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Non vedo l’ora di lasciare questo paese…

(dal “Mattino” di venerdì 17 dicembre 2004)

Sono nato a Trento e grazie ai numerosi sacrifici di entrambe i miei genitori posso frequentare l’università. Martedì 14-12-2004 come tutti i giorni suona la sveglia, sono a Padova, salgo sulla mia bicicletta e mi inseri.sco in mezzo al caotico traffico della città e respiro un bel po’ di composti chimici antropici. Da tre anni frequento la facoltà di Scienze Geologiche in via Giotto. Le lezioni iniziano alle 8.30 e finiscono alle 18.15, tutto il giorno seduto ad ascoltare e scrivere, per poi tornare a casa e studiare per preparare gli esami. Ho fatto tutti gli esami previsti fino ad ora e ho una media più che buona.
Come tutti i giorni alle 13.15 mi reco alla mensa universitaria di via Marzolo attraversando i giardini dell’Arena, sede della famosa cappella degli Scrovegni. Da qualche anno davanti ai giardini c’è un numeroso gruppo di extracomunitari con decine di biciclette In vendita, biciclette che vengono rubate in prevalenza a noi studenti. Ritornando dalla mensa, nella zona pedonale incrocio una macchina dei carabinieri che per evitare degli ostacoli passa sopra alle aiuole. La macchina si ferma innanzi a me e gli agenti con un fare rabbioso mi invitano al loro finestrino:
una vampata di calore esce dalla loro macchina superaccessorata, seduti come su delle poltrone neanche mi salutano ed inLziano una guerra psicologica: cos’hai nelle tasche!? niente di interessante!? e poi!? un paio di chiavi!? e poi!? il tesserino della mensa!? e poi!? Un pacchetto di sigarette!? e poi!? nient’altro!? Non fare il furbo, e poi!? Beh, un fazzoletto sporco!!?? Cosa fai qui!? Ritorno dalla mensa. Da messa, ah ah ah, non credo proprio!? No, dalla mensa, mensa!? E cosa fai qui? Studio all’università qui in via Giotto. Di dove sei? Di Trento. Qual il tuo cognome? Bertoldi. Beh, lo sai che ci sono brutte facce qui nel parco, quindi guarda di non passare più da qui altrimenti ti potremmo scambiare per loro! E’ per i miei capelli lunghi? No, anche Gesù Cristo aveva i capelli lunghi!
Io li ho guardati, ho accennato ad un sorriso ed ho detto:
«Buon lavoro» (ho pensato pure «bel lavoro!»).
Mi chiedo se posso ancora ritenermi cittadino italiano, se è qui in mezzo alle false libertà che devo passare la mia vita, con le giornate a targhe alterne, mille macchine delle forze dell’ordine, un milione di lampadine di Natale (che consumano energia elettrica, quindi carbone visto che siamo in Italia) e mille altri problemi. Viva l’Italia e i suoi cittadini oramai morti, viva le forze dell’ordine che con i nostri soldi si sono fatti un bel parco macchine e non vanno più a piedi, nemmeno nei giardini. Viva l’Italia e la sua aria inquinata. Lascio ai lettori ulteriori riflessioni e voglio farvi sapere che non vedo l’ora di poter lasciare questo Paese.

Luca Bertoldi
Trento

0 risposte su “Non vedo l’ora di lasciare questo paese…”

Io sono gia’ all’estero e ci sto bene, non sai quanto ti capisco.
Max
PS Un saluto anche al grande Fabio

Io sono gia’ all’estero e ci sto bene, non sai quanto ti capisco. Max . PS Un saluto anche al grande Fabio

Be’,io sono scappato dall’Italia 5 anni fa e non mi lamento…finisci l’universita’ e poi scappa!

Be’,io sono scappato dall’Italia 5 anni fa e non mi lamento…finisci l’universita’ e poi scappa!

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