Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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E’ il titolo del libro , davvero divertentissimo, che mi ha regalato Marta ( che vedete qui sotto in foto nel giorno di S. Valentino che abbiamo passato al the mood di Vigonza) . Si tratta di un sacco di frasi di prof e studenti , davvero esilaranti, ma non più di quelle che proprio Marta ha raccolto durante gli anni di liceo al Curiel di Padova.

Foto di gruppo al the mood

Qui in foto con la dott.ssa De Nardi, Chiara , il sottoscritto e alla destra l’inconfondibile sorriso di Marta.
Ecco alcune perle:

Prof- Nessuno è d’accordo con P. per la rappresentazione del grafico ?
Studente- Mah, io al massimo per amicizia….

Prof- La parola “cuore” in tedesco segue una declinazione tutta sua. D’altra parte, al cuor non si comanda

Studente – Prof, se ci fa una terza prova facile, le regalo una lavastoviglie
Prof – Bravo, hai colpito nel segno!
Studente – Eh, io lo so di cosa ha bisogno, prof….

Prof – Allora D. , da dove partì Cristoforo Colombo ?
Studente – Dal porto di Madrid
Prof – Ma D ! Ma un posto un po’ più nell’entroterra non potevi trovarlo ? E come ce le ha portate le caravelle al porto, in aereo ?

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Arrivo in stazione a Padova alle 13.45 e aspetto un treno per Venezia. Il primo treno , uno dei 4 regionali rimasti (ce n’era uno ogni ora fino a 5 anni fa) tra Milano e Venezia, è alle 14.22. In mezzo un intercity e 4 , dico 4 tra Frecce di vario colore ecc. Il mio regionale è annunciato prima 15, poi 20, poi 25 minuti di ritardo, il biglietto costa 2,90 euro (sono arrivato a Venezia alla fine con un regionale Bologna-Venezia , alle 15.05, per inciso). Ci sono prezzi e servizi di mercato, posso scegliere. Posso scegliere un Frecciarossa, che mi porta a Venezia in 5 minuti in meno, e pagare 14 euro in seconda classe. No, la verità è un’altra: hanno tagliato il 50% dei treni non Frecciaqualcosa (in particolare appunto i vecchi interregionali Milano-Venezia) , e quei treni tra cui potevo scegliere non ci sono più. Sono rimasti i Bologna-Venezia (forse perchè la Regione Emilia-Romagna , a differenze di Veneto e Lombardia , i soldi per pagare i treni regionai li caccia fuori), ringraziando il cielo. I prezzi di mercato sono quasi 5 volte più cari. FANCULO ITALIA.

I prezzi

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Merton ha modificato il concetto di anomia riferendolo alla tensione cui è sottoposto il comportamento individuale quando le norme accettate dal soggetto entrano in conflitto con la realtà sociale. Nella società americana – e in una certa misura in altre società industrializzate – i valori generalmente accettati enfatizzano il “farsi strada” , il “fare soldi” e così via: in poche parole il successo materiale. Si suppone che il raggiungimento di tali obiettivi passi attraverso l’autodisciplina e il duro lavoro. Secondo questa convinzione , chi lavora veramente sodo può avere successo indipendentemente dal suo punto di partenza nella vita. In realtà non è così, perchè la maggior parte di coloro che partono svantaggiati ha possiblità di avanzamento molto limitate. Quelli che non “riescono”, però, si vedono condannati per l’apparente incapacità di ottenere successi materiali  . In questa situazione sono forti le pressioni che spingono a “farsi strada” in ogni modo, legittimo o illegittimo che sia.

(dal meraviglioso libro “Sociologia” di Anthony Giddens, che sto leggendo al ritmo di 100 pagine all’anno ma consiglio vivamente a tutti).

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Le esclamazioni di I, l’amica del mio amico siciliano Sebastian:

1. Sbrigati che l’orecchio mi suda (Dopo 30min di conversazione al cellulare)

2. Mi sto decomponendo (deprimendo)

3. Oh scusate, ma io la minchia non la voglio cacata (Alla guida nel traffico palermitano)

4. Ora mi avete cacato la minchia!! (5min dopo la frase del punto 3)

5. Mi puzzano i capelli. Ho il deodorante nella borsa, me lo spruzzo in testa? (Dopo aver lavorato x ore al ristorante)

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E’ l’ultimo amore scoppiato tra Eva e Juanito sole poche puntate fa , nel corso di spagnolo che sto completando in queste settimane, Espanol 24, che è davvero in crisi.

Eva sta per dire a Juanito che non lo ama più.

Ovviamente all’inizio Eva nega, ma Juanito capisce subito che la causa del malumore di Eva è lui.
Nel fascicolo 21 che ho appena terminato ho imparato queste nuove espressioni:

Tenìa un dormir profundo -> Aveva un sonno profondo
Salir a pasear es muy agradable en esta época -> In questo periodo è molto piacevole uscire a fare una passeggiata
Al sonar el teléfono me llevé u buen susto -> Quando é suonato il telefono mi sono preso un bello spavento.
Venga bailar ! -> Che ballo !
Haberme avisado antes! -> Ah, se mi avessi avvisato prima!
al cabo de (nel giro di..): Empezò a trabajar y al cabo de tres meses le hicieron un buen contracto
Conque: allora, dunque

e per la serie “falsos amigos”:
- Tasca non significa “tasca” bensì “taverna” (tasca si dice “bolsillo”)
- Timo non è il “timo” bensì la truffa; la pianta di timo si dice tomillo
- Tutear non vuol dire “tutelare” bensì “dare del tu” (“Te puedo tutear ?”)
- Trufa non è la “truffa ma “tartufo”; la truffa si dice “estafa”
- Vera non è l’aggettivo femminle ma significa “margine, fianco, riva (di fiume)”: Merendamos en la vera del rìo”

Invece, l’espressione che più mi ha fatto ridere è ” Vete a freìr espàrragos “, letteralmente “vai a friggere gli asparagi”, ma che significa “vai a quel paese !!”. Della serie, lo spagnolo è identico all’italiano…;)
Sempre nell’ambito dei “commenti cortesi”, “Qué narices es esto ?” significa “che diavolo è questo ?”
mentre “estar hasta la coronilla/moño” vuol dire “averne fin sopra i capelli”.
Infine, vi presento (sto ancora ridendo) Fulano y Mengano…. sono i corrispondenti spagnoli di Tizio e Caio. Quindi sappiate che se vi parlando di questi due tizi, in realtà è per fare un esempio:” Me da igual que sea Fulano o Mengano, al concierto no vas!

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Il ministro Matteoli (Alleanza Nazionale) , responsabile dei trasporti, dichiara pubblicamente che chiederà una deroga al regolamento CE 1371/2007 adottato di recente dal Governo Italiano per consentire l’indennizzo per i viaggiatori che hanno subito disagi per le condizioni meteo.

Che pena sentire tante sciocchezze.  Nulla vieta alle imprese ferroviarie di risarcire fattispecie più estese di quelle minime stabilite dal regolamento. E infatti, parlando di ritardi che danno origine al rimborso, la direttiva stabilisce “I risarcimenti minimi in caso di ritardo sono fissati come segue: a) il 25 % del prezzo del biglietto in caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti; b) il 50 % del prezzo del biglietto in caso di ritardo pari o superiore a 120 minuti. I passeggeri titolari di un titolo di viaggio o di un abbonamento che siano costretti a subire un susseguirsi di ritardi o soppressioni di servizio durante il periodo di validità dello stesso possono richiedere un indennizzo adeguato secondo le modalità di indennizzo delle imprese ferroviarie. Tali modalità enunciano i criteri per la determinazione dei ritardi e il calcolo dell’indennizzo“.

Trenitalia si è adeguata agli standard minimi previsti dalla Direttiva, un film visto già altre volte. Ma non si attribuiscano all’Unione Europea colpe che non ha. In Spagna la RENFE indennizza per i ritardi dei treni AVE (equivalenti dei nostri Eurostar con materiale ETR, mi si perdoni se mi rifiuto di chiamare Frecciabianca i treni Intercity con i sedili nuovi e con una nuova colorazione , e prezzi aumentati del 30% rispetto a quando si chiamavano Intercity!) il 50% del biglietto per ritardi contenuti tra i 16 ed i 30 minuti, e del 100% per ritardi superiori a 30 minuti. Giusto per parlare di Europa.

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La storia degli ultimi vent’anni è stata fatta dalla destra, ma ha dato ragione alla sinistra. Con un briciolo di onestà intellettuale, gli ideologi della destra neoliberista oggi dovrebbero scriere un biglietto di scuse al mondo e suicidarsi, o almeno ritirarsi in un convento. Non ne hanno azzeccata una. La crisi economica e quella ambientale, il fallimento militare in Iraq e Afghanistan , gli sconquassi della globalizzazione selvaggia e il tramonto definitivo dell’idea di un mondo governato unilateralmente dalla potenza americana, tutti questi fatto hanno sgomberato il campo una volta per tutte dalle cianfrusaglie teoriche dei necoconservatori. quelli per cui la storia era finita con il trionfo planetario del liberismo. Avevano ragione su tutta la linea i movimenti della sinistra, il pacifismo , l’ambientalismo , i no global. Ora, la domanda da un milione di dollari sulla quale si arrovellano le migliori menti del riformismo è la seguente: se la destra ha avuto torto e la sinistra ragione, perchè nella crisi i partiti di sinistra perdono consensi ? Ma la risposta è banale: perchè la sinistra in questi vent’anni non ha mai fatto la sinistra. Ha imitato la destra. Si è proposta di fare lo stesso lavoro del liberismo, ma in maniera piu’ gentile e moderata , promettendo di applicare le ricette conservatrici con un grado inferiore di conflitto sociale. [..] Ha esaltato la globalizzazioen senza regole, come prova della propria “modernità”, smantellato altri pezzi di welfare, appoggiato le missioni di guerra, devastato l’ambiente, sia pure con maggior discrezione. Ma soprattutto, ed è il dato più grave, le sinistre al governo non si sono mai opposte in concreto ad una distribuzione del reddito dal basso verso l’alto, all’impoverimento dei ceti popolari, alla perdita progressiva dei diritti e di potere d’acquisto dei lavoratori .

(dal bellissimo libro di Curzio Maltese, “La bolla- la pericolosa fine del sogno berlusconiano” che sto leggendo in queste settimane).

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Qualche settimana fa ho acquistato in una farmacia del centro di Padova questo alcoltest a 1 euro. Ho voluto provarlo per valutarne l’efficacia , dopo una domenica sera al Movembik (non guidavo io al ritorno bensì la dott.ssa Vettore che segue progetti internazionali sull’influenza aviaria per l’Istituto Zooprofilattico di Legnaro).

Ebbene , tale alcoltest basato su dei sali che cambiano colore , dal bianco al rosa intenso a seconda del grado di alcool presente nell’aria espirata, ha dato risultato zero. E questo non era proprio possibile.

L'alcoltest che ho provato ma che non ha dato un risultato veritiero.

Ho provato a ricontrollare le istruzioni (peraltro abbastanza semplici). Ovviamente ho segnalato alla farmacia (ma nessuno di loro l’aveva mai provato) questo risultato. Qualcuno di voi l’ha mai provato ?

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In questo fine settimana trascorso a scappare in moto dai numerosi temporali in arrivo e con una domenica trascorsa in moto, per la prima volta da quando ho il v-strom, sui Colli Euganei, A Teolo fino al Monte della Madonna, sono rimasti pochi minuti da dedicare al bellissimo corso di Espanol 24.
Le risate questa volta me le hanno tirate fuori due espressioni: ser un tripa y quedar unos telediarios.
La prima significa “essere un crumiro”, ovvero, spiega esaurientemente il libricino, “persona che viene promossa nel lavoro comportandosi però in modo scorretto con i colleghi al fine di guadagnarsi la fiducia dei capi.”.
La seconda (ancora sto ridendo), per esempio usata nella frase “Es una pena, a Pedro le quedan dos telediarios en esta empresa. El pròximo mes van a hacer recorte de personal”. Telediario in spagnolo è il telegiornale, che di solito ha breve durata , ed ecco che infatti la frase va tradotta con “E’ un peccato, Pedro resterà ancora poco in questa ditta. Il prossimo mese faranno dei tagli al personale”. Rimane insomma, il tempo di “qualche telegiornale”. Anche questa volta, mi sorprendo di quanto attuali siano le frasi di questi fascicoli che ho comprato oltre un anno fa, quando di crisi economia ancora non si parlava…..
Vista dei Colli euganei dal Monte della Madonna (PD)

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….dove i taxi sono roba per ricchi e il servizio di trasporto pubblico scompare di notte.

IMPERIA – 28 giugno. Fermato ad un posto di blocco dei carabinieri e trovato con un tasso alcolemico nel sangue di 0,7 (il limite è 0,5), un giovane di 22 anni si è ucciso con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato rimproverato dal padre ed essere rientrato a casa a piedi. È accaduto ieri a Imperia.

Quella infrazione ha fatto crollare il mondo addosso a Nadir Gismondi, dal carattere introverso, studente modello, figlio di un vigile del fuoco conosciuto in città. Il giovane è stato fermato alle 5.30 in piazza Calvi, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione nell’ambito dei frequenti controlli dei carabinieri del nucleo radiomobile contro le stragi del sabato sera. Probabilmente era bastato un sorso di birra o di vino in più per far salire di soli 0,2 milligrammi per litro il tasso alcolemico nel suo sangue e l’etilometro dei militari ha superato il fatidico limite di 0,5. I carabinieri, come da prassi, lo hanno invitato a farsi venire a prendere: non poteva infatti continuare a guidare l’auto. Nadir Gismondi ha telefonato a casa ed in pochi minuti è giunto il padre, che lo ha rimproverato e gli ha detto: «Non ti porto con me. Torna a casa a piedi, così rifletti. A casa poi ne parliamo». Mentre i carabinieri rassicuravano il padre che, visto il lieve superamento del limite, non ci sarebbero state conseguenze penali tali da poter ostacolare la domanda fatta dal figlio di entrare anch’egli nel Corpo dei Vigili del Fuoco, il giovane ha raggiunto casa sua. Il padre, alla guida dell’auto, ed il figlio, a piedi, sono rientrati a casa quasi contemporaneamente. Ma fatalità ha voluto che siano entrati da due ingressi diversi e non si sono incontrati.

Il ragazzo, che un paio di settimane fa aveva avuto un incidente di moto, si è chiuso nella sua camera ed ha impugnato la pistola Glock calibro 9, da lui regolarmente detenuta per il tiro sportivo. Uno sparo ha rotto il silenzio dell’alba ed ha gelato il cuore dei genitori, che adoravano quel loro figlio che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo 3 luglio. Soccorso, Nadir Gismondi è stato trasportato in ospedale dove però è morto poco dopo le 10 del mattino. Sconvolti dall’inaspettato e tragico epilogo del loro controllo anche i carabinieri della pattuglia che lo avevano fermato e che pure avevano cercato di tranquillizzare sia il giovane sia il padre.

Alla loro disperazione si è unita quella degli amici di Nadir, quelli con cui il ragazzo anche lui vigile del fuoco come il padre, ma volontario (aveva fatto il corso, aveva studiato ricevendo i complimenti degli istruttori ed era in attesa fare il concorso per entrare nel corpo), condivideva le sue passioni, quella per la moto ereditata dal padre, ed anche quelle per le armi, per la kick-boxing, il kajak lo snowboard, e la pesca in apnea.

Nessuno, né i famigliari né gli amici e neppure i colleghi del padre che Nadir lo conoscevano bene, sa spiegarsi il gesto disperato del giovane. La notizia ha fatto il giro della città in poche ore. Al pronto soccorso in brevissimo tempo si sono radunati amici e colleghi dell’uno e dell’ altro, tutti in lacrime. Qualcuno con una grande rabbia in corpo ha scaraventato a terra il casco da moto, altri si sono chiusi in un angosciato mutismo , altri non si davano pace . Tutti stentano credere a quanto era successo in via Santa Lucia e si sentono impotenti davanti ai genitori distrutti dal dolore e forse anche da un ingiustificato senso di colpa Nell’inspiegabilità del gesto emerge comunque una fragilità di base tipica di questa generazione di giovani. Nadir non è il primo giovane che decide di tagliarsi le ali ad uno dei primi ostacoli che la vita quotidianamente propone.

«Era un ragazzo molto serio e posato – conferma il comandante provinciale di vigili del fuoco Vincenzo Giordano sconvolto dalla notizia – che frequentava la nostra caserma come volontario e svolgeva al meglio il suo lavoro. Qualche volta mi ha fatto anche da autista». Piangono i colleghi del papà, che Nadir lo hanno visto nascere. «Non è possibile – dice Danilo con un groppo in gola- era un ragazzo bravissimo, molto educato, un ragazzo eccezionale con tanta buona volontà nel lavoro». «Nadir era molto riservato – dicono i ragazzi che come lui fanno i volontario nei vigili del fuoco e lo incrociavano nei vari turni – aveva frequentato l’Ipsia e gli piaceva anche fare l’elettricista, ma il suo obiettivo era vincere il concorso per entrare nel corpo». Forse Nadir ha temuto che questo precedente anche se non grave avrebbe potuto allontanare il suo sogno: diventare come papà.