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Un paese spezzato in due

IL COMMENTO
Un Paese in ginocchio
e il governo è assente

di GIORGIO BOCCA

 

Sessanta treni bloccati da Arezzo in giù, l’Italia spaccata in due come nel luglio del ’48 quando i minatori del Monte Amiata dopo l’attentato a Togliatti occuparono la centrale telefonica che collegava le due Italie. Ma allora era in gioco la democrazia italiana, l’Italia che aveva superato la sconfitta e la guerra civile, oggi è in gioco la discarica di Parapoti in provincia di Salerno, e lo Stato si deve misurare con Rosa Sproviero, capopopolo di Montecorvino Rovella, paese di mille abitanti, che ha bloccato la ferrovia: per tutta la notte e tutto il giorno 500 persone hanno tenuto in ostaggio l’intero Paese, senza che nessuno intervenisse, senza che il governo, in un sabato elettorale, osasse neanche pronunciare parola.

E questa è la democrazia televisiva, la democrazia di "Domenica in" e dei quiz, che il regime di Berlusconi ha fatto sovrana: un caos irragionevole simile a quello che nelle campagne emiliane aprì la strada allo squadrismo e al fascismo. Per la chiusura della discarica di Parapoti chiesta ultimativamente dalla capopopolo di Montecorvino, migliaia di persone fra cui anziani e ammalati hanno dovuto fare viaggi infernali su autobus e navi messi a disposizione da Trenitalia, sono stati dissetati e nutriti mentre erano sequestrati nelle stazioni per ore e ore: e questo è stato l’unico rimedio al caos demagogico, televisivo caro al regime del Cavaliere che ci governa.

Tutto come previsto: "Il personale della Protezione civile ha distribuito acqua, succo di frutta e biscotti" e i 500 di Montecorvino Rovella hanno continuato ad occupare la loro stazione ferroviaria in attesa che il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Corrado Catenacci firmasse il decreto per la chiusura della discarica di Parapoti e le telecamere di tutte le televisioni nazionali riprendessero i dimostranti con le dita a V nel segno di vittoria. La vittoria del caos demagogico televisivo a cui è stata ridotta l’Italia.
In un paese in cui non si è, non si esiste, non si conta se non si appare in televisione la tentazione dell’ultimo villaggio di apparire come l’ago della bilancia, come il centro del mondo, come il luogo dell’hic rodus hic salta diventa irresistibile. Inutilmente gli ultimi saggi come Vittorio Foa avvisano: "La democrazia non è soltanto istituzioni e leggi, ma esempio". Ma l’esempio di questo regime è il caos, il rifiuto del giudice naturale, della legge eguale per tutti, la sua morale e quella delle trasmissioni popolari scuole di accattonaggio, di esibizionismo da poveracci.

La sovversione individuale o di gruppo è spettacolare, serve alla finzione della democrazia dal basso. La televisione mostra la sconfitta delle odiate autorità, Rosa la capopopolo può gridare il suo fiero no al questore di Salerno Luigi Morselli: la discarica di Parapoti va chiusa anche se ci vanno di mezzo decine di migliaia di persone che cercano di raggiungere i luoghi delle loro vacanze, "Se saremo costretti a sgomberare con la forza attueremo nuovi blocchi in altre stazioni ferroviarie". Siamo a una riedizione delle jacquerie destinata a finire nel nulla, o in manette o, più probabilmente, in un compromesso che rinvierà il problema di qualche mese: in attesa del prossimo blocco in un’altra stazione.

È l’ultimo week-end di giugno, molti italiani si spostano, e Trenitalia invita a non mettersi in viaggio dal nord al sud, i treni a lunga percorrenza non partono da Roma o da Reggio Calabria: a nessun ministro sembra che questo paradosso meriti un intervento? Il fatto che i rifiuti italici debbano cercare sistemazione nell’Europa ricca, che da tanti anni questo problema non sia stato affrontato, gestito e risolto è una condanna al nostro stato civile: la televisione naturalmente l’ignora, ma è una vergogna.

(27 giugno 2004)

 

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