Non è solo l’ISIS, è un mondo violento che genera violenza. Ovunque.

Ho trovato molto interessante l’articolo “La scomparsa dell’individuo ci minaccia” , insieme ad altri editoriali che recentemente sono apparsi sul Mattino di Padova ed altre testate nazionali. Quello su cui concordano in molti analisti ed opinionisti (certo, dovreste lasciar perdere le trasmissioni-spazzatura in tv delle reti Mediaset) é che il problema della violenza e del terrorismo non é più un problema che arriva da fuori ma che già si trova dentro l’Europa. E non solo. Proprio pochi giorni fa , dopo l’incidente ferroviario che è costato la vita a molte persone ho trovato particolarmente illuminante un commento che invitava a non cadere nel facile gioco delle (pur esistenti, ci mancherebbe) responsabilità individuali, perché se inizia a non funzionare più niente è perché il sistema in cui si lavora, o si vive, é profondamente sbagliato.
Volendo sintetizzare al massimo, il succo è che una società violenta crea violenza e che quando la competitività sfrenata genera maggiori diseguaglianze ed esclusione sociale (ovunque) diventa un fenomeno non più controllabile. Noi in Europa ora ci preoccupiamo (io nemmeno tanto, dato che la mia qualità della vita è sufficientemente compromessa a causa della mia CFS da farmi perdere già ogni giorno le piccole cose semplici, a costo zero, della vita, come le amicizie, gli affetti, la lettura di un buon libro, una sana risata in compagnia la sera) , ma gli USA vivono da sempre una mini-guerra civile interna di omicidi e serial killer, nonostante abbiano la pena di morte , proprio perché è la società ad essere organizzata in quel modo. Armi per tutti, zero welfare, se ti ammali sono cazzi tuoi…e se quello che si ammala si incazza, sono cazzi di tutti.

L’economia cresce solo se si paga di più e meglio.

Merita un copia-incolla l’articolo del Fatto quotidiano di oggi che parla di uno studio sul mercato del lavoro inglese. In particolare, condivido e mi è piaciuta (è anche il mio pensiero) questa parte:

Ci siamo rassegnati ad essere il fanalino di coda in Europa nelle retribuzioni, immolate sull’altare della competitività. Come se la competitività non fosse il risultato di competenze moltiplicate per gli investimenti nei processi produttivi e nel prodotto. Infatti le aziende capaci di esportare con successo praticano una politica retributiva “generosa”, basata su buoni salari e benefici con i quali mantengono persone competenti e motivate.

Non possiamo continuare a pagare poco e male gli insegnanti, i giovani laureati, i metalmeccanici. E, insieme, gli infermieri e gli ingegneri, i giornalisti e i dipendenti pubblici…

Una politica miope che oltre a deprimere le capacità di consumo ha conseguenze ben più gravi nel tempo: il calo del numero di laureati, una cultura meno tesa a buone prestazioni, il drenaggio delle competenze migliori verso l’estero.

Un gap retributivo che riguarda perfino le cosiddette professioni superiori: un professore universitario guadagna molto di più se accetta una cattedra a Londra o a Chicago. Se interrogate un consulente d’impresa o un avvocato societario, scoprirete che, a competenze equivalenti, sarebbe pagato meglio sulla piazza di Londra. I nostri manager, che pure passano per essere pagati come dei cresi, sono pagati peggio dei colleghi francesi inglesi, svizzeri, per non parlare degli americani.

Nell’ultimo periodo post crisi si è diffusa un’altra prassi non meno pericolosa: far lavorare gratis esperti nelle commissioni o per i grandi progetti della pubblica amministrazione, con le ambiguità denunciate dal costituzionalista Michele Ainis in un bell’articolo. In verità la gratuità è una prassi da sempre per gli stagisti o per il cosiddetto praticantato negli studi di architettura, degli avvocati o nei giornali!

La passione e gli occhi che brillano per il proprio lavoro. 22 anni.

Oggi in palestra ho trovato un ragazzo di 22 anni , Alessio, che è stato bravissimo nel seguirmi e nel spiegarmi come fare correttamente gli esercizi. “Sei una persona straordinaria, cioè fuori dall’ordinario ” – gli ho detto – ” una delle poche che spiega il perché le cose vanno fatte in un certo modo”. Gli si vedevano negli occhi la passione per il suo lavoro (laurea in scienze motorie) e per farlo bene. Ero così anche io, finché facevo il lavoro che mi piaceva , gli occhi mi brillavano. Poi arrivarono un concorso dove chi mi interrogava in diritto amministrativo per prima (sì, una donna) ne violava i princìpi (che non vuol dire violare la legge, ma la Costituzione sì). Il resto, è stato un continuo degrado per cui le conoscenze e l’entusiasmo che speravi di portare per migliorare quella che per certi versi è una vocazione, quella del servizio pubblico e gratuito si sono rivelate non solo carta straccia , ma cose da non fare. Ovviamente una via d’uscita c’è: tornare a fare il lavoro che mi piace e per il quale mi sono tanto impegnato in un ambiente in cui venga valorizzato e non negato.

fabio_ufficio_informatico_2005
Io nell’ufficio informatico , nel 2005.

Contro la miseria : un libro che mi ha aperto un mondo.

Avevo già letto qualcosa , in internet e su vari quotidiani, relativamente al reddito di cittadinanza. Questo libro però è molto molto più dettagliato, ricco, interessante. Spiega come negli stessi paesi che noi additiamo come causa dei mali dell’Italia (In primis, la Germania) , fin dal 900 ma con una grande spinta nei primi anni del 2000 esistono sussidi molto più ampi dei nostri per tutti quelli che non solo hanno perso il lavoro, ma anche lo cercano senza aver mai lavorato. Nel Regno Unito, ci sono sussidi per il riscaldamento, per l’affitto ( o addirittura hai diritto ad una stanza di n metri quadri a seconda che tu sia single, una coppia – etero o omosessuale non fa diffferenza), un importo per il cibo, e così via. In Francia l’orario di lavoro anche dopo la crisi del 2009 rimane di 35 ore settimanali anche nel settore privato , il salario MINIMO è di oltre 1200 euro e se una persona lavora part-time può chiedere allo Stato l’integrazione fino a raggiungere quella cifra.

Il libro è una miniera di informazioni e di riflessioni utili per tutti, e dà anche una speranza spiegando che non tutti i paesi europei sono ridotti come l’Italia, e che anzi i paesi che non hanno introdotto sussidi di sostegno a chi ricerca il lavoro sono quelli con il debito pubblico maggiore. Il motivo ? Leggete il libro, è molto, molto interessante. Il rovescio di quello che ci hanno raccontato Sacconi, Monti , e il nuovo “vecchio” che abbiamo al governo.

Quando la trasparenza ed il diritto di parola ed espressione sono vietati dal contratto di lavoro.

“Oggi intendo rompere quel silenzio cui si è condannati quasi contrattualmente da regolamenti di servizio che impongono e mitizzano l’obbedire tacendo, perché le parole pronunciate dal Segretario nazionale del Sap all’esito della pronuncia di assoluzione non restino consegnate anch’esse al fenomeno di cui sopra” dice un poliziotto bolognese a proposito delle dichiarazioni del sindacato di destra Sap sulla assoluzione di tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi. (sì, la destra, quella della difesa dell’embrione e dell’abuso di potere sui vivi).
Uno dei perni della mancanza di democrazia nel nostro paese è costituito da codici di comportamento , regolamenti e contratti di lavoro che vietano al dipendente di un ente , che sia pubblico o privato, il diritto di parola e di espressione sui mezzi di comunicazione sotto minaccia di provvedimento disciplinare e del licenziamento, come è avvenuto per i due autisti di TPL Roma Ilario e Valentino ,rei di aver spiegato ai microfoni di Presa Diretta come viene “amministrata” la società a capitale pubblico del trasporto romano. Ma casi simili in Italia ce ne sono a migliaia.

RiformaPa. Se “questo è il nodo”…abbiamo (non hai) già perso

dal blog di Rossana Dettori

16 luglio 2014 – Qualche giorno fa, un cittadino “tuitta” una foto di un ufficio pubblico; la didascalia: un’ora di fila allo sportello per rinnovare un documento di identità.
A quel tweet risponde direttamente il Presidente del Consiglio dei Ministri scrivendo ” caro (…..) questo è il nodo, O la riforma serve a cambiare questo oppure io ho perso”.
Ora a prescindere dall’uso innovativo che da “sinistra” (?) si fa del pronome personale IO (sostituendolo al più classico e democratico “NOI”), ciò che il Presidente Renzi afferma via “social” è vero: “il nodo è proprio questo”.
E se questo è il nodo, mi spiace, ma devo dire al Presidente Renzi che, proprio in ragione di ciò, ci stiamo avviando tutti (non lui) verso l’ennesima sconfitta: la riforma fin qui presentata/immaginata dal Governo non abbasserà di un minuto i tempi di attesa di quel cittadino.
Abbiamo, di certo, un decreto legge, ora in conversione in Parlamento, tutto ripiegato su questioni profondamente diverse ed altre rispetto al tema della qualità dei servizi offerti ai cittadini, tutto ossessionato dalla volontà di colpire lavoro e lavoratori.
Abbiamo, di meno certo, un probabile disegno di legge che, nel solco del decreto, si sperimenta, altrettanto ossessivamente, in una lettura tutta interna della Pubblica Amministrazione: nessun passaggio significativo su funzioni e responsabilità, su fabbisogni e risorse, su miglioramenti organizzativi e ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori, nessun investimento ideale e culturale nemmeno sul rapporto che lega i cittadini al sistema dei servizi pubblici.
Tutto ciò è il frutto avvelenato di un atteggiamento sbagliato che il Governo ha inteso assumere sin dall’inizio di questa vicenda: “non ho bisogno di nessun confronto, di nessun  luogo nel quale provare a verificare la tenuta complessiva del mio progetto perché ho già un mandato diretto a fare ciò.” (??)
Da questo assunto discendono alcuni “simpatici” tentativi del Governo di graffiare lo specchio sul quale si sta arrampicando: dire ad esempio, che c’è stata una pre-consultazione diretta fra le lavoratrici e i lavoratori pubblici dalle caratteristiche “rappresentative” (23.000 mail su 3,5 milioni di lavoratori!) oppure, sempre ad esempio, dichiarare che è il sistema delle imprese a volere la cancellazione delle Camere di Commercio (salvo poi scoprire che 7 imprese su 10 sono per il mantenimento di questo importante servizio)
E allora,  Riformo IO è il titolo della campagna di mobilitazione e comunicazione che la Cgil nel suo complesso ha deciso di mettere in campo.
Il Paese ha bisogno di una vera riforma della Pubblica Amministrazione che si interessi dei cittadini, dei loro diritti, delle loro aspirazioni a migliorare condizioni di vita e di lavoro e sulla base di ciò costruire un processo di riforma organico, condiviso, e con possibilità di riuscita maggiori di quello oggi immaginato dal Governo. Se ciò è vero, come lo è,  dobbiamo ribaltare il senso di quell’IO (per come il Presidente Renzi lo intepreta) trasformandolo in un grande Noi collettivo: 56 milioni di IO che sommati fanno il Paese.
La Cgil che si fa parte responsabile e che prova a colmare il vuoto che il Governo ha deciso di non coprire e che mette a nudo la bassissima qualità democratica dei comportamenti fin qui assunti.
Gireremo città, aree metropolitane, piccoli centri urbani e ancor più piccole comunità locali per provare a costruire insieme ai cittadini quel sentire comune, quel senso di identità collettiva necessari per qualsivoglia ipotesi di riforma strutturale che ambisca ad un profilo di serietà.
Per fare, in sintesi, ciò che il Governo non ha voluto fare (pur continuando ad affermare il contrario, con sempre maggiori difficoltà comunicative): un riforma che vada nella direzione dei cittadini non dei bisogni di primazia della politica sulla cosa pubblica, verso i servizi e la loro funzionalità non per costringerli ad altra gratuita burocrazia, verso un sistema certo di responsabilità e di verifica non contro le solite lavoratrici e lavoratori pubblici.
La recente storia di questo Paese, per quanto esemplare, dovrebbe essere di monito al Governo: questi sono stati gli stessi presupposti attorno ai quali si è realizzato l’ultimo fallimento sul tema, quello delle leggi Brunetta.
A meno che non si è convinti che il rischio di naufragio si possa evitare semplicemente….attraverso un tweet.

Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil

AI seggi come scrutatore

Anche questa volta sono stato scelto tra gli scrutatori per le elezioni politiche di questi giorni. Ogni volta è un’esperienza meravigliosa, perchè hai il contatto con i cittadini, e non con uno spaccato come può essere il settore impiegatizio, se sei impiegato, o con gli insegnanti se sei insegnante, e così via. Ed ogni volta sono orgoglioso di fare la mia piccola parte per consentire il corretto esercizio di un diritto fondamentale delle democrazie, il diritto di voto.

Ai seggi

Vedere persone arrivare in autoambulanza pur di votare al seggio, o in carrozzella , alimentati da una mega batteria (credo malati di SLA), ti rende orgoglioso, una volta tanto, e purtroppo troppo raramente, di essere italiano . E ti viene il sorriso anche quando arriva un ragazzo del 1991 che vota solo per la Camera, ma ti dice “sono contento di poter votare, perchè così divento responsabile di quello che scelgo”. Woolrich e Nike Blazer, e con tante belle idee per la testa, come quella di partecipare e di non dire “me ne frego”. Grandi !

Quando ti dicono :” Ma la Spagna ha rischiato il fallimento…..noi non stiamo così male”

Basta leggere una notizia – agghiacciante per molti versi, soprattutto quando si capisce che la Banca Centrale Europea ha fatto utili a spese della crisi greca – pubblicata sul Sole 24 ore  per capire quanto il bilancio dello stato spagnolo non sia messo così male quanto quello italiano : la Bce ha acquistato titoli di stato italiani per 103 miloni di euro, contro i 44,3 milioni di euro della Spagna ed i 33,9 milioni della Grecia. Direi non male come salvataggio. Almeno però la Spagna ha – anche se sempre meno – un sistema sanitario, di trasporti e in genere di welfare (tutela dalla disoccupazione ecc.)  migliore del nostro.

La farmacia della famiglia Sacconi (della serie: per fortuna tutto questo è finito!)

In Farmindustria il personaggio più interessante da raccontare è il direttore generale Enrica Giorgetti , nominata in quell’incarico dopo esser stata direttore dei rapporti istituzionali e della comunicazione di Autostrade , e successivamente responsabile dell’area strategica impresa e territorio di Confindustria . Il compito più importante di Farmindustria è di negoziare con l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) la presenza dei medicinali nel prontuario, l’iter autorizzativo , prezzo e rimborso pubblico.
Dal risultato di queste negoziazioni dipende una larga parte del conto economico delle aziende farmaceutiche attive in Italia. Il compito, nel caso della signora Giorgetti , è particolarmente facilitato dal fatto che il ministro è suo marito: Maurizio Sacconi, titolare della delega al Lavoro e alla Salute

(dal libro “Il partito dei padroni”, che prevedo di ultimare nel 2012)

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