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Quando continuano a ripeterti che il costo del lavoro in Italia è troppo alto…e sono solo bugiardi

http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/economia/eurispes-salari/eurispes-salari/eurispes-salari.html 

Crescono poco i salari in Italia e comunque molto meno degli altri paesi europei. Se in Gran Bretagna la busta paga dal 2000 al 2005 è cresciuta del 27,8%, in Italia la crescita è stata solo del 13,7% (la media europea è del 18%). Solo la Germania e la Svezia, paesi dove comunque i livelli retributivi sono mediamente superiori rispetto all'Italia, segnalano un crescita inferiore. Lo rileva uno studio dell'Eurispes che prende in considerazione i lavoratori dell'industria e servizi esclusa la pubblica amministrazione.

Se si guarda poi al potere di acquisto dei salari, emerge che l'Italia è davanti solo al Portogallo. Ha pesato, secondo l'istituto, l'inflazione che di fatto "ha prosciugato i salari". Sotto il profilo della competitività, invece, il basso costo del lavoro risulta "un vantaggio perché la modesta dinamica salariale – evidenzia l'Eurispes – se confrontata con quella dei nostri partner europei, ci assicura un discreto vantaggio in termini di costi". In Italia il costo medio in euro per ora di lavoro è inferiore a quello di tutti paesi europei ad eccezione della Spagna, della Grecia e del Portogallo.

La posizione del nostro Paese non cambia all'interno della classifica europea, se passiamo a considerare il livello dei salari lordi (l'Italia è al quartultimo posto). Il cosiddetto cuneo fiscale è molto diverso da paese a paese e va dal 51% della Germania per un lavoratore senza famiglia a carico al 22,3% del lavoratore con moglie e due figli a carico in Irlanda, che è il paese con il minor peso del cuneo fiscale comunque lo si calcoli. Per quanto riguarda ancora il cuneo fiscale l'Eurisopes fa notare come la posizione del lavoratore italiano peggiori ancora nel caso in cui la classifica prende in esame il reddito annuo netto: in questo caso l'Italia con 16.242 euro è penultima nel 2006 fra tutti i paesi europei, perché solo i portoghesi con 13.136 euro si accontentano di retribuzioni inferiori alle nostre. Si nota anche che negli ultimi tre anni la posizione del Paese è peggiorata: nel 2004 e nel 2005 le retribuzioni nette erano superiori a quelle greche e appena inferiori a quelle spagnole: solo nel 2006 vi è stato il sorpasso della Grecia.
"In questa classifica l'Italia – evidenzia Eurispes – non si trova più agli ultimi posti: balza al quarto posto, preceduta solo dal Belgio, dalla Svezia e dalla Germania" e dunque il cuneo fiscale "appare particolarmente gravoso nel nostro Paese". Il nostro cuneo fiscale già nel 2004 pesava infatti per oltre il 45% (45,8% ad essere precisi) per un lavoratore senza familiari a carico e per il 36,6% per un lavoratore con moglie e due figli a carico.

Per quanto riguarda invece gli stipendi e i carichi di famiglia l'Italia, nell'ambito della imposizione sul lavoro, "attua una moderata politica familiare. Infatti il cuneo – calcola l'Eurispes – è del 9% inferiore per il lavoratore con tre persone a carico, rispetto a quello senza carichi familiari". L'inflazione – conclude lo studio – ha infine giocato un ruolo non trascurabile nel deprimere i salari dei nostri lavoratori in termini di potere d'acquisto: essa infatti negli ultimi quattro anni ha avuto "un andamento decisamente superiore alla crescita dei salari lordi calcolati in euro riducendo ulteriormente il valore reale dei salari netti in termini di potere d'acquisto".

5 risposte su “Quando continuano a ripeterti che il costo del lavoro in Italia è troppo alto…e sono solo bugiardi”

>Quando continuano a ripeterti che il costo del lavoro in Italia è troppo alto…e sono solo bugiardi

in realtà non sono bugiardi, è il tipo di mercato del lavoro che è totalmente diverso:

i lavoratori italiani che sono nel mercato del lavoro non sono in concorrenza con quelli “europei” come germania, francia o spagna. Sono in concorrenza invece con la bassa manodopera di cina, ungheria, bulgaria e altri paesi. In questi termini il costo del lavoro italiano è effettivamente troppo alto.

sarei curioso di sapere qual’e’ la qualifica media dei lavoratori europei, dubito che ci siano tanti operai generici, impiegati poco specializzati e “non laureati” quanti ce ne sono in italia.

sicuro che siano in concorrenza con i cinesi ? ma guarda che l’italia non è mica solo fatta da operai non qualificati e da furgonari …. possiamo ben dire, spero , che un impiegato della P.A. italiana o in media un impiegato italiano possa essere confrontato con uno tedesco o francese senza soffrire di sindrome di inferiorità ? ti sei visto i cinesi a padova ? finché si tratta di cucire a macchina va bene ma non sono in grado nemmeno di gestire un bar, non capiscono una mazza della nostra lingua. direi invece che è ora di iniziare a dire che gli industriali mentono sapendo di mentire, e che spendano meno in auto aziendali e rinnovino i contratti avendo presente l’inflazione reale e non quella – falsa – dell’istat, consentendo alla domanda interna di ricrescere e di aumentare i consumi.

Ho sentito le stesse notizie al TG2 ieri sera e dico solo una cosa: è una vergogna. Date le condizioni dei lavoratori italiani, tra qualche anno gli “operai cinesi” saremo noi, e l’Italia diventerà fornitrice di manodopera a basso costo, proprio come lo sono i cinesi ora….
Tra l’altro il punto è proprio questo: quando, nonostante l’umiliante evidenza, gli imprenditori italiani si lamentano del costo del lavoro troppo alto in Italia, lo fanno considerando come paragone la Cina o la Romania o altri paesi dell’Est: noi non possiamo e non potremo mai arrivare alle condizioni di lavoro della Cina, quindi piuttosto che lamentarsi del costo del lavoro gli imprenditori rampanti italiani farebbero meglio a confrontarsi con le retribuzioni medie di paesi come l’Inglilterra o la Francia…..
Parlando poi di cuneo fiscale, i soliti imprenditori rampanti (o ruspanti) si lamentano dell’enorme quantità di tasse che devono pagare per poter assumere un lavoratore in regola: non mi sembra molto penalizzante per loro, visto che con gli stipendi medi che ci sono in Italia mi sembra che il cuneo fiscale venga ampiamente recuperato……
Aggiungo poi che recentemente ho avuto modo di confrontare con un’amica giapponese i prezzi di alcuni servizi di uso quotidiano in Giappone e in Italia: ebbene, i taxi sono meno costosi, il biglietto della metro a Tokyo(!!!) è in proporzione meno costoso del biglietto dell’autobus a Padova, il costo medio di un pranzo o cena informale (per noi l’equivalente di una serata in pizzeria) è di 7 Euro (!!), sempre a Tokyo, non in uno sperduto paesino di campagna giapponese….. Ah, il costo medio di un buon paio di scarpe da donna in Giappone è di poco più di 100 Euro….anche qui in Italia è sicuramente sopra i 100 Euro, con la differenza che gli stipendi nostri non sono uguali a quelli giapponesi: in media, lo stipendio di un neolaureato alla prima esperienza di lavoro lì è infatti di circa 1.600 Euro, contro i miserabili 800 Euro italiani……
Ripeto ancora un volta: VERGOGNA!

Ri-ciao, sono appena tornato da una trasferta a Francoforte, quindi per un po’ ho disertato.

Una mia amica che lavora per un’agenzia di consulenza per l’internazionalizzazione delle aziende di padova è appena ritornata da un soggiorno a Tokyo. Mi ha detto che i costi di vita non sono affatto elevati, come spesso si crede in Italia. In particolare diceva che uno shabu shabu di wagyu costa circa 70/80 euro, contro i 120/130 dei ristoranti italiani. Cmq non credo che mangerei mai wagyu, mi sembra una spesa inutile!

Per curiosità, ma voi prendete 800 euro al mese? Non ho mai lavorato da dipendente, quindi non sono bene informato sull’argomento.

X Fabio
Come mai questo odio nei confronti dei cinesi? E’ da 6 anni che chiedo alla cameriera del ristorante cinese di Trento dove sono solito andare che cosa c’è nel Pollo Gongbao. E da 6 anni mi sento dire: Pollo Gongbao.

Cmq a mio avviso i cinesi, pur avendolo piccolo come un bagigio, ce lo metteranno nel c _ _ _ o a tutti e nonostante le loro dimensioni sarà come prendere un pilone della luce.

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