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Il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici

Abbiamo chiesto al Governo di negoziare il rinnovo del biennio economico chiedendo di incrementare le risorse fino all’8%.

Si tratta di una richiesta ragionevole! Noi rappresentiamo persone che hanno un reddito medio – annuo lordo di Euro 25000.

Gli istituti statistici affermano che chi percepisce questo reddito lo impiega per il 90% per coprire 4 grandi capitoli di spesa:

1° mutuo/affitto

2° alimentazione

3° istruzione per i figli

4° salute.

Su questi beni si è abbattuta una inflazione del 12% vale a dire che il costo di questi beni è cresciuto del 12%

Altro che inflazione percepita! Stiamo parlando delle zucchine e dei libri di scuola. Le persone che noi rappresentiamo sono più povere. I loro salari sono fermi.

A questa richiesta, il Governo negli ultimi tre mesi non ha risposto, se non in maniera provocatoria negli ultimi 10 giorni.

Il Ministro Maroni (e poi dicono che nei nomi non c’è un destino) ed il Ministro Mazzella, a cui voglio dedicare questa straordinaria manifestazione, hanno con una gara tra loro degna di altri traguardi, che rinnovare questi contratti, i nostri contratti, sarebbe inutile per i lavoratori interessati e dannoso per il Paese.

Nello specifico il Ministro Mazzella ha proposto lo scambio tra contratti e riforma del fisco.

Ed il ministro Maroni ci ha parlato della necessità di fare sacrifici.

Al primo voglio dire che non accetteremo di scambiare i nostri contratti con una riduzione del prelievo fiscale che porta l’80% del beneficio al 20% dei contribuenti: ai più ricchi ! Con i soldi dei più poveri.

Al secondo dico semplicemente questo: noi abbiamo già dato e continuiamo a dare tutti i giorni, i sacrifici, se vuole, li faccia lui.

Al Governo però non basta negarci il salario di oggi. Per il ministro del lavoro è stato necessario diminuirci anche quello di domani.

Nella delega sulle pensioni è stato inserito un emendamento con il quale si cambia il sistema di calcolo delle pensioni pubbliche.

Si diminuisce il loro valore, mentre la previdenza integrativa, i fondi pensioni, continuano ad essere ad eccezione della scuola, per i lavoratori pubblici un miraggio.

Sul provvedimento il governo ha posto la fiducia. Dopo aver negato il confronto al sindacato questo governo lo nega al Parlamento.

Questa manifestazione risponde anche questo atto che è insieme di arroganza e di debolezza. La nostra manifestazione è una prima riposta anche a questo atto. CGIL CISL e UIL decideranno poi come proseguire l’iniziativa di contrasto contro questa delega.

Noi per parte nostra continueremo a difendere il nostro diritto normale ad avere il contratto in maniera radicale. Ci muove la convinzione che nel nostro lavoro quotidiano hanno consistenza, prendono forma, vivono i diritti di cittadinanza.

Il nostro lavoro assicura ogni giorno l’istruzione, la ricerca, la salute, la previdenza, il welfare locale, l’assistenza agli anziani, ai bambini, ai non autosufficienti, la protezione civile, la conservazione e la fruizione dei beni culturali

L’esistenza, l’estensione di questi diritti segnala il grado di civiltà di un paese.

Questi diritti sono l’elemento costitutivo della democrazia e del modello sociale Europeo e del nostro paese così come la Costituzione della Repubblica ce l’ ha consegnato e come noi abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri figli.

Anche per questo ci battiamo contro la precarizzazione del lavoro pubblico contro le esternalizzazioni.

Le pubbliche amministrazioni sono il maggior datore di lavoro dei lavoratori Co.Co.Co. del nostro paese. I tempi determinati rinnovati per 8 anni, i CFL, gli interinali e per l’appunto i Co.Co.Co. sono il 10% della forza lavoro. C’è per loro uno spaventoso problema di diritti e di retribuzione, fanno lo stesso lavoro negli stessi luoghi dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato, ma hanno meno diritti e meno salario. Ma c’è insieme un problema di precarizzazione ed impoverimento del servizio reso.

Difendiamo il lavoro pubblico, ma insieme i diritti di tutti.

Ed è per questo motivo che penso che qui, oggi, con noi, ci sono i Segretari Generali Confederali e ci sono tanti compagni e tanti amici dirigenti di altre categorie che ho incontrato nel corteo e che ringrazio.

Mi piace pensare che siano qui, per esprimere la loro solidarietà, ma soprattutto per testimoniare, con la loro presenza, la loro convinzione che il nostro lavoro sia anche il diritto di quelli che loro rappresentano.

Tre giorni fa il governo ci ha convocato per il 3 giugno.

In un altro sistema governato non dico dalle regole ma almeno dal galateo delle relazioni sindacali, saremmo stati convocati in tempo utile per fare un’ intesa prima dello sciopero od in alternativa la convocazione sarebbe giunta dopo lo sciopero.

Si è preferita una strada più provocatoria.

Andremo a quel tavolo con quella serietà con cui ogni sindacalista che si rispetti usa in queste occasioni.

Verificheremo scrupolosamente ogni angolo di quel tavolo per trovare un’intesa, i contenuti possibili sono quelli che sapete e che anche il governo sa benissimo.

Se, come temo, si è trattato solo di un annuncio più o me pre-elettorale non ci fermeremo.

La lotta che anche oggi ha prodotto questi risultati non potrà fermarsi.

Questo non era e non è il nostro ultimo assalto, la nostra ultima carica.

Continueremo a lottare trovando anche altre forme per manifestare il nostro dissenso e per sostenere le nostre proposte.

La manifestazione di oggi questo manda a dire a tutti con chiarezza: i lavoratori pubblici, quelli della scuola, quelli dell’università e della ricerca hanno la ragione ma da qui vi assicuro si vede benissimo hanno anche la forza di affermare il loro diritto

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