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Claudia Cernigoi, Operazione foibe a Trieste, Edizioni Kappa Vu, Udine 1997

Operazione foibe a Trieste.
Come si crea una mistificazione storica:
dalla propaganda nazifascista attraverso la guerra fredda fino al neoirredentismo.

E’ questo il titolo del libro di Claudia Cernigoi. L’autrice (che è giornalista pubblicista dal 1981, ha collaborato alle prime radio libere triestine ed oggi dirige il periodico “La nuova alabarda”) ha deciso di indagare sulle “foibe” per dare una mano a mettere la parola fine alle speculazioni politiche su questo argomento. Il libro è edito dalle Edizioni Kappa Vu, per la collana I Quaderni del Picchio (Udine, luglio 1997); il prezzo di copertina è di lire 22mila.

Un altro libro sulle foibe? Certamente, perché in questo libro si affronta il problema da un’angolazione del tutto diversa da come si è finora parlato di foibe: innanzitutto valutando cosa c’é stato “prima” (storicamente parlando); analizzando poi come si sono svolti i fatti “durante” ed infine cosa è successo “dopo”, ovvero come la propaganda reazionaria è riuscita a costruire il “caso foibe”.
“Prima” delle foibe ci sono stati vent’anni di fascismo, violenze, snazionalizzazioni forzate, repressione feroce per gli oppositori del regime, una guerra d’aggressione che coinvolse anche popolazioni civili che furono sterminate e deportate: di questo si parla nel capitolo “A Trieste la storia non inizia il 1. maggio 1945”, di questo e delle varie formazioni armate che operarono nella zona e furono poi “vittime” delle “deportazioni”. Si parla qui anche dell’orrendo fenomeno del collaborazionismo dei “civili” coi nazifascisti, fenomeno non ancora sufficientemente analizzato dagli storici locali.
Come si sono svolti i fatti “durante”? Ovvero: facciamo finalmente quella che viene definita, con un’espressione orribile, la “contabilità degli infoibati”, cosa che finora nessuno storico ha voluto fare, vuoi per un malinteso senso di rispetto per i morti, vuoi per mero rifiuto di fare chiarezza sulla questione. Ma se vogliamo rispettare i morti dobbiamo fare chiarezza storica sulla loro morte, ed è anche per rispetto dovuto ai vivi che si deve dire chi è morto, e come, e perché è stato ucciso, che cosa ha realmente fatto in vita; perché gli innocenti sono innocenti, però i criminali di guerra non lo sono, e queste sono cose che vanno dette. Contabilità dei morti, dunque: e al di là delle roboanti cifre sparate da vari pseudo-storici, in questo libro si dimostra che dall’attuale provincia di Trieste nei fatidici “40 giorni” sono scomparse 517 persone, suddivise in queste categorie: Guardia di Finanza: 112; Militari di formazioni varie: 151; Polizia (compresi membri delle SS): 149; civili (compresi collaborazionisti e spie di vario tipo): 105. Con queste cifre non si può quindi parlare di genocidio, né di pulizia etnica, e neppure di violenza politica finalizzata alla conquista del potere.
Infine in questo libro si delinea la manovra propagandistica che ha portato a creare la “mitologia della foiba”: dai libelli nazisti sulle foibe istriane apparsi gi à alla fine del ’43, ai documenti creati dai servizi segreti della X Mas (1) e diffusi durante la guerra, ai testi mistificanti di Bartoli, Papo, Pirina, fino alla recente inchiesta sulle foibe istriane condotta dal P.M. romano Pititto.
Un capitolo particolare è dedicato alla cosiddetta “foiba” di Basovizza, monumento nazionale, che è in realtà il pozzo di una vecchia miniera abbandonata. Documenti alla mano, a noi non risulta che dentro quel pozzo vi siano salme di infoibati, né i 300 metri cubi incisi sulla lapide fino all’anno scorso, né tantomeno i 500 metri cubi che sono comparsi sulla lapide solo un paio di mesi fa: per questo, per fare chiarezza storica e politica una volta per tutte, chiediamo che si apra il pozzo e si verifichi che cosa c’é dentro. Una volta verificato questo si potrà decidere se e perché andare ad inginocchiarsi sulla “foiba”, e in onore di chi.

a cura della Redazione de “La Nuova Alabarda”
direttore responsabile Claudia Cernigoi, C.P. 57 – Trieste Fax 040-577316

(1) La “Decima Mas” era quel corpo della marina militare dell’Italia fascista prima, e della RSI poi, che fu riciclato dagli angloamericani nel ’45/’46 in funzione anticomunista e costituì il nucleo originario della più nota struttura “Gladio” (il gladio era il simbolo della X Mas). Il suo capo, Junio Valerio Borghese, ha svolto un ruolo attivo nella politica italiana “dietro le quinte” fino agli anni ’70, quando scoppiò il caso del progettato golpe che porta il suo nome.

Interessantissimo anche il dibattito-scontro che ho trovato qui:

http://www.italia.indymedia.org/news/2002/12/131511_comment.php

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