Il cuore della terapia del prof. Bianchi per la mia CFS

Da ieri sono a letto con una specie di influenza (e non so se sia influenza): testa che sembra che traballi, zero febbre (anzi, 36.1….) come sempre,  e tantissima debolezza con, come in ogni volta in cui sto male , l’intestino bloccato, nonostante tisana digestiva, ecc. In questi casi, come sempre, salto la cena (ma non il pranzo) finchè non sento che sto meglio. Come alcuni di voi sapranno, insieme alla terapia blandamente antivirale con viruxan che durerà un anno e che ho iniziato il 1 dicembre , e che sto proseguendo con il consenso del medico omeopatico e naturopata che mi sta seguendo dai primi di dicembre , sto assumendo un’altra terapia.

Serplus, Viruxan , prima dell'arrivo delle capsule galeniche contenenti DHEA, tiroide secca suina , cordyceps ed altre cose.
Serplus, Viruxan , prima dell’arrivo delle capsule galeniche contenenti DHEA, tiroide secca suina , cordyceps ed altre cose.

Solo oggi ho visto il contenuto delle capsule che sto assumendo, una a giorni alterni:

Contenuto  GDT90  :

tiroide suina plv 0.2% 90mg
– vitamina b2 30 mg
– zinco chelato 20% 100mg
– tirosina 50mg
kelp del pacifico 30mg
-cellulosa microcristallina 500mg

Contenuto GDH50:

– DHEA 50mg
Cordyceps sinensis 100mg
Maca esv 50mg
Tribulus terrestris e.s. 80mg
Turnera aphrodisiaca esv 100mg
– zinco chelato 20% 20mg
– cellulosa microcristallina 500mg

Il contenuto è un insieme di integratori che sono noti (anche in alcuni studi in PubMED) per la loro attività antinfiammatoria e anche sull’asse ipofisi-surrene. Detto questo, le sto assumendo da appena 5 giorni , senza alcun effetto positivo , anzi, vi ho appena detto , sono a letto 😉

Il medico ha detto però una cosa interessante : o funziona entro un mese , o non funziona . Un saluto a tutti.

Aggiornamento del 24 dicembre 2015: a 10 giorni dall’arrivo delle capsule descritte qui sopra, mi accorgo che il pomeriggio , a partire dalle 16 , sto meglio , diminuisce la sonnolenza ed aumentano le energie. Di quanto, di un qualcosa che fa la differenza, con la CFS, lungi dal dire che sono come una persona normale della mia età, ma è già qualcosa. Contemporaneamente, il Serplus Complex ha smesso di darmi sonnolenza e mi rende più lucido, e così sono passato ad assumerlo la mattina. Ci sono voluti due mesi, mentre in persone con altre patologie minori, ben diverse dalla CFS, la sonnolenza dura 2-3 giorni al massimo. Ho riferito questo oggi al prof. Paolo Mainardi, creatore del Serplus Complex, dato che credo che il feedback preciso dei pazienti sia importante. Credo sia interessante che io con questa terapia riesca a ridurre la sonnolenza , dato che , Provigil (miracoloso) a parte, solo il cortisone riusciva in questa cosa, ma con l’enorme effetto collaterale di inibire la produzione endogena delle mie ghiandole surrenali. Questa terapia mi consente di affrontare meglio la maratona del blando antivirale Viruxan che mi provoca affaticamento, ma che devo prendere per almeno un anno per cercare di ridurre la presenza del virus EBV nel mio corpo, che è stato la causa della mia CFS nel lontano 1998.

I sopravvissuti all’Ebola non tornano tutti sani.

Uno studio su alcuni pazienti sopravvissuti al virus Ebola negli USA (qui l’articolo sul forum sulla ME/CFS) ha mostrato che anche quando il virus è stato debellato, i pazienti continuano ad avere grossi problemi neurocognitivi, molto simili alla CFS . Questo articolo dice anche un’altra cosa che mi riguarda da vicino, ovvero definisce “incredibile” che il CDC (Center for Control Disease americano) segua 10 pazienti colpiti dal virus Ebola mentre non segue il milione di malati di ME/CFS nè le conseguenze della mononucleosi infettiva, che provoca in circa il 10% dei pazienti la ME/CFS. Ecco, la statistica mi mancava ed è tremenda. Non mi sento più così, come mi ha definito la sostituta della dottoressa medico di base qualche settimana fa, uno “sfigato” per aver sviluppato quella che una volta si chiamava “sindrome postvirale astenica” dopo quella terribile mononucleosi.

Viruxan. Per un anno.

Aggiornamento : anche questa terapia purtroppo non ha dato risultati.

Dopo aver ricevuto notizia di un grande successo dell’antivirale a basso costo (e con scarsi effetti collaterali) Viruxan , da parte di una persona con CFS e come me positiva a HHV-7 in PCR, ma solo a partire dal settimo mese di assunzione (nel mio referto c’era scritto di prenderlo in effetti per almeno 1 anno) , ci riprovo. 1 Dicembre 2015 , inizio con Viruxan , per un anno. Gli effetti collaterali sono….maggiore stanchezza, il che è un macello , soprattutto per il lavoro, ma non posso mollare.

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Qui trovate alcuni studi su PubMed riguardanti l’efficacia del principio attivo di viruxan nei confronti di EBV , l’abstract di uno dei quali dice:

Isoprinosine, a synthetic purine derivative and a potentially useful immunostimulating agent, was tested for its ability to enhance lymphocyte responses to Epstein-Barr virus (EBV) antigens and to autologous EBV-transformed lymphocytes. Isoprinosine significantly enhanced the response of sensitized lymphocytes (i.e. from EBV-seropositive individuals) to EBV antigens, while it has no effect on the lack of response of unsensitized lymphocytes (i.e. from EBV-seronegative individuals) to these antigens. In addition, isoprinosine enhanced lymphocytes response to autologous EBV-transformed cells, and potentiated the generation of cytotoxic lymphocytes. From these observations, and since immunosuppression is commonly observed in EBV-associated malignancies and other EBV-induced disorders, it may be important to point out that the use of isoprinosine as an immunostimulating agent in patients with these diseases deserves serious consideration.

L’unico trial effettuato spiega delle cose molto interessanti (ma che i malati di CFS già sanno), ovvero che la terapia è stata efficace solo in un sottogruppo di pazienti con CFS (non tutte le CFS in effetti hanno origini virali) e che il tempo è un fattore determinante: in questa analisi temporale di 28 settimane (sette mesi), nelle prime 12 settimane (tre mesi) non c’era stato alcun incremento nelle citochine coinvolte nell’aggressione al virus, cosa che invece è avvenuta solo successivamente.

Ne parla anche il dr. Cheney in un interessante articolo dove spiega la differenza tra il principio attivo del viruxan e Kutapressin che è invece un vero antivirale.

Purtroppo, come già era avvenuto nel mese in cui l’avevo preso nel 2014, mi si blocca l’intestino e la stanchezza aumenta ancora di più , nonostante faccia di tutto, dall’alimentazione a passeggiate tutti i giorni, per evitare che succeda.

L’andamento del mio peso da quando ho iniziato la terapia con viruxan. credetemi che sto curando la dieta in modo molto attento ma è la stanchezza e la sonnolenza che paralizzano anche l intestino (o viceversa). ed è una maratona che durerà ancora 11 mesi. pensate che cammino tutti i giorni almeno mezz’ora.

Check-up

Tra oggi e domani esame clearance della creatinina ed esami del fegato per vedere le condizioni di fegato e reni per la tollerabilità del Provigil , come è necessario fare periodicamente. In realtà, questi esami serviranno anche per vedere il pre ed il post se deciderò di provare , per almeno sei mesi (ma tre mesi dovrebbero bastare per capire se ho benefici o meno) , la terapia antivirale che si è dimostrata efficace in un sottogruppo di un sottogruppo di pazienti con CFS con alto livello di anticorpi EBV con valaciclovir. Essendo scaduto il brevetto, il prezzo di questo farmaco si è notevolmente ridotto, ma rimane un salasso. Un mese di terapia costa intorno ai 250 euro (purtroppo non viene passato dal SSN per casi differenti da quelli di EBV, dato che è nato per scopi differenti).

CFS / ME , herpes virus e trattamento con antivirali (valgancyclovir e valacyclovir) nella sindrome da fatica cronica

Risalgono al 2006 studi pubblicati da cliniche statunitensi nella banca dati mondiale PubMed che mostrano una grande efficacia nei trattamenti (purché precoci) con antivirali in una sottopopolazione di pazienti con CFS con un alto livello di anticorpi contro herpes virus e virus di Epstein-Barr (ringrazio il mio amico Paolo per le informazioni dettagliate che mi ha fornito sul significato dell’antigene EA e su questo studio di Montoya).

I risultati degli esami sul livello di anticorpi ani Epstein-Barr virus (EBV) che ho eseguito a Pisa a fine 2013 . A Padova non è possibile effettuare il test del livello (numero) di anticorpi EBV , ma solo avere il dato positivo o negativo.

 

Nel documento A Primer on ME/CFS si scrive chiaramente che la ME/CFS è una nuova malattia dovuta ad herpesvirus umani, ma a livello mondiale non tutti sono d’accordo.

Queste schermate, tratte dall’illuminante documento disponibile in rete “A Primer on ME/CFS”  , mostrano quello che già da alcuni mesi del 2013 voleva essere il mio percorso di trattamento , dato che tutti gli altri (disintossicazione da metalli pesanti, antiossidanti, vitamina B12 , cortisone , acido alfa lipoico ecc. ) non hanno dato alcun risultato e non hanno fermato il progredire, negativo, della malattia. Da anni , nonostante non ci sia un unico marcatore specifico (ma ce ne sono molti !), si utilizza una tabella dell’Energy Index Point Score, che nel mio caso è passato in cinque danni da 7 a 5.

 

L’Energy Index Point Score, una cosa che ignoravo persino esistesse ma che chiunque si vede “mangiare le forze” con il passare del tempo ha ben chiaro nella propria mente.

Non sono stato più quello di prima dopo la mononucleosi, una malattia che ho contratto in modo fortissimo a causa del virus di Epsteinn-Barr , noto per essere anche causa di alcuni tipi di linfoma. Da piccolo, in seguito alla rosolia ho avuto problemi agli occhi. Insomma, i virus nel mio corpo hanno sempre causato reazioni molto forti.

Ho una immunodepressione, che è anche il motivo per cui non sviluppo febbre e mi ammalo spesso e ci sto un sacco di tempo a guarire. Una cosa tipo l’HIV, ma non l’HIV. E secondo logica, se per l’HIV la terapia di elezione è costituita da un cocktail di antivirali, li vorrei arrivare.

D’altra parte bisogna utilizzare l’antivirale giusto a seconda del virus, e nel mio corpo gli esami mostravano, fino a dicembre 2013, solo una pregressa infezione da mononucleosi ma inattiva (ma se facessi la PCR per l’EBV ?). Quando, appunto documentandomi senza sosta visto il peggiorare della mia salute , mi sono imbattuto in più di un documento che mette in correlazione non solo la CFS/ME ma anche la sclerosi multipla con l’HHV-6 e HHV-7 , mi sono rivolto a Immunologia, e alla fine a Infettivologia , chiedendo , a distanza di due anni dalla diagnosi di CFS, di verificare se uno di quei virus era attivo nel mio corpo. La sorpresa, e la gioia, durata poco, furono grandi , quando scoprii di avere il virus HHV-7 attivo nel corpo.

I risultati, per me molto incoraggianti, che mostravano un herpes virus attivo , a dicembre 2013

Immediatamente ho chiesto un consiglio ai malati di tutto il mondo che scrivono nel forum PhoenixRising sulla ME/CFS che per primi hanno confermato cosa sarebbe potuto succedere. Il farmaco migliore , il valgancyclovir, ma per i suoi effetti tossici il medico – mi dissero – potrebbe scegliere il valacyclovir. Oppure, mi dissero , “il medico potrebbe dirti che non è poi niente di così grave.”

La risposta al mio quesito su cosa fare in presenza di virus HHV-7 con sindrome da fatica cronica.

Negli USA (per chi se lo può permettere) ed anche in Belgio (ma anche in Italia a Pisa, non ho capito ancora bene se solo per i residenti in Toscana), in questi casi, si adotta una terapia antivirale a seconda del tipo di virus , come indicato in modo estremamente chiaro e dettagliato nello studioSubset-directed antiviral treatment of 142 herpesvirus patients with chronic fatigue syndrome” che conclude in questo modo : “The Group A herpesvirus CFS patients (no coinfections) returned to a near-normal to normal life (P = 0.0001). The long-term EIPS value increased (primary endpoint, P , 0.0001) with subset-directed long-term valacyclovir and/or valganciclovir therapy. Secondary endpoints (cardiac, immunologic, and neurocognitive abnormalities) improved or disappeared. Group B CFS patients (herpesvirus plus coinfections) continued to have CFS.”
Insomma, grandi belle notizie, ma …..

La doccia fredda

Purtroppo , almeno a Padova, l’infettivologo che mi sta seguendo non è del parere che ci siano antivirali efficaci (almeno con evidenza scientifica e per cui il trattamento sia previsto dal Servizio Sanitario Nazionale) contro l’herpes virus 6 e 7 ed il farmaco che vorrei mi venisse prescritto (e che è stato prescritto a Pisa dal centro CFS ad alcuni pazienti) è citotossico e quindi va utilizzato solo in situazioni di grande pericolosità. Ciònonostante, ci sono semplici (ma tassativi!) controlli da fare ed azioni da prendere per evitare danni irreversibili:

Controlli e punti chiave della terapia antivirale . Nessuna risposta per i primi sei mesi, il trattamento deve durare almeno 12 mesi . Nel caso di Valcyte (valgancyclovir) interrompere il trattamento in caso di rialzo dei valori degli enzimi epatici. Per il meno tossico valacyclovir, bere molta acqua. I successi migliori si hanno nei pazienti che hanno un EIPS più alto.

Non la pensa così (e non la penso così nemmeno io) il dr. Podell in questa bellissima pagina che sembrava riprendere esattamente il mio pensiero che alla domanda di perchè utilizzare un farmaco con forti effetti collaterali (si legge nella stessa pagina “Potential side-effects of Valcyte/Ganciclovir include suppression of white blood cells, red blood cells and/or platelets. Low white blood cells increases risk for infection; low red blood cells causes anemia; low platelets increase risk for bleeding. If not monitored, detected and reversed, these complications can be fatal. Fortunately, side-effects can usually be reversed by stopping the Valcyte or by lowering its dose.)  nella nostra patologia, risponde correttamente : ”

A good question, and there’s a good answer. We have no effective drug treatments for chronic fatigue syndrome at present. If your illness is severe enough, the potential benefit from Valcyte treatment for chronic fatigue syndrome HHV6, might reasonably be considered to be worth the potential risk. That’s the key decision that you and your physicians have to make. On balance, the answer for most patients will be no. But, for a few the balance of risks versus potential benefits might be attractive.

Consider this analogy to chronic fatigue syndrome HHV 6. If you had cancer or disabling rheumatoid arthritis or chronic hepatitis, specialists routinely recommend medicines that are as or more toxic than Valcyte. So too for chronic fatigue syndrome HHV 6. One weighs the risks of adding Valcyte treatment against the risks of not treating and letting the disease “take its course”. Not an easy decision since until double blind studies are done we can’t really know if this anti-viral drug might be a chronic fatigue syndrome cure.

Il trattamento antivirale che ha dato ottimi risultati in una sottopopolazione di pazienti con CFS come la mia.

Già, perchè ad un amico che ha la CFS e che vive in Toscana ed ha dovuto abbandonare il lavoro a causa della malattia (il rischio che corro io tra qualche anno se non fermo il progredire della malattia) , questo trattamento non ha funzionato. Il virus è stato eradicato (e forse poi è tornato), ma la stanchezza cronica no.
E’ sicuramente anche per questo che , nonostante ci sia una parte di persone che guarisce da questa malattia con trattamenti di lunga durata (da 6 mesi ad 1 anno) antivirali o antibiotici a seconda dell’infezione riscontrata (nel mio caso virale) , si continua correttamente a dire che la causa della malattia è misconosciuta (anche se quasi sicuramente infettiva) e anche la cura.

E’ comprensibile quindi l’atteggiamento prudenziale dei medici che mi stanno seguendo a Padova che pure hanno scelto in primo luogo un farmaco, lo Zadaxin , che è tra quelli che non hanno effetti collaterali e negli studi che ho letto ha dato buoni risultati ma…500 euro al mese di terapia a lungo termine, da un lato non sono sopportabili per me, dall’altro… vedremo tra meno di un mese se l’immunodepressione e la strana, inspiegabile iperbilirubinemia diretta che ho, miglioreranno.

A dire il vero, l’immunologo specializzando ha spezzato anche lui (come me) una lancia a favore del trattamento almeno con il valacyclovir (meno efficace con l’herpesvirus ma anche molto meno tossico e che in questo studio ha portato miglioramenti dopo sei mesi di trattamento a pazienti con CFS) anche se la sua proposta è caduta nel…silenzio. “Primo non procurare danno al paziente”, disse correttamente il medico. Ma se il paziente il danno ce l’ha già e anche grosso…

Insomma, questi mesi e questo anno per me , con la terapia giusta, potrebbero invertire la rotta del peggioramento che mi preoccupa anche perchè davvero non ho le forze per fare nient’altro che non sia il lavoro, e questo mi fa paura.

Nell’ultimo anno infatti si è aggiunta alla lunga serie di sintomi anche la tachicardia a riposo che era una cosa che avevano già altri amici con la CFS e che a me mancava e che dimostra senza dubbio un netto e pericoloso peggioramento.

La tachicardia, un sintomo in più che mi ritrovo dall’anno scorso con la CFS.

A Padova, tra le righe , sia gli specializzandi di immunologia che l’infettivologo condividono con me l’attenzione per il risultato del virus attivo (tant’è che fra sei mesi devo ripetere l’esame) , sul come tentare di sconfiggerlo però , io sarei per la via più radicale ed efficace, ma …. senza una prescrizione con ricetta rossa, la terapia costa 1800 euro al mese. Ovvero come negli USA se non hai l’assicurazione sanitaria.

Nelle slide qui sopra si parla di un gruppo A (solo infezione virale) o gruppo B (infezione virale + coinfezioni batteriche). La prima cosa che viene fatta in entrambi gli studi è verificare una coinfezione da Borrelia burgdorferi, Babesia microti ,A. phagocytophila attraverso la titolazione degli anticorpi nel siero , come pure la Antistreptolisina ( ho avuto, non trattata probabilmente per un anno,  anche una infezione da streptococco beta-emoltiico di tipo A nel 2008).

L’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A , diagnosticata tardivamente, in un referto del 2008.
Ci sono su PubMed oramai studi motlo chiari su tutte le analisi diagnostiche per un trattamento mirato con farmaci specifici in caso di infezioni attive da herpesvirus , Epstein-Barr virus e infezioni batteriche in pazienti con sindrome da fatica cronica.

Nel mio caso ho verificato solo l’assenza di infezioni da Borrelia Burgdoferi con il metodo Westernbot (detto anche Immunoblot), anche se è noto in rete che purtroppo spesso questo metodo da dei falsi negativi (dice che l’infezione non c’è anche quando c’è), ed è per questo che sono nati metodi più sensibili e indicativi per rilevare l’infezione, anche se non tutti i medici sono concordi (vedi per esempio An Enhanced ELISPOT Assay for Sensitive Detection of Antigen-Specific T Cell Responses to Borrelia burgdorferi). Non ho controllato l’assenza  di infezione da Babesia e A.  phagocytophila e vorrei farlo proprio per evitare un trattamento costosissimo e ineffficace perchè non prevederebbe il trattamento delle eventuali coinfezioni batteriche.

Il sistema immunitario si sbaglia o siamo noi che non sappiamo cercare ?

Spettacolare ed intellettualmente stimolante intervista su molti aspetti dell’approccio sbagliato, maledettamente sbagliato, da troppi anni, della medicina odierna su tutte le malattie che non si riescono a curare. E’ fin troppo ovvio che, anche quando nella pagina di immunologia dei migliori ospedali italiani si legge che le malattie autoimmuni sono dovute al sistema immunitario che “si sbaglia e attacca se stesso” , ci stiamo sbagliando. Il sistema immunitario non sbaglia un bel niente , riconosce davvero qualcosa di estraneo, ma noi non sappiamo ancora cercarlo. E finchè non si cerca bene, non si troverà mai niente.

http://www.cfsmagazine.it/interviste/studio-lipkin-lipotesi-dellinfezione-nervo-vago-lhhv-6-intervista-kristin-loomis-parte

Punti salienti

  • Le analisi utilizzate dal Dott. Lipkin nello studio del CFI sugli agenti patogeni della ME/CFS non hanno rilevato quel tipo di infezione ‘persistente, subacuta’ che alcuni ricercatori e medici ritengono sia presente nella sindrome da fatica cronica.
  • Agobiopsie della tiroide in pazienti affetti da ME/CFS potrebbe mettere in evidenza infezioni da herpesvirus/enterovirus.
  • Il co-scopritore dell’ HHV-6, il Dott. Dharam Ablashi, crede che in una percentuale tra il 15 e il 25% dei pazienti affetti da ME/CFS possa essere difficile rilevare una leggera infezione da HHV-6.
  • Kristin Loomis ha chiamato l’Ipotesi dell’infezione del nervo vago (VNIH) di Michael VanElzakker un ‘capolavoro’.
  • I valori di HHV-6 cromosomicamente integrato (ciHHV-6) possono aumentare nella ME/CFS e la riattivazione del ciHHV-6 potrebbe spiegare alcuni casi di ME/CFS.

 Antefatto

Cosa l’ha spinta a dar vita alla HHV-6 Foundation?

Kristin Loomis ha dato vita alla HHV-6 Foundation dopo che un familiare disabile ha risposto bene alla terapia antiviraleUn mio familiare completamente disabile ha risposto molto bene alla terapia antivirale (somministrazione endovenosa di foscarnet), dopo che le era stato trovato del DNA di HHV-6 a bassi livelli nel fluido spinale. I suoi sintomi erano identici a quelli di molti pazienti affetti da ME/CFS: disfunzioni cognitive, depressione, disfunzione autonomica, EEG anomalo e spossatezza debilitante. Il Dott. Dan Peterson, che ha sempre sospettato che l’HHV-6A avesse un ruolo nella CFS, mi incoraggiò, nel 2004, a dar vita ad una fondazione. Sono stata molto fortunata a trovare colleghi di grande talento, come il nostro direttore scientifico, Dharam Ablashi (co-scopritore dell’HHV6) e Mona Eliassen, che è stata presidente del nostro consiglio negli ultimi sei anni.

Lo studio Lipkin/Hornig di Chronic Fatigue Initiative sugli agenti patogeni

Quando ci siamo sentiti lo scorso settembre, aveva previsto che lo studio Lipkin/Hornig di CFI sugli agenti patogeni non avrebbe trovato patogeni (eccezion fatta per l’HHV-6 cromosomicamente integrato). Credo che molte persone si aspettassero che emergesse un significativo sottogruppo di pazienti affetti da herpesvirus, ma non lei. Ci può spiegare le ragioni di questa previsione?

Il tipo di analisi per lo screening iniziale che Lipkin e colleghi hanno usato nel primo passaggio funziona molto bene per virus ad alto numero di copie (come l’anellovirus) o per infezioni acute che producono grandi quantità di DNA virale nel plasma. Non funzionano altrettanto bene per infezioni persistenti e di basso livello di virus fortemente associati alle cellule.

…questo test ha confermato ciò che già sapevamo: non ci sono infezioni acute da herpesvirus nella ME/CFS

Le analisi condotte dal Dott. Lipkin potrebbero non essere abbastanza efficaci per la rilevazione del tipo di infezione da herpesvirus riscontrato nella ME/CFSLipkin ha utilizzato una PCR Consensus per l’herpesvirus, più o meno della stessa sensibilità di quella di un laboratorio commerciale, e quei laboratori quasi mai riescono a trovare DNA virale nel plasma di pazienti affetti da CFS/ME. Questo test ha confermato ciò che già sapevamo: non ci sono infezioni acute da herpesvirus nella ME/CFS, ma non ha risposto alla domanda se ci siano infezioni persistenti di basso livello da HHV-6 o uno qualsiasi degli altri “probabili sospetti”: chlamydophila pneumoniae, mycoplasma pneumoniae, enterovirus, Epstein-Barr Virus, HHV-6, Citomegalovirus, HSV-1, HHV-7, parvovirus B-19.

Essendo lontana una svolta tecnologica, dovremo probabilmente aspettare uno studio bioptico per rispondere alla domanda se ci siano infezioni persistenti di basso livello da parte di questi agenti patogeni in diversi sottogruppi di pazienti affetti da CFS. Ciò che questi “probabili sospetti” hanno in comune è che non circolano nel plasma dopo la fase acuta. Lipkin ha detto di avere in progetto la ricerca di segni di infezione (presumibilmente anticorpi). La speranza è che possa usare la sua notevole competenza per studiare più approfonditamente gli agenti patogeni che da lungo tempo si crede abbiano un ruolo nella ME/CFS.

Il Dott. Lipkin ha trovato l’anellovirus in circa i 2/3 dei suoi campioni, e uno studio recente effettuato alla Stanford ha evidenziato un’esplosione nella popolazione di anellovirus in pazienti trapiantati in trattamento immunosoppressore. Un recente studio australiano ha rilevato ulteriori evidenze di immunosoppressione in persone con sindrome da fatica cronica. Lipkin ha detto di non sapere cosa fare con queste scoperte, e che le sequenze di anellovirus trovate erano variabili. Se la sentirebbe di fare un tentativo per scoprire, se mai, cosa possa significare questo collegamento tra anellovirus e ME/CFS?

Al contrario di HHV-6 ed EBV, l’anellovirus è relativamente facile da trovare nel plasma, essendo un virus “ad alto numero di copie”. In uno studio, individui sani avevano un misero carico virale di 180000 copie, mentre pazienti con HIV avevano un carico virale di 3.7 milioni di copie per ml. Per contrasto, non ci si aspetterebbe di trovare più di 40-75 copie di HHV-6 o EBV nel plasma di un paziente con CFS, usando una metodica ultrasensibile e partendo con alti volumi di materiale, e che ricada sotto il livello di rilevazione in quasi ogni laboratorio. L’anellovirus è stato trovato anche in una percentuale significativa di soggetti di controllo sani. Se Lipkin trovasse un carico virale significativamente più alto in pazienti con ME/CFS, sarebbe un’importante scoperta, poiché lo studio di Stanford suggerisce che il carico di anellovirus sia un buon indicatore indiretto per lo stato generale del sistema immunitario.

Ci sono davvero tanti indizi che indicano una carenza immunitaria. Kristin Loomis

Se si ritiene che degli agenti patogeni persistenti abbiano un ruolo nella ME/CFS, allora ha senso che questi pazienti abbiano delle carenze immunitarie. Altrimenti tali agenti sarebbero sotto controllo. Mi ha fatto molto piacere sapere che il NIH ha stanziato dei fondi per un gruppo a Londra che studia la funzione delle cellule Natural Killer e la loro relazione con EBV, HHV-6 e CMV riattivati in pazienti con ME/CFS. Ci sono davvero tanti indizi indicano una carenza immunitaria.

Ad esempio, un nuovo studio del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases, ndt) ha appena dimostrato che bassi livelli di magnesio nei globuli rossi provoca una scarsa risposta da parte dei linfociti NK e T verso l’EBV, che dà luogo ad una infezione incontrollata da EBV, e più di uno studio suggerisce che i pazienti con CFS abbiano bassi livelli di magnesio nei globuli rossi. La riattivazione di HHV-6A in pazienti con sclerosi multipla è stata collegata a due specifici polimorfismi: IRF5 (che causa una riduzione nella produzione di interferone) e MHC2TA (che colpisce i geni MHC di classe II).

Il Dott. Lipkin ha annunciato, nel corso di una conferenza telefonica al CDC, di aver trovato DNA di HHV-6 nel plasma dell’1% dei soggetti di controllo e nell’1.4% dei pazienti. Sono gli stessi pazienti con il ciHHV-6?

Sì, credo di sì. Questa percentuale è esattamente quella che ci si aspetta basandosi sulla diffusione di ciHHV-6 nello 0.8% dei soggetti di controllo (negli Stati Uniti e nel Regno Unito) e nell’1.9% dei pazienti. È molto difficile non riuscire ad individuare pazienti con ciHHV-6 in qualsiasi test del DNA con PCR, poiché sono nati con una copia dell’HHV-6 integrata nei cromosomi di ogni cellula con nucleo, motivo per cui abbiamo supposto che siano quelli che lui ha scoperto, e nient’altro. Mi aspetto una spiegazione in proposito in una sua futura pubblicazione, una volta confermato lo stato integrato (dell’HHV-6, ndt).

L’ipotesi dell’infezione del nervo vago

È perfettamente logico pensare che una leggera infezione virale dei gangli sensoriali possa avere un marcato impatto sui sintomi dei pazienti, e che sia inoltre impossibile da rilevare nel plasma. Kristin Loomis

L’ipotesi dell’infezione del nervo vago (VNIH) per la sindrome da fatica cronica di Michael VanElzakker propone che un’infezione da herpesvirus difficile da individuare, come l’HHV-6 (o qualsiasi altro), a carico dei gangli sensoriali associati al nervo vago, possa innescare un perenne ‘comportamento di malattia’; ad esempio la ME/CFS. La teoria di VanElzakker potrebbe spiegare il motivo per cui i trattamenti antivirali spesso debbano essere prolungati perché abbiano effetto, perché sia così difficile individuare questi virus e perché gli sudi sulle citochine siano così variabili. Ci può dire la sua opinione su questa ipotesi?

Kristin Loomis chiama l’ipotesi dell’infezione del nervo vago un ‘capolavoro’Il saggio dell’ipotesi di VanElzakker è un capolavoro, uno dei migliori che abbia mai visto sulla ME/CFS negli ultimi dieci anni. Ha svolto un lavoro esemplare nel riunire informazioni da molte aree di studio differenti. È perfettamente logico pensare che una leggera infezione virale dei gangli sensoriale possa avere un marcato impatto sui sintomi dei pazienti, e che sia inoltre impossibile da rilevare nel plasma. Van Elzakker ha inoltre fornito il magnifico suggerimento di utilizzare anticorpi radiomarcati per identificare virus specifici nelle cellule gliali e nei tessuti cerebrali. Spero che lui e altri possano avere successo nel perseguire quest’idea.

L’unica piccola obiezione è che mi sarebbe piaciuto che avesse ampliato la sua ipotesi oltre il nervo vago. HHV-6, VZV e HSV-1 latenti sono stati trovati in altri nervi cranici, così come nel tronco encefalico e nel sistema limbico. In uno studio autoptico tedesco, il DNA di HHV-6 è stato trovato nel 25% dei gangli vestibolari, nel 30% di quelli trigeminali, nel 40% dei genicolati e nel 55% dei dorsali, quasi sempre come co-infezione di VZV o HSV-1. Si sospetta che l’HHV-6A entri nel cervello attraverso il nervo olfattivo, e si ritrova anche nel bulbo olfattivo.

Maggiori informazioni sull’ ipotesi dell’infezione del nervo vago (in inglese).

HHV-6 ed herpesvirus

“Dharam Ablashi …ipotizza che il 15-25% dei pazienti affetti da ME/CFS possa avere una leggera e persistente infezione da HHV-6” Kristin Loomis

Abbiamo un’idea di che percentuale di persone con sindrome da fatica cronica (ME/CFS) abbia un’infezione da herpesvirus-6 attiva?

Riteniamo che la ME/CFS sia abbastanza eterogenea con molteplici infezioni e co-infezioni. Dharam Ablashi, il nostro direttore scientifico, nonché autore di oltre 90 saggi su HHV-6 ed EBV, ha detto che sulla base del suo passato lavoro con i campioni ipotizza che il 15-25% dei pazienti affetti da ME/CFS possa avere una leggera e persistente infezione da HHV-6. Dharam ha scoperto l’HHV-6 nel laboratorio di Bob Gallo al NCI/NIH ed è inoltre uno dei fondatori sia della IACFS che della  EBV Association.

Maggiori informazioni sul Dott. Ablashi (in inglese).

Sono disponibili dei test più sensibili per l’HHV-6?

Nonostante sia molto facile identificare un’infezione primaria o una riattivazione acuta dell’HHV-6 in un paziente trapiantato attraverso test del DNA con PCR, è molto difficile identificare una lieve e persistente infezione in un organo.

“…si può morire di una miocardite persistente da HHV-6 senza che ve ne siano tracce nel plasma.” Kristin Loomis

L’HHV-6 può causare malattie e persino la morte, senza nemmeno presentarsi nel sangueUna volta insediatosi nei tessuti, l’HHV-6 si diffonde da cellula a cellula attraverso la parete cellulare. Difatti, si può morire di una miocardite persistente da HHV-6 senza che ve ne siano tracce nel plasma. Similmente, si può avere un’infezione persistente nel fegato, con livelli di DNA di HHV-6 appena visibili nel sangue. E il virus non deve nemmeno essere in fase di replicazione perché disturbi le funzionalità. Un recente studio ha dimostrato che persino le cellule infettate in maniera latente dall’HHV-6 producono chemochine che attraggono chimicamente monociti pro-infiammatori.

Dan Peterson è riuscito a trovare HHV-6A in alcuni campioni di fluido spinale e plasma, ma ha utilizzato una PCR nidificata ultrasensibile presso un laboratorio privato, e quel laboratorio non offre più tale test. I laboratori commerciali generalmente non utilizzano la PCR nidificata, perché richiede tempo ed è soggetta a falsi positivi.

Una modo per aumentare la sensibilità è quello di iniziare con un grande volume di materiale, per poi utilizzare una centrifuga ad alta velocità per concentrare il materiale prima di analizzare il DNA. Diversi gruppi che studiano l’HHV-6A nella sclerosi multipla hanno usato questo tipo di analisi ultrasensibile per rilevare livelli molto bassi di DNA di HHV-6 nel plasma. Altrimenti, dicono sia come cercare un ago in un pagliaio. Esistono delle nuove e promettenti tecnologie, ma le analisi richiedono molto tempo per essere effettuate.

La presentazione di Lassner al Simposio sui Virus di un paio d’anni fa sui problemi al cuore associati all’herpesvirus è stata affascinante. Mi disse all’epoca che i ricercatori negli Stati Uniti semplicemente non cercavano agenti patogeni nemmeno in persone con problemi di cuore ‘idiopatici’, ossia difficili da spiegare. È cambiato questo approccio nel corso di questi due anni?

Non è cambiato niente. La maggior parte dei pazienti con miocarditi virali o cardiomiopatia dilatativa negli Stati Uniti non viene mai a sapere se possa avere un virus curabile nel tessuto cardiaco. In Germania, ai pazienti viene regolarmente effettuata una biopsia cardiaca e vengono trattati sulla base degli agenti patogeni rilevati: alte dosi di Ig endovena per il parvovirus B19, interferone per l’enterovirus, Valcyte per l’HHV-6 e il CMV, Valtrex per l’EBV. Il motivo principale per cui la maggior parte delle biopsie negli anni 80 è stato vietato è che una piccola parte delle biopsie cardiache aveva delle complicazioni. Comunque, 25 anni dopo, la percentuale di complicazioni è irrisoria. Un cardiologo tedesco mi ha detto che il loro gruppo ha condotto più di 5000 biopsie (effettuate con un piccolo catetere attraverso una vena) senza una singola complicazione. Eppure, per ragioni che non comprendo, non ci sono movimenti negli USA per cambiare le linee guida in modo che permettano biopsie cardiache.

Infezioni attive da HHV-6 attive sono state sicuramente associate ad una grande varietà di disturbi, inclusi sette diversi tipi di encefalite, nove differenti complicazioni da trapianto, due diversi tipi di convulsioni, ecc… e ‘probabilmente associate’ a molte malattie (sclerosi multipla, sindrome da fatica cronica, epilessia, malattie cardiache, malattie al fegato, AIDS, cancro, ecc…). La presentazione del Dott. Peterson alla conferenza di Parigi sull’HHV-6 ha indicato come infezioni attive da HHV-6 fossero presenti in una parte dei suoi pazienti. Cosa servirebbe perché la sindrome da fatica cronica uscisse dalla categoria delle malattie ‘probabilmente associate’, agli occhi della comunità medica?

“L’evidenza diretta di un’eziologia infettiva è sempre molto lenta ad essere accettata.” Kristin Loomis

Secondo Kristin Loomis, l’impegno per esplorare a fondo il ruolo che giocano gli agenti patogeni nelle malattie semplicemente non è presente, allo stato attualePurtroppo, non credo che nel breve periodo andremo molto lontani. Anche se venissero stanziati fondi per un registro dei cervelli e dei tessuti per i pazienti affetti da ME/CFS, e gli scienziati trovassero un’evidenza diretta di molteplici agenti patogeni nell tessuto cerebrale, probabilmente ci vorrebbero ancora 20 anni per convincere i neurologi. L’evidenza diretta di un’eziologia infettiva è sempre molto lenta ad essere accettata. Ad esempio, livelli patogeni di HHV-6B sono stati trovati in una larga percentuale di resezioni cerebrali fresche di pazienti con epilessia refrattaria in molti studi, e l’HPV è stato recentemente scoperto in campioni di cervello da pazienti con epilessia con displasia focale di tipo IIB; eppure, queste scoperte sono state largamente ignorate dalla comunità degli specialisti. Lo stesso è accaduto ovviamente con l’helicobacter pylori e l’ulcera, e potrei fare innumerevoli altri esempi.

Consideriamo quanto lentamente si cerca di risolvere il problema della nevralgia post-erpetica. Gli scienziati sospettavano che il virus della varicella fosse latente nei neuroni dei gangli umani da 100 anni, prima che si stabilisse definitivamente che il VZV infetta in maniera latente i gangli umani; e gli esperti stanno ancora dibattendo se il VZV persistente causi la nevralgia post-erpetica. Se c’è voluto così tanto tempo per fare progressi col fuoco di Sant’Antonio e la nevralgia post-erpetica, con un gran numero di importanti istituzioni e ricercatori a disposizione, non c’è molta speranza che si trovi una risposta veloce per la ME/CFS, con così pochi fondi e così pochi ricercatori interessati.

Se potesse scegliere una cosa da risolvere riguardo l’HHV-6 in questo momento, quale sarebbe?

Vedrei con piacere uno studio con biopsia ad ago sottile della tiroide su infezioni da HHV-6A, parvovirus B19 ed enterovirus in pazienti con CFS/ME per tre ragioni: 1) non c’è ragione di sospettare una malattia subclinica alla tiroide in un numero significativo di malati di ME/CFS, 2) la tiroide potrebbe essere un buon indicatore indiretto del cervello/nervo vago, per determinare il tipo di infezione, e 3) solo l’1% della popolazione generale ha una storia di malattia tiroidea. Eppure, molti medici dicono che almeno la metà dei loro pazienti affetti da ME/CFS ha una storia di malattia tiroidea.

C’è stato uno studio svedese molto affascinante, riportato su Lancet nel 2001, che esaminava le biopsie ad ago sottile su 219 pazienti con fatica cronica. Un sorprendente 40% di questi pazienti aveva una tiroidite linfocitaria cronica, nonostante la metà di essi avesse livelli tiroidei normali o quasi normali. Inoltre, un recente studio italiano ha riscontrato che l’82% dei campioni di tessuto da biopsia ad ago sottile di pazienti con la tiroidite di Hashimoto erano positivi al DNA di HHV-6, rispetto al solo 10% riscontrato nei soggetti di controllo! E ancora, hanno dimostrato che l’infezione era attiva, non latente. Anche gli enterovirus, il parvovirus B19, l’EBV e l’HSV-1 infettano la tiroide.

Il primo della lista, comunque, sarebbe un trial clinico per bambini con stato epilettico indotto da HHV-6B (convulsione prolungata). Da uno studio durato 10 anni finanziato dal NIH, sappiamo che 1/3 degli stati epilettici febbrili è causato dall’HHV-6B. La mortalità è di oltre il 20% e i bambini che sopravvivono spesso hanno ritardi mentali o sviluppano epilessia, eppure a questi bambini con convulsioni indotte da HHV-6 non viene somministrata alcuna terapia antivirale.

Al Simposio sui Virus di un paio di anni fa, il Dott. Robert Gallo, co-scopritore dell’HHV-6, ha detto che l’HHV-6 era un virus alla ricerca di una malattia, e che una volta trovata una, se mai accadesse, la ricerca partirebbe spedita. L’ho inteso come a voler dire che l’HHV-6 appariva e si comportava in maniera pericolosa, ma nessuna malattia specificamente causata dall’HHV-6 era stata ancora identificata. Siamo oggi più vicini al trovare quel tipo di malattia caratteristica da HHV-6?

La malattia più vicina ad essere caratteristica è l’encefalite limbica. Infatti, l’8-10% dei pazienti sottoposti a trapianto di sangue da cordone ombelicale sviluppa una encefalite limbica da HHV-6B, secondo una recente meta-analisi.

L’HHV-6 è molto simile al CMV (HHV-5), nel senso che ha un ampio tropismo cellulare e per questo causa una serie di complicazioni nei pazienti sottoposti a trapianto, dalle convulsioni alle malattie polmonari, alla retinite e all’insufficienza epatica. I medici che praticano trapianti la chiamano “Malattia da CMV”. Credo che potremmo chiamare questa patologia “Malattia da HHV-6”. Vorrei che potessimo darle un nome migliore!

HHV-6 cromosomicamente integrato

C’è anche la questione dell’HHV-6 cromosomicamente integrato (ciHHV6). Approssimativamente l’1% della popolazione nasce con l’HHV-6 integrato nel DNA. Test del DNA con PCR su campioni di sangue intero indicano che questo gruppo ha livelli di DNA di HHV-6 nel sangue molto, molto alti; livelli (>1000000 di copie/ml nel sangue intero, >1000 copie/ml nel plasma) visibili altrimenti soltanto in pazienti trapiantati con encefalite e pazienti con reazione da farmaco con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS – Drug Reaction with Eosynophilia and Systemic Symptoms). Gli alti numeri indicano che una persona ha l’HHV-6 integrato nel genoma di ogni cellula dotata di nucleo. Mentre la maggior parte delle persone con ciHHV-6 sono sane, il virus può riattivarsi al presentarsi di alcune condizioni. Qualcuna di queste condizioni si verifica nel caso della sindrome da fatica cronica (ME/CFS)?

L’HHV-6 cromosomicamente integrato e riattivato potrebbe giocare un ruolo in una piccola quota di persone con ME/CFSSì. Peter Medveckzy dell’Università della Florida del Sud, sta lavorando sulla connessione tra ciHHV-6 e CFS da molti anni, in collaborazione sia con Jose Montoya che con Dan Peterson. In uno studio recente, ha coniato un nuovo termine per riferirsi ai pazienti ciHHV-6 con ME/CFS. La chiama “Sindrome da HHV-6 ereditato” ed è convinto che il ciHHV-6 possa essere eccessivamente rappresentato nella ME/CFS. È anche eccessivamente rappresentato in bambini segnalati per la valutazione per l’encefalite al 3.3%. La nostra fondazione sta incoraggiando ulteriori ricerche su questa patologia, per la possibilità molto concreta che alcuni farmaci (come gli inibitori dell’HDAC) possano causare una riattivazione dell’HHV-6 in pazienti con ciHHV6.

Alla Conferenza di Parigi, un gruppo di ricercatori comprendente il Dott. Montoya ha descritto come molti pazienti che avevano ciHHV-6 siano stati trattati con successo. Dopo ulteriori esami, hanno scoperto che questi individui non avevano semplicemente il ciHHV-6, ma erano anche infettati da un diverso ceppo di HHV-6 preso da un altro individuo, e sembrava che i problemi neurologici sperimentati da questi pazienti non fossero dovuti al virus cromosomicamente integrato ma, forse, ad un ceppo di HHV-6 acquisito in comunità. È raro che una persona abbia sia il ciHHV-6 che un’infezione da un ceppo separato di HHV-6, o sappiamo che accade?

Sì, Medveczky ha riportato che i pazienti affetti da CFS con ciHHV-6 si riattivavano con ceppi di HHV-6 acquisiti in comunità, a suggerire che dal momento che erano nati con l’integrazione di HHV-6, non potevano mettere in atto una risposta immunitaria nel momento in cui incontravano altri ceppi o quando il loro ceppo si riattivava in risposta a stimoli specifici. Ogni paziente affetto da CFS con risultati positivi per il DNA di HHV-6 nel plasma dovrebbe esaminare lo stato del ciHHV-6 e contattare il registro del ciHHV-6 della HHV-6 Foundation.

L’arginina riduce la riproduzione del virus Epstein-Barr (ma non si può prendere continuamente)

Vi ricorderete che in un post oramai di alcuni fa avevo parlato della bioarginina come dell’unica cosa che migliorasse un po’ la mia stanchezza (che ha avuto origine dalla mononucleosi causa dal virus Epstein-Barr). Cercando nei giorni scorsi qualcosa a riguardo mi sono imbattuto in uno studio dove si dice da un lato che la chemioterapia riattiva il virus, dall’altro che l’arginina , nella giusta concentrazione , rallenta la riattivazione come pure la riproduzione dei linfociti B infettati che causano alcuni tipi di linfoma.

Che c’entri questo virus con la mia stanchezza cronica è una cosa che penso da sempre, purtroppo però al momento non c’è cura per debellarlo. (link allo studio in inglese pubblicato su PubMed). (altro link su terapia genica)

Il Nagalase nel sangue e la terapia con GcMaf

Pochi giorni fa mi è arrivato dal laboratorio analisi di Civitavecchia il referto del Nagalase che misura l’attività di un enzima secreto in quantità superiori al valore di riferimento nel caso di tumori o infezioni virali attive (HIV, EBV, ecc.). Come sapete io sono stato colpito dal virus Epstein-Barr e purtroppo non ho mai avuto una remissione completa. Il mio rapporto CD4/CD8 è inferiore ai valori normali (1) e sono purtroppo afflitto dalla sindrome della stanchezza cronica (CFS).

Il mio referto del Nagalase.

Il valore riscontrato nel mio campione di sangue è 1,80 contro un range di 0,32-0,95. Purtroppo devo ancora completare degli esami molto costosi (sicuramente il DNA Adducts) prima di poter avere un riscontro ed una possibile terapia, dopo mille e mille che non hanno funzionato. Potrei facilmente sapere se una terapia funziona, non solo riscontrando in me stesso minore stanchezza ma soprattutto vedendosi ristabilire negli esami di tipizzazione Il linfocitaria il corretto rapporto CD4/CD8.

Il risultato fuori dalla norma del Nagalase potrebbe essere una buona notizia, infatti di solito è indice del fatto che una terapia con GcMaf possa funzionare, ed è questa al momento l’unica speranza che ho di stare meglio. Prevedo di iniziare la terapia di GcMaf verso la fine di quest’anno (purtroppo anch’essa abbastanza costosa).

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Ma cos’è il Nagalase ? Ho tentato di tradurre in italiano dal sito http://www.europeanlaboratory.nl/documents/Nagalase%20in%20bloed%20eng.pdf?PHPSESSID=77bf658f4449ace6a4b3e677207fe700.

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Il Nagalase è un test per monitorare l’efficacia della terapia per il cancro e alcune infezioni virali, incl. HIV , EBV (Epstein-Barr) ecc.

Nagalase NEL SIERO / PLASMA
Il test misura l’attività di alfa-N-acetilgalattosaminidasi (Nagalase) nel sangue.

Nagalase è un enzima extracellulare matrice degradante che è secreto in quantità maggiori del normale dalle cellule cancerose nel processo di invasione tumorale. E ‘anche un componente intrinseco della proteina di rivestimento di vari virioni, come HIV, virus di Epstein-Barr (EBV), herpes zoster e il virus dell’influenza. Così, è secreto dalle cellule infettate da virus.

Il Nagalase procede alla deglicosilazione della  proteina DBP che si lega alla vitamina D3 (per l’uomo meglio conosciuta come proteina Gc). La proteina Gc è il precursore per il fattore attivante i macrofagi (MAF). La proteina Gc è composta da un trisaccaride costituito da una doppia ramificazione di N-acetilgalattosamina e galattosio e terminazioni di acido sialico. Attraverso la deglicosilazione, il trisaccaride (completo) viene rimosso dalla proteina Gc. Questo  proteina Gc deglicosilata non può più essere convertita in MAF.

Normalmente il  MAF è prodotto dalla proteina GC mediante rimozione sequenziale della terminazione di acido sialico e galattosio da beta-galattosidasi e sialidasi, selettivamente, con N-acetilgalattosamina come lo zucchero rimanente. L’attivazione dei macrofagi per fagocitosi e la presentazione dell’antigene sono il primo passo nella cascata sviluppo immunitario. Se il precursore viene perso si apre la strada alla immunosoppressione.

L’aumento dell’attività Nagalase è stato rilevato nel sangue di pazienti con un’ampia varietà di tumori, come il cancro della prostata, della mammella, del colon, del polmone, esofago, stomaco, fegato, pancreas, rene, vescica, testicolo, utero e ovaio, mesotelioma, melanoma, fibrosarcoma, glioblastoma, neuroblastoma e vari tipi di leucemia. (1, 3,4).  Per vari tipi di tumori, sono stati riscontrati differenti livelli di attività Nagalase .(7) Risulta che la capacità secretoria del tessuto tumorale individuale varia tra tipi di tumore a seconda delle dimensioni del tumore, messa in scena, e il grado di malignità o invasività .(7) L’aumento attività Nagalase non è stato rilevato nel sangue di individui sani (1).

L’attività Nagalase è direttamente proporzionale alla massa tumorale attiva (1,2, 9). Vari studi correlano livelli nagalse con massa tumorale suggeriscono che la misurazione di questo enzima in grado di diagnosticare la presenza di lesioni cancerose al di sotto di livelli rilevabili da altri metodi (1). Nelle analisi diagnostiche effettuate In studi di ricerca, l’attività Nagalase diminuita fino quasi al livello di controllo dei pazienti senza tumore un giorno dopo la rimozione chirurgica dei tumori da pazienti oncologici, suggerendo che il valore di emivita di nagalse è inferiore a 24 ore. (1, 6). La breve emivita di Nagalase è preziosa per la prognosi della malattia durante varie terapie (1,5).

Il Nagalase è il componente intrinseco della proteina di rivestimento gp160 dei virioni HIV e dell’involucro della proteina emoagglutinina (HA) del virus dell’influenza. Attività Nagalase è la somma delle attività enzimatiche svolte sia da virioni HIV e delle proteine “tolte dall’involucro” (scusate la traduzione penosa,NdR) (.)4

ALTRE MALATTIE IMMUNITARIE
L’aumentata attività di Nagalase è stato rilevata nel sangue di pazienti con la malattia autoimmune lupus sistemico eritematoso (8).

INDICAZIONI DI PROVA
Il Nagalase nel sangue è un test sensibile per monitorare l’efficacia della terapia nel cancro e certe infezioni virali, compreso l’HIV. A causa della breve emivita del Nagalase, il metodo è adatto per il monitoraggio virale di vari tipi di terapia. La grande sensibilità del test può aiutare il medico / oncologo ad ottenere una migliore comprensione della terapia e per perfezionare il trattamento.

Nota: i valori possono essere influenzati da alcuni farmaci utilizzati nei cinque giorni che precedono prelievo di sangue. Il consumo di farmaci deve essere indicato sul questionario presentato con il modulo di richiesta.

EDIT: le persone che conosco con CFS non hanno avuto alcun beneficio dalla terapia con GcMAF.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Korbelik M., VR Naraparaju and N Yamamoto. The value of serum alfa-N-acetylgalactosaminidase measurement for the assessment of tumour response to radio- and photodynamic therapy. British Joumal of Cancer (1998) 77(6), 1009-1014

2. Reddi AL et al. Serum alpha-N-acetylgalactosaminidase is associated with diagnosis/prognosis of patients with squamous cell carcinoma of the uterine cervix. Cancer Lett. 2000 Sep 29;158(1):61- 4.

3. Yamamoto N. and Urade M. Pathogenic significance of alpha-N-acetylgalactosaminidase activity found in the hemagglutinin of influenza virus..Microbes Infect 2005 Apr;7(4):674-81. Epub 2005, Mar 22.

4. Yamamoto N. Pathogenic significance of alpha-N-acetylgalactosaminidase activity found in the envelope glycoprotein gp160 of human immunodeficiency virus Type 1. AIDS Res Hum Retroviruses. 2006 Mar;22(3):262-71.

5. Yamamoto N. Immunotherpy for prostate cancer with GC Protein-derived macrophage-activating factor, GcMAF. Translational Oncology. Vol 1, no 2 june 2008, [pp 65-72.

6. Yamamoto N et al. Therapeutic efficacy of vitamin D3 binding protein derived macrophageactivating factor for prostate, breast and colon cancers. Cancer Res. Proc. 38; 31 (1997)

7. Yamamoto N. et al. Deglycosylation of serum vitamin D3-binding protein leads to immunosuppression in Cancer Patients. Cancer Research 56 : 2827-2831, june 15, 1996

8. Yamamoto N. et al. Deglycosylation of serum vitamin D3-binding protein by alpha-N- acetylgalactosaminidase detected in the plasma of patients with systemic lupus erythematosus. 1997, Clin. Immunol Immunopathol. Mar;82(3):290-8,1997

9. Yamamoto N. et al. Prognostic Utility of Serum a-N-Acetylgalactosaminidase and Immunosuppression Resulted from Deglycosylation of Serum Gc Protein in Oral Cancer Patients. Cancer Research 57, 295-299, 1997

10. Yamamoto, Nobuto (Philadelphia, PA). Preparation of potent macrophage activating factors derived from cloned vitamin D binding protein and its domain and their therapeutic usage for cancer, HIV-infection and osteopetrosis.

 

Intossicazione da mercurio ed alluminio: il secondo mineralogramma

E’ arrivato ieri dalla Mineral Test il referto del secondo mineralogramma dei miei (pochi) capelli: mercurio in netta diminuzione , diminuzione dell’alluminio, “esplosione” del Nichel. Sono contento di questi primi risultati anche se devo dire che la mia stanchezza cronica non è per niente diminuita, soprattutto nell’ultimissimo periodo, ma credo che c’entri anche una brutta bronchite e una faringite recenti ; la polisonnografia che ho fatto pochi giorni fa ha mostrato un peggioramento del livello di ostruzione delle vie aeree del sonno, passato da lieve a medio-grave, perfettamente compatibile con l’infiammazione che avevo in gola nel momento dell’esame.

Ora dopo due settimane di aerosol con la magica triade (Fluibron, Clenil e Broncovaleas) , sto un po’ meglio. A giorni riceverò l’integrazione mirata, ovvero l’elenco della preparazione di antiossidanti per continuare la disintossicazione. Anche questa volta risulto avere un basso livello di selenio, probabilmente perchè viene utilizzato per espellere il mercurio. Ho provato, incoraggiato dal basso livello del mercurio riscontrato, a provare a prendere l’acido alfa lipoico insieme agli altri sali minerali dell’integrazione mirata (Rame 0,5 mg/die, Zinco 5 mg/die, Selenio 0,05 mg/die, Vitamina C (Acerola titolata 50%) 800 mg/die, per 3 mesi), voglio provarlo per alcuni giorni prima di scrivere qui le mie sensazioni. Purtroppo però , checchè ne dicano alcuni, esistono studi che spiegano che l’acido alfa lipoico da solo non possa drenare il mercurio dal cervello e dai reni, e con il DMSA ho avuto brutti effetti collaterali.  Uno stesso studio che spiega i grandi vantaggi dell’utilizzo dell’acido alfa lipoico, ammette infatti :”There was disconcerting evidence from this study, however, that ALA may also alter the tissue distribution of mercury and other heavy metals. Although levels of inorganic mercury andmethylmercury in the kidney dropped significantly, levels of inorganic mercury also increased significantly in the brain, lung, heart, and liver tissue. Methylmercury levels had also increased in the brain, intestine and muscle of the rats given ALA. The same phenomenon occurred in rats exposed to cadmium and given the same doses of ALA. Levels of cadmium in the liver dropped (where cadmium is most frequently stored) but increased in the kidney and muscle. The same was true in rats given copper and ALA; all tissues examined had increased levels of copper, except for the liver (where copper usually accumulates) where levels had dropped. In all cases the pattern was the same; the tissues that concentrated the metal (blood, spleen, and kidneys in the case of methylmercury) had reduced concentrations, while other tissues appeared to have a greater concentration.”. Conclude quindi che, proprio per evitare che il mercurio di sposti dagli organiche ne hanno di più a quelli che ne hanno di meno, “In the absence of data from human trials, however, it can only be suggested that ALA be used as an adjunct to chelation with the standard dithiols, DMPS and DMSA”. Ad ogni modo tempo al tempo.


In compenso ho realizzato un link che trovate qui a destra, “Andamento mineralogramma” con un grafico interattivo dell’andamento degli esami dei minerali tossici riscontrati nell’analisi tissutale. Purtroppo , e non me lo nascondo, l’origine dei miei mali insieme ad una intossicazione da mercurio (la mia prima allergia al thimerosal, ovvero i sali del mercurio , risale al 1993 ma ho tolto le otturazioni solo vent’anni dopo) sta nella mononucleosi che presi nel 1998. Sul sito americano dedicato alla sindrome di Gilbert (altra patologia che ho e  che è nata più o meno all’età di 24 anni) , si legge che chi ce l’ha ha quattro volte di più la possibilità di sviluppare la CFS , ovvero la sindrome da stanchezza cronica, che ho io. E ancora spiega che ci sono dei trigger , ovvero degli eventi, che possono scatenare questa mutazione genetica, uno dei quali , insieme agli antibiotici, è guarda caso l’Epsteinn-Barr Virus, “l’infezione che mi ha cambiato la vita” come ho scritto in un post di questo blog.

L’infezione che mi ha cambiato la vita

Avevo 24 anni, nel 1998, quando ho contratto una forma molto violenta di mononucleosi; i medici temevano in primis che avessi contratto il virus dell’HIV, perchè avevo i linfonodi grandi come palline da tennis, febbre elevatissima (mentre nella maggior parte dei casi non supera i 37.5) . Il peggio però, arrivò dopo: da quell’anno mi stanco con una facilità incredibile, vado a letto la sera entro le dieci e mezza, insomma, zero uscite la sera.

Non ne faccio un dramma – soprattutto quando vai dopo un incidente stradale a farti i plantari e vedi ragazzi di 18 anni con un gamba in meno – però indubbiamente la mia vita è cambiata e spero che in futuro la scienza trovi qualcosa che mi consenta di tornare a poter aver più ore di “vita”.

Complicanze della mononucleosi infettiva

Già, perchè allo stato attuale, la maggior parte delle ore della mia vita utile (quella in cui non dormo), è dedicata al lavoro. Appena torno a casa, cena e letto. Ho trovato in rete questo opuscolo sulla mononucleosi realizzato dall’ospedale Careggi di Firenze che parla della mononucleosi infettiva, e delle possibili complicanze. In effetti, nella slide 30 si parla proprio sia della CFS (sindrome da stanchezza cronica), per la quale però non c’è una relazione certa, sia di astenia persistente e ipersonnia.

E, primo nella lista, streptococco B-emolitico di gruppo A (che ho da qualche anno) con infezioni delle vie aeree: ovvero, le mie continue faringiti.

Il risultato del tampone faringeo del 2008, purtroppo un bel po’ tardivo, che mostra infezione da Streptococco beta-emolitico di gruppo A.

E ancora: http://www.albanesi.it/Salute/mononucleosi.htm

Dopo l’infezione, il virus di Epstein-Barr stabilisce un’infezione latente, che permane e può riattivarsi periodicamente. Altre conseguenze più spiacevoli della mononucleosi sono state scoperte solo recentemente. In alcuni individui (soprattutto di sesso femminile) permane un’alterazione degli equilibri endocrini che porta a uno stato di stanchezza persistente, la sindrome da stanchezza cronica, una vera e propria patologia, spesso invalidante. Per evitare facili allarmismi e la possibilità di confondere un periodo di stanchezza successivo alla mononucleosi con l’instaurarsi di una nuova condizione patologica, la sindrome da stanchezza cronica (CFS, Chronic Fatigue Syndrome) è ormai facilmente riconoscibile in centri specializzati (per esempio il soggetto presenta un’alta dolorabilità di punti ben precisi).

Tumori associati ad infezione da Epsteinn-Barr Virus (mononucleosi)

Complicanze più gravi – Nei casi di immunosoppressione, sia essa congenita o acquisita in seguito ad altre malattie o trattamenti clinici, l’infezione del virus di Epstein-Barr può portare a gravi casi di infezioni croniche e neoplasie ai linfonodi. La ricerca medica si sta concentrando sulla possibile relazione tra tumori e altre malattie (come la sclerosi o l’AIDS) e l’infezione da virus di Epstein-Barr.