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LA VITA DELLO STAGIS…

LA VITA DELLO STAGISTA

Lavoro in un ente pubblico, uno di quelli che , per la storia e l’importanza dei dati che gestisce, dovrebbe essere gestito secondo criteri di efficienza e soprattutto di efficacia, valorizzando al massimo le risorse umane. Accade che, a metà marzo, un ragazzo di 17 anni proveniente da Newcastle , in Gran Bretagna, arrivi qui per uno stage di lavoro. Non sa una parola di italiano; viene messo in una postazione in un ufficio accanto a persone che , prese dal lavoro, non hanno tempo di parlare con lui. Nessuno gli fa fare nemmeno un giro per gli uffici: e per fortuna che dovrebbe imparare cosa si fa in quel posto. Per dieci giorni rimane davanti a un pc e non gli viene data nemmeno una userid per navigare. Come vi trovereste , voi italiani , ad iniziare uno stage in un paese del quale non conoscete la lingua, senza nemmeno la possibilità di comunicare via posta elettronica con genitori ed amici, nel vostro paese natale ? Parte la ricerca per “trovargli qualcosa da fare”: niente di meglio che ribattere testi già scritti al computer. Un utilizzo degno di una scimmia forse, più che di un ragazzo che dovrebbe “imparare il mestiere”, di diciassette anni, nella grande Europa. Per sbaglio, dopo alcuni giorni, mi metto a parlare un po’ in inglese e scopro che tutti lo ignorano. Gli consegno un account perchè lui possa almeno navigare in Internet e mettersi in contatto con i suoi genitori. Gli mostro anche che qui sotto c’è un bar. Gli faccio fare un giro per gli uffici, almeno perchè lui veda qualche sorriso e non si senta un fantasma tra questi open space pieni di computer. C’è tanto da fare, c’è sempre da correre, ci sono le urgenze. E allora perchè qualcuno dei nostri capi l’ha voluto qui ? Per fare bella figura? Per dire che il nostro ente attua progetti per l’integrazione scuola-lavoro ? In questo modo ? La tutor di questo ragazzo si è ben accorta che lui è stato sbattuto in un angolo, cambiando postazione di giorno in giorno . Lo stage finisce domani. Che immagine avrà il nostro stagista dell’Italia ? un paese accogliente ? Un paese dove la gente è cordiale e disponibile ? E siamo nel ricco e progredito Nord-Est. Che schifo. E poi parlano (MARONI, PROPRIO TU) di ferie, produttività , di costo del lavoro. Se questo è il modo di utilizzre le “risorse”, e di gestirle, il problema non è del costo del lavoro. Forse è vero il contrario. Che le risorse (umane) costano talmente poco (stage obbligatori se vuoi laurearti, stage post-laurea, e cosi via) che ci prendiamo il lusso di sprecarle. Ciao Chris, torna in Gran Bretagna e racconta che non tutti gli italiani sono uguali.

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