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La multinazional…

La multinazionale ha depositato in Europa
un’esclusiva sul frumento con cui si fa il “Chapati”

India, guerra sul pane brevettato

i contadini contro la Monsanto

Gli agricoltori hanno fatto ricorso appoggiati dagli ambientalisti di Greenpeace e dall’ecologista Vandana Shiva

di ANDREA DI STEFANO

E’ battaglia sul pane indiano. I contadini del paese asiatico accusano la Monsanto di aver “rubato” – attraverso il brevetto Ep445929 depositato a maggio allo European Patent Office – il frumento Nap Hal, con cui da secoli viene prodotto il “Chapati”, il loro croccante e gustoso pane nazionale. Sotto le insegne della Harat Krisnak Samaj (la maggiore organizzazione agricola indiana) e appoggiati dall’ecologista Vandana Shiva, da Greenpeace e da un istituto di ricerca di New Delhi, hanno fatto ricorso presentando il primo febbraio un’opposizione formale all’Ufficio brevetti europeo.

Dietro lo scontro si nasconde una svolta che può essere decisiva. La brevettazione di una specie vegetale non geneticamente modificata può infatti aprire la strada ad un fenomeno che negli Stati Uniti è già realtà: le piante normalmente usate in agricoltura possono essere brevettate e gli agricoltori sono così chiamati a pagare royalties alle grandi aziende che hanno provveduto a depositarne il diritto di proprietà intellettuale.

Secondo Greenpeace, il brevetto della Monsanto sul Nap Hal è un atto di biopirateria: “Si tratta di un vero e proprio furto ai danni dei contadini indiani – dice Christoph Then, esperto di Greenpeace per le questioni brevettuali – con la nostra opposizione chiediamo all’European Patent Office di rivedere la sua decisione. Secondo la legislazione comunitaria, non è possibile brevettare piante normalmente coltivate, ma ci sono evidentemente delle lacune nelle regole dell’Unione Europea che devono essere riviste”.

Il primo studio scientifico sulle particolarità del Nap Hal viene pubblicato nel 1998: questo frumento di colore giallo intenso è privo di alcune sequenze genomiche che ne determinano un’eccezionale capacità nei processi di panificazione.
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Secondo l’associazione degli agricoltori indiani, si tratta di un processo naturale, frutto della tradizionale selezione effettuata dagli agricoltori che poco per volta hanno individuato le sementi più idonee per ottenere una farina che permette di produrre un pane molto croccante.

La Monsanto replica che invece il brevetto riguarda una specie, chiamata Galatea, sviluppata dall’Unilever: quando la multinazionale Usa nel 1998 ha rilevato la divisione cerealicola ha trovato anche queste sementi, che erano state precedentemente acquistate da una banca di geni britannica, e ha provveduto a depositarne il brevetto negli Stati Uniti, in Giappone, Canada, Australia e Unione Europea.

“Quello che raccontano queste persone è una favoletta. Non abbiamo rubato nulla a nessuno e siamo decisi a difendere i nostri brevetti in ogni sede opportuna”, dice Thomas McDermott direttore delle relazioni esterne della Monsanto Europa-Africa, “Galatea ha meno glutine delle altre varietà di frumento e questa ridotta “viscoelasticità” ne determina una minore espansione durante la panificazione. E comunque è assolutamente ridicolo ipotizzare che i coltivatori indiani debbano pagare royalties per le sementi di Nap Hal. Monsanto non intende commercializzare Galatea e ha deciso di uscire dal business del frumento in Europa”.

Ma secondo il centro di ricerche indiano, le caratteristiche descritte nel brevetto sono invece esattamente quelle che hanno fatto la fortuna del Nap Hal presso i contadini asiatici: “Nel brevetto non c’è nulla di nuovo rispetto allo stato dell’arte del frumento che noi conosciamo e usiamo da centinaia di anni. Semplicemente vengono descritte in modo dettagliate le sequenze genomiche che sono state selezionate durante le coltivazioni”.
(13 febbraio 2004) – repubblica.it

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