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Quella brutta idea di dare all’esercito licenza di uccidere

dal “Manifesto” del 26/07/2005

L’illusione che dare alla polizia il diritto di sparare a vista sui «sospetti» aumenti la sicurezza della cittadinanza ha avuto nell’Italia un laboratorio (finora) irripetibile. Varata nell’ottobre del 1975, è rimasta in vigore 15 anni. Diversi sono gli istituti che hanno dedicato le loro ricerche agli effetti «pratici» di quella legge; tra i più attenti il Centro di iniziativa giuridica Pietro Calamandrei e il Centro di iniziativa Luca Rossi (un ragazzo ucciso da un agente della Digos in borghese, il 23 febbraio dell’86, a Milano). Il calcolo dei morti e dei feriti è stato condotto in base alle notizie di stampa, spesso piccoli trafiletti nei notiziari locali. Dati ufficiali della polizia non sono mai stati pubblicati. E’ perciò altamente probabile che il numero effettivo dei «colpiti» sia superiore a quello qui riportato. Dal calcolo sono stati altresì esclusi – naturalmente – tutti gli uccisi nel corso di veri e propri conflitti a fuoco, così come tutti i militanti della lotta armata uccisi in circostanze mai chiarite (via Fracchia a Genova, per fare un esempio). Dal 1 gennaio 1976 al 30 giugno 1989 risultano uccise dalle «forze dell’ordine» 237 persone, mentre altre 352 rimangono ferite. La statistica mostra una singolare regolarità negli anni. Né si può dire che polizia e carabinieri abbiano sparato di più negli anni «duri» della lotta armata o dei sequestri di persona («solo» 12 uccisi nel 1980, mentre ben 24 nel tranquillo 1986). Ma assolutamente illuminante è la disaggregazione statistica per «reato presunto», secondo le giustificazioni riportate nei verbali di polizia. Ben 81 persone, infatti, sono state uccise in totale assenza di reato («atteggiamento sospetto», documenti irregolari o scaduti, ecc); 127 quelle ferite. Cinquantaquattro uccisi e 92 feriti, invece, per «inosservanza dei provvedimenti» (non avevano fatto in tempo ad «alzare le mani», direbbe Ostellino), oltre che per «oltraggio» o «resistenza». Piccoli scippatori e ladruncoli, a loro volta, sono caduti uccisi 55 volte, mentre 76 di loro sono rimasti feriti. Non mancano 8 uccisi mentre erano impegnati a litigare tra loro o con altre persone, mentre solo 3 sono gli spacciatori puniti in diretta con la pena di morte. Nell’uso della «licenza di uccidere» si sono distinti i carabinieri (hanno ucciso 123 volte e ferito 155) e polizia (103 e 167). Ma hanno dato il loro contributo di morte anche i vigili urbani (6, più 22 feriti) e naturalmente i «vigilantes» privati (13 uccisi e 12 feriti). Il 23 aprile del 1976, su queste pagine, apparve una decisiva critica dell.«inutilità» e del «carattere criminogeno» della legge Reale. La firmava Gaetano Pecorella, oggi presidente della Commissione giustizia della Camera. La critica resta esatta, anche se il suo autore ha (forse) cambiato idea.

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