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E quel professore cecoslovacco che voleva curare i gay….

dal sito http://www.oliari.com/comunismo/cuba3.html

Gia’ nel 1965 (marzo) Feltrinelli, insieme a Valerio Riva, rimprovero’ a Fidel Castro di perseguitare ingiustamente gli omosessuali nella sua isola.
Tutto accadde durante un “concorso di spaghetti” in una lussuosa villa di Cubanacan, un quartiere de L’Avana: Villa del Valle. Castro, Feltrinelli e Riva, con tre curiosi grembiali stavano di fronte alle loro pentole, circondati dalle guardie del corpo e dal personale militare malamente camuffato da camerieri e inservienti, arrabattandosi con mestoli e fornelli, per decidere chi riusciva a cuocere i migliori spaghetti.
Castro cuoceva i suoi nel brodo per “farli divenire piu’ saporiti” e pretendeva di essere il “primo” anche in cucina, come lo era nella vita politica di Cuba.
Mangiati gli spaghetti e bevuto abbondantemente per tutto il corso della serata, Feltrinelli, che era l’ospite piu’ illustre e, non essendo gay non aveva niente da nascondere o da temere, affronto’ direttamente l’argomento che in quel momento gli stava piu’ a cuore e per il quale aveva fatto organizzare quella festa dallo scrittore Carlos Franqui: “perche’ Fidel ce l’aveva tanto con gli omosessuali? Perche’ perseguitarli? Che senso aveva? Cosa c’entrava quel progrom (sic!) con la rivoluzione? Sulla tavola calo’ un gelo improvviso. I comandanti che sedevano con noi, le guardie del corpo che
sorvegliavano gli ingressi, i camerieri con le portate in mano guardavano Feltrinelli come siderati… Fidel… comincio’ quasi silenziosamente a ridere, alzo’ il capo, si guardo’ intorno disse qualcosa come “e’ un bello sfacciato questo Giangiacomo!”, accese un sigaro e prese lentamente a dire
che all’origine c’erano stati problemi in certe scuole, che dei genitori avevano protestato, che in fondo bisognava capirli, l’idea di mandare un figlio a scuola e vederselo tornare frocio non garbera’ a nessuno. Disse che lui non aveva proprio niente personalmente contro gli omosessuali, purche’ non pretendessero di far proseliti. Se gli tirava il culo, problemi loro…
Lo Stato, la Rivoluzione non poteva certo permettere la corruzione di minorenni… Io (e’ ovviamente Valerio Riva che parla, nda) ricordai a Fidel
d’aver sentito raccontare che all’Universita’ dell’Avana era stato fatto venire un professore cecoslovacco, tal Freund (Piu’ tardi in Italia uscira’ un libro di questo personaggio: Kurt Freund, “L’Omosessualita’”, Bompiani Ed., Milano 1971), il quale pretendeva di avere un infallibile metodo per la redenzione degli omosessuali: li riuniva in una stanza buia, gli collegava ai testicoli un elettrodo, poi proiettava su uno schermo scene di film pornografici: finche’ si vedevano accoppiamenti eterosessuali tutto passava liscio, quando si trattava invece di accoppiamenti omosessuali il professor Freund girava una chiavetta e “zac” una scarica nei coglioni ai suoi disgraziati pazienti. “Si’, si’, l’ho sentito dire” rispose Fidel, “ma pare ne abbia guariti pochi, il ce’co”… Ogni tanto, per difendersi dalla profluvie di argomenti con cui lo incalzava Feltrinelli, Castro ammetteva di non aver mai affrontato seriamente il problema…
Sarebbe stato bene, disse ad un certo momento, nominare una commissione di professori universitari per studiare la cosa e comincio’ ad architettare,
com’era il suo solito, gia’ un piano completo, con tutte le possibili varianti e soluzioni, come se si trattasse di un programma per l’incremento della produzione bovina e dell’avicoltura.
Di colpo Fidel se ne ando’… Il giorno dopo cominciarono ad arrivare notizie rassicuranti: le persecuzioni erano cessate, un misterioso tam-tam aveva messo il bavaglio agli zelanti cacciatori di maricas (froci, nda). Qualche mese piu’ tardi le UMAP erano sciolte. Fin qui il racconto di Riva.

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