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L’omicidio Ambrosoli

Venticinque anni fa, l’11 luglio 1979, veniva ucciso a Milano l’avvocato Giorgio Ambrosoli. L’”eroe borghese” – come lo definì nel suo bel libro Corrado Stajano – che pagò con la vita il suo rigore morale, la sua integrità e il suo impegno civile. Una scelta di dignità, quella che fece Ambrosoli, e un esempio di etica di fronte ai quali risaltano ancora di più, in tutta la loro pochezza e indecenza, i comportamenti e le attitudini di molti personaggi che calcano la scena economica, imprenditoriale e politica del nostro Paese.
Giorgio Ambrosoli non si piegò ai ricatti e alle intimidazioni e condusse in porto il suo incarico, quello di accertare il dissesto finanziario delle banche di Michele Sindona, e le relative responsabilità, per evitare che le conseguenze economiche ricadessero sulla collettività e sui risparmiatori indifesi.
Il comune di Cornate d’Adda, lo scorso dicembre, ha intitolato una via a Giorgio Ambrosoli. Un gesto semplice ma di straordinario valore nel periodo così difficile che viviamo. E che ci piace segnalare, perché il ricordo di un uomo come Ambrosoli è una testimonianza di come si possano compiere scelte diverse da quelle dettate dall’ottuso egoismo che troppo spesso ci incatena alle nostre debolezze.

Il discorso di Gherardo Colombo

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09/01/04

Io credo che dovremmo proprio riflettere su di noi: considerare come la nostra vita si sviluppa necessariamente attraverso una serie di scelte. Cominciamo a scegliere quando ancora non siamo autonomi, su quelle piccole cose per le quali non ci sono consentite delle scelte. Via via che cresciamo, il nostro spazio di autonomia si allarga, e di conseguenza scegliamo l’ambiente, le persone con cui stare, scegliamo il lavoro, scegliamo compagni di vita.Tutte le scelte che facciamo, necessariamente dipendono dai diversi riferimenti ai quali ci ispiriamo. Il discorso vale nel rapporto con se stessi e nei rapporti con gli altri. I riferimenti possono essere i più vari e tuttavia vanno racchiusi entro una gamma che ha due estremi. Questi estremi sono rappresentati dal modo di intendere in primo luogo l’essere umano, e di conseguenza i rapporti che l’essere umano ha nei confronti di tutti gli altri. Il primo estremo sta nel dare soddisfazione a sé, nel tendere cioè a espandersi il più possibile, considerando gli altri come dei limiti alla propria individualità. Impostando quindi i rapporti con se stessi e con gli altri verso un soddisfacimento assoluto della propria individualità, attraverso anche l’esclusione, la sottomissione, attraverso il calpestare gli altri. Questo è il primo estremo.
Il secondo estremo consiste nel riconoscimento degli altri come parte di noi stessi. E prima ancora nel riconoscimento di se stessi come persone. Per intendersi meglio, chi tende a soddisfare i propri egoismi, la propria individualità al di là di tutto, alla fine si perde, perché diventa schiavo di quello scopo e soggiogando gli altri per raggiungere quello scopo, alla fine soggioga anche se stesso. Deve continuamente venire a patti con se stesso, deve continuamente trovarsi in una situazione compromissoria. Chi invece prova a capire il suo prossimo, riconosce se stesso e riconosce anche gli altri, capisce che gli altri sono parte di se stesso.
Io credo che Giorgio Ambrosoli vada considerato per questo aspetto. Giorgio Ambrosoli è stato la dimostrazione di come si possa vivere per sé e per gli altri.
Provate pensare a quante volte (chi ha letto il libro, chi ha visto il film, chi ne ha sentito parlare, credo lo sappia) gli è stato proposto di sottomettersi.
La prima strada per cercare di condizionarlo è stata cercare di comprarlo. Di comprarlo attraverso promesse di questo, di quello. Attenzione, in modo subdolo, fine e sottile, non pacchi di soldi, magari con promesse di incarichi di prestigio e via dicendo. Prima tentativi di comprarlo, poi tentativi di sottometterlo attraverso minacce. Attraverso la paura.
Giorgio Ambrosoli è rimasto una persona libera, non ha accettato né di essere comprato né di essere spaventato.
Dedicando la via ad Ambrosoli, avete un pezzo di lui, avete un riferimento ulteriore, avete meno possibilità di dimenticare che quella strada può essere seguita. Perché quella strada è stata seguita! Ambrosoli ci fa vedere che è possibile, ci fa vedere che si può essere coerenti, ci fa vedere che si può essere persone.
Ci fa vedere che si può vivere in un modo diverso da quello che sembra invece essere l’unico possibile. Che si può vivere rispettando se stessi e contemporaneamente rispettando anche tutti gli altri.
E allora grazie, grazie davvero, avete fatto una cosa bella e importante.

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