Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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In questa ultima domenica padovana (perché la prossima sarò a Barcellona per festeggiare, tra le altre cose , l’anniversario del Matinée Group ;) ho proseguito lo studio dello spagnolo.

Anche questa volta ho imparato un sacco di cose e corretto alcuni errori che commettevo traducendo maccheronicamente dall’italiano !

Paul racconta la verità a Pablo

Questa puntata è stata davvero un punto di svolta nella storia che accompagna tutto il corso. Paul racconta a Pablo che in realtà chi vuole sfrattarli dall’edificio (e dalla galleria d’arte che hanno allestito) è il suo nonno, ed il motivo per cui lui era venuto a Madrid non era quello di apprendere lo spagnolo ma di verificare se si trattava di un buon investimento…. questo all’inizio, poi si è affezionato ai ragazzi e ora farà di tutto perchè non vengano sfrattati. Pablo però non gli crede. Chissà come andranno a finire le cose !

Donde las dan las toman = Chi la fa l’aspetti

Quando l’imperativo affermativo di seconda persona plurale (lavad, comed, levantad) è accompagnato dal pronome di seconda persona plurale os, la forma imperativa perde la d finale.
Allo stesso modo, la prima persona plurale dell’imperativo, quando si combina con il pronome nos, perde la s finale.

Ir pasando = Favorire, accomodarsi (Por favor, vayan pasando a la sala)
Pasar lista = Fare l’appello
Pasar de algo= Non pensare a niente
Pasar a limpio= Mettere in bella copia
tu no pintas nada aquì = Tu non c’entri niente in questo
nadie te ha dato vela en este entierro= nessuno ti ha interpellato
Ponerse de barro=infangarsi
Ponerse de sucio=Sporcarsi
Ponerse de + cibo= abbuffarsi
Te agradezco mucho tu ayuda desinteresada
aun asì = nonostante
sin embargo = comunque
aun a saviendas de que= pur sapendo
si bien = sebbene
con tal de = pur
Venga= Dai
Toma= Guarda!
Vaya= Accidenti!
Pésame= condoglianze
Finca=Podere, terra

La festa del Souvenir dove sarò anch'io questa domenica !!!

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dal “Mattino” di oggi

La divisa non dovrebbe essere portata con arroganza. A tutti potrebbe capitare di avere un proprio caro che finisce in carcere… ecco, per l’appunto, a me è capitato. Non sono un Agente della Polizia Penitenziaria, ma sono comunque un Agente di Polizia. Se una settimana prima che incominciasse la mia “doppia” vita (da poliziotto e da parente di un detenuto) qualcuno mi avesse chiesto che cosa avrei fatto se mi fosse accaduto quanto poi è accaduto, gli avrei risposto che quel parente “avrei dimenticato” di averlo. Fortunatamente, invece,ho cominciato da subito a correre contro corrente; ho avuto la fortuna di iniziare a crescere ed arricchirmi di un’esperienza non comune: capire che la vita non è scontata… capire tante cose che non avresti mai accettato… capire che una persona “normale” può sbagliare… capire che fare il tuo lavoro diventa ancora più significante, se lo vedi con un po’ più di umanità e se vedi tutti i lati delle persone. Non è stato facile…ci sono voluti anni perchè io giungessi a capire quanto era accaduto… purtroppo e per fortuna non è una esperienza che capita a tutti, e non è semplice accettare le cose che non hai scelto di vivere… è sempre facile dire «io avrei fatto cos?ì, io mi sarei comportato così?», ma quando capita a te, è veramente tutto diverso, è veramente un altro mondo, un mondo parallelo, e solo chi lo vive e lo affronta dalla parte ed a fianco del detenuto, può capire. Ma per fugare ogni dubbio, comunque, voglio dire che non ho affrontato il mio lavoro in modo diverso da prima, semplicemente l’ho fatto con più serenità… anch’io come i miei colleghi, nei primi anni del mio lavoro, ero convinto di avere la possibilità di giudicare, il dovere di “punire” anch’io chi sbagliava… ma non era così ?… era solo un’illusione ed una debolezza del mio carattere, che si nascondeva, a volte, dietro una divisa, perchè diversamente forse non hai abbastanza “soddisfazioni” e sicurezze nella vita. So per esperienza che la divisa, se portata con un po’ di arroganza, non rispecchia proprio quello che dovrebbe essere il tuo lavoro… rispecchia solamente, purtroppo, una persona frustrata che cerca le sue sicurezze utilizzando l’abito che indossa. Lettera firmata

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Dal “Mattino” di oggi

La data del 4 novembre fa riferimento alla conclusione della Prima Guerra Mondiale. C’è ben poco da festeggiare, dico io, se ci si interroga sul come e perchè l’Italia ci sia finita tra quegli eccidi in trincea. Non è stata una guerra difensiva, ma consapevolmente espansionista e irredentista (non per questioni storiche o culturali, ma per pura idealità geografica). Lasciando a parte la proverbiale doppia-faccia tipica italiana (confermata anche nella Seconda Guerra), già alleata agli Imperi Austriaco e Tedesco, che stipula intanto segretamente un patto di alleanza con i nemici diplomatici Francia e Gran Bretagna. Quando gli (ormai ex) alleati Germania e Austria lo vengono a sapere, offrono all’Italia il Trentino per la neutralità. All’assetato governo italiano, già in trattative con l’Intesa (Russia, Francia, Gran Bretagna), non basta, tanto che rifiuta di restare neutrale, e pur sapendo che la sua forza è infima e male organizzata, decide di affrontare le potenze imperiali. Per pura velleità espansionista perchè accecato dal desiderio di aggredire, di conquistare, di prendere, di dimostrare la tempra italica. E ci son ben riusciti. La Prima Guerra Mondiale è stata combattuta interamente in territorio Veneto. Il nostro territorio è stato devastato da 3 anni di guerra in casa; dai rastrellamenti; dalla leva (prima locale, e poi a livello nazionale) fino ai purtroppo famosi «Ragazzi del 1899», giovani mandati al massacro come carne fresca al macello e fucilati da generali mai puniti. Ci sarebbero da spiegare questi fatti, per fare chiarezza e puntare il dito contro la follia autodistruttiva italiana. Così? si sono «fatti gli italiani ». Festeggiate voi, se avete lo stomaco forte.

Alessandro Mocellin 21 anni, studente

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Semplicemente condivido fino all’ultima riga l’articolo apparso oggi su Repubblica su questo sottosegretario del governo Berlusconi….

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In casa questo fine settimana ho rivoluzionato l’area soggiorno  ,ecco il risultato:

La nuova disposizione dei mobili in casa

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Volge al termine – finalmente – anche questo diciottesimo fascicolo di spagnolo, come sempre interessantissimo.

Questa parte del corso parla dei falsos amigos , dei possibili equivoci tra italiano e spagnolo, e di frasi fatte.

Se infatti “escuela” significa scuola, “esquela” è l’annuncio mortuario ! Il detto ” parli del diavolo e spuntano le corna”, in spagnolo è leggermente differente :”Hablando del rey de Roma, por la puerta asoma” !

Quicio è il cardine della porta , e sacar de quicio significa “uscire dai gangheri, esasperare”: esa situaciòn me saca de quicio.

Infine, salto può avere diversi significati:

un salto de agua: cascata
salto de cama: vestaglia da donna (!)
salto del àngel: volo d’angelo
a salto de mata : correre a più non posso