitato a farsi venire a prendere: non poteva infatti continuare a guidare l’auto. Nadir Gismondi ha telefonato a casa ed in pochi minuti è giunto il padre, che lo ha rimproverato e gli ha detto: «Non ti porto con me. Torna a casa a piedi, così rifletti. A casa poi ne parliamo». Mentre i carabinieri rassicuravano il padre che, visto il lieve superamento del limite, non ci sarebbero state conseguenze penali tali da poter ostacolare la domanda fatta dal figlio di entrare anch’egli nel Corpo dei Vigili del Fuoco, il giovane ha raggiunto casa sua. Il padre, alla guida dell’auto, ed il figlio, a piedi, sono rientrati a casa quasi contemporaneamente. Ma fatalità ha voluto che siano entrati da due ingressi diversi e non si sono incontrati.

Il ragazzo, che un paio di settimane fa aveva avuto un incidente di moto, si è chiuso nella sua camera ed ha impugnato la pistola Glock calibro 9, da lui regolarmente detenuta per il tiro sportivo. Uno sparo ha rotto il silenzio dell’alba ed ha gelato il cuore dei genitori, che adoravano quel loro figlio che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo 3 luglio. Soccorso, Nadir Gismondi è stato trasportato in ospedale dove però è morto poco dopo le 10 del mattino. Sconvolti dall’inaspettato e tragico epilogo del loro controllo anche i carabinieri della pattuglia che lo avevano fermato e che pure avevano cercato di tranquillizzare sia il giovane sia il padre.

Alla loro disperazione si è unita quella degli amici di Nadir, quelli con cui il ragazzo anche lui vigile del fuoco come il padre, ma volontario (aveva fatto il corso, aveva studiato ricevendo i complimenti degli istruttori ed era in attesa fare il concorso per entrare nel corpo), condivideva le sue passioni, quella per la moto ereditata dal padre, ed anche quelle per le armi, per la kick-boxing, il kajak lo snowboard, e la pesca in apnea.

Nessuno, né i famigliari né gli amici e neppure i colleghi del padre che Nadir lo conoscevano bene, sa spiegarsi il gesto disperato del giovane. La notizia ha fatto il giro della città in poche ore. Al pronto soccorso in brevissimo tempo si sono radunati amici e colleghi dell’uno e dell’ altro, tutti in lacrime. Qualcuno con una grande rabbia in corpo ha scaraventato a terra il casco da moto, altri si sono chiusi in un angosciato mutismo , altri non si davano pace . Tutti stentano credere a quanto era successo in via Santa Lucia e si sentono impotenti davanti ai genitori distrutti dal dolore e forse anche da un ingiustificato senso di colpa Nell’inspiegabilità del gesto emerge comunque una fragilità di base tipica di questa generazione di giovani. Nadir non è il primo giovane che decide di tagliarsi le ali ad uno dei primi ostacoli che la vita quotidianamente propone.

«Era un ragazzo molto serio e posato – conferma il comandante provinciale di vigili del fuoco Vincenzo Giordano sconvolto dalla notizia – che frequentava la nostra caserma come volontario e svolgeva al meglio il suo lavoro. Qualche volta mi ha fatto anche da autista». Piangono i colleghi del papà, che Nadir lo hanno visto nascere. «Non è possibile – dice Danilo con un groppo in gola- era un ragazzo bravissimo, molto educato, un ragazzo eccezionale con tanta buona volontà nel lavoro». «Nadir era molto riservato – dicono i ragazzi che come lui fanno i volontario nei vigili del fuoco e lo incrociavano nei vari turni – aveva frequentato l’Ipsia e gli piaceva anche fare l’elettricista, ma il suo obiettivo era vincere il concorso per entrare nel corpo». Forse Nadir ha temuto che questo precedente anche se non grave avrebbe potuto allontanare il suo sogno: diventare come papà.

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