Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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….dove i taxi sono roba per ricchi e il servizio di trasporto pubblico scompare di notte.

IMPERIA – 28 giugno. Fermato ad un posto di blocco dei carabinieri e trovato con un tasso alcolemico nel sangue di 0,7 (il limite è 0,5), un giovane di 22 anni si è ucciso con un colpo di pistola alla testa dopo essere stato rimproverato dal padre ed essere rientrato a casa a piedi. È accaduto ieri a Imperia.

Quella infrazione ha fatto crollare il mondo addosso a Nadir Gismondi, dal carattere introverso, studente modello, figlio di un vigile del fuoco conosciuto in città. Il giovane è stato fermato alle 5.30 in piazza Calvi, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione nell’ambito dei frequenti controlli dei carabinieri del nucleo radiomobile contro le stragi del sabato sera. Probabilmente era bastato un sorso di birra o di vino in più per far salire di soli 0,2 milligrammi per litro il tasso alcolemico nel suo sangue e l’etilometro dei militari ha superato il fatidico limite di 0,5. I carabinieri, come da prassi, lo hanno invitato a farsi venire a prendere: non poteva infatti continuare a guidare l’auto. Nadir Gismondi ha telefonato a casa ed in pochi minuti è giunto il padre, che lo ha rimproverato e gli ha detto: «Non ti porto con me. Torna a casa a piedi, così rifletti. A casa poi ne parliamo». Mentre i carabinieri rassicuravano il padre che, visto il lieve superamento del limite, non ci sarebbero state conseguenze penali tali da poter ostacolare la domanda fatta dal figlio di entrare anch’egli nel Corpo dei Vigili del Fuoco, il giovane ha raggiunto casa sua. Il padre, alla guida dell’auto, ed il figlio, a piedi, sono rientrati a casa quasi contemporaneamente. Ma fatalità ha voluto che siano entrati da due ingressi diversi e non si sono incontrati.

Il ragazzo, che un paio di settimane fa aveva avuto un incidente di moto, si è chiuso nella sua camera ed ha impugnato la pistola Glock calibro 9, da lui regolarmente detenuta per il tiro sportivo. Uno sparo ha rotto il silenzio dell’alba ed ha gelato il cuore dei genitori, che adoravano quel loro figlio che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo 3 luglio. Soccorso, Nadir Gismondi è stato trasportato in ospedale dove però è morto poco dopo le 10 del mattino. Sconvolti dall’inaspettato e tragico epilogo del loro controllo anche i carabinieri della pattuglia che lo avevano fermato e che pure avevano cercato di tranquillizzare sia il giovane sia il padre.

Alla loro disperazione si è unita quella degli amici di Nadir, quelli con cui il ragazzo anche lui vigile del fuoco come il padre, ma volontario (aveva fatto il corso, aveva studiato ricevendo i complimenti degli istruttori ed era in attesa fare il concorso per entrare nel corpo), condivideva le sue passioni, quella per la moto ereditata dal padre, ed anche quelle per le armi, per la kick-boxing, il kajak lo snowboard, e la pesca in apnea.

Nessuno, né i famigliari né gli amici e neppure i colleghi del padre che Nadir lo conoscevano bene, sa spiegarsi il gesto disperato del giovane. La notizia ha fatto il giro della città in poche ore. Al pronto soccorso in brevissimo tempo si sono radunati amici e colleghi dell’uno e dell’ altro, tutti in lacrime. Qualcuno con una grande rabbia in corpo ha scaraventato a terra il casco da moto, altri si sono chiusi in un angosciato mutismo , altri non si davano pace . Tutti stentano credere a quanto era successo in via Santa Lucia e si sentono impotenti davanti ai genitori distrutti dal dolore e forse anche da un ingiustificato senso di colpa Nell’inspiegabilità del gesto emerge comunque una fragilità di base tipica di questa generazione di giovani. Nadir non è il primo giovane che decide di tagliarsi le ali ad uno dei primi ostacoli che la vita quotidianamente propone.

«Era un ragazzo molto serio e posato – conferma il comandante provinciale di vigili del fuoco Vincenzo Giordano sconvolto dalla notizia – che frequentava la nostra caserma come volontario e svolgeva al meglio il suo lavoro. Qualche volta mi ha fatto anche da autista». Piangono i colleghi del papà, che Nadir lo hanno visto nascere. «Non è possibile – dice Danilo con un groppo in gola- era un ragazzo bravissimo, molto educato, un ragazzo eccezionale con tanta buona volontà nel lavoro». «Nadir era molto riservato – dicono i ragazzi che come lui fanno i volontario nei vigili del fuoco e lo incrociavano nei vari turni – aveva frequentato l’Ipsia e gli piaceva anche fare l’elettricista, ma il suo obiettivo era vincere il concorso per entrare nel corpo». Forse Nadir ha temuto che questo precedente anche se non grave avrebbe potuto allontanare il suo sogno: diventare come papà.

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E’ l’argomento del pezzo del libro di sociologia che sto leggendo oggi per qualche minuto con sempre grande ineresse !
Ragazzo selvaggio dell’Aveyron

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Venerdì sera, ore 21.30…al Bora Bora con Maria e gli altri due suoi amici….incontro un ragazzo della Costa Brava (un altro che ballava senza sballarsi) che era stato mollato dalla tipa una settimana prima e che aveva deciso di andare a Ibiza de vacaciones. A saltare come matti e poi l’ardua decisione: a letto, per alzarsi dalle 7 per andare all’aeroporto , o …. ? Chiedo a Elena:” ma se vado, poi controllate voi domattina che non mi dimentichi lo zaino all’aeroporto ?” “Vai tranquillo!”. Al Disco Point di Figueretes a recuperare un’entrata ridotta a 20 euro , taxi (7 euro per 7 km, all’una di notte) e…Supermartxe, ovvero la festa di Madrid al Privilege. C’era un grande dj, che ho avuto già l’onore di ascoltare (in parte) al Souvenir, Juanjo Martìn, che qui sotto vedete in un video che inquadra la consolle di controllo , mentre passa il suo mitico “Set me free.”

Una cosa che accomuna le feste nelle grandi discoteche di Ibiza (e di Barcellona, almeno per quelle del Matinée) è che oltre a uno spettacolo, quasi sempre c’è qualche cantante che canta dal vivo. E’ stato il caso di Rebeka Brown (alle 5.30 del mattino, della serie chi se ne va prima si perde il meglio) alla festa del Café Ole allo Space, e di un’altra cantante che non conosco che al Privilege ha cantato Real Things, grande successo originariamente cantato da Rebeka Brown , creazione però del grande Taito Tikaro. A un certo punto tutta la pista si metteva a cantare, per un attimo hanno tolto l’audio e si è sentito il calore e la partecipazione del popolo della notte. Cose che in Italia non capitano, in discoteca. Gli italiani sono molto meno coinvolti dei loro colleghi spagnoli, che magari si vestono con 30 euro da Bershka ma vanno tutti i sabati (per non parlare delle domeniche mattina) a ballare. Inutile dire quale specie preferisca delle due ;)

Poco prima delle 6 , oltre ad un tributo a Michael Jackson per la sua morte ed un breve discorso di Juanjo Martìn (sempre sulla base musicale di Thriller, se ricordo bene) , If i ever feel better, successo del 2001 di Phoenix, che fu una delle canzoni che più mi piacquero negli anni d’oro del TNT Kamasutra. Col sorriso sulle labbra.

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La vista dalla pergola del Ristorante Principe, a Figueretes

All’Hotel Nautico Ebeso, dove sono stato (ottimi pulizia e pranzo, per non parlare della vista dalla camera che – per puro caso – mi è stata assegnata fronte mare e doppia invece della singola vista interna prevista dal pacchetto) , si accede sia da Carrer Montaner , una laterale della centralissima Av. Espanya che porta in un quarto d’ora a piedi a Dalt Vila, sia dalla bellissima passeggiata che costeggia il mare. Lungo questa passeggiata si trovano decine di bar e ristoranti, uno dei quali , il Principe, ha specialità sia italiane ( è gestito da un bergamasco che vive metà anno a Rapallo e metà nella isla blanca) che spagnole. Ho preso , all’interno delle opzioni del menù del dia da 11,90 euro bevande escluse, una minestra di patate, pesce impanato, un flan ( creme caramel con la spagnolissima cannella ).

La vista dalla stanza d'albergo del Nautico Ebeso

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Con gli amici di Maria

Qui al Bora Bora con gli amici di Maria, entrambi di Ibiza ! Tra l’altro il ragazzo sulla destra non beve-non fuma-non prende nulla di nulla in discoteca, ibizenco decisamente atipico (e per fortuna che ce ne sono come lui).

In coda al Privilege c’erano ragazzi che arrivavano da ogni parte d’Europa nonché Australia , Panama e ancora altri paesi ! Vi dicevo che abbiamo festeggiato San Joan .In Spagna e in Portogallo nella notte tra il 23 e il 24 giugno si celebra San Juan, un evento speciale per festeggiare l’arrivo dell’estate. Oltre ad elementi comuni a tutte le località, come i falò (Hogueras), ogni luogo ha poi le proprie caratteristiche e particolarità.

A Barcellona il Souvenir, ovvero la discoteca a mio parere più bella che io abbia mai visto per la musica, gli effetti di luci (megatron , in spagnolo) e l’impianto audio, comparabile solo con quello dello Space (ma decisamente migliore di quello dell’Amnesia) di Ibiza, ha festeggiato proprio per San Joan la festa dell’ottavo anniversario.

Questa mattina, quando ho scritto sul forum di Flaix FM, la radio che trasmette intere serate e sessioni di dj del Matinée da Barcellona anche via internet (c’è un’apposita applicazione addirittura per l’Ipod) per chiedere il titolo di una canzone che mi è piaciuta moltissimo a Ibiza (ed è l’ennesimo successo di Deux , ” Fight again ( Original vocal Mix  - il ragazzo catalano che mi ha risposto lo ha fatto dopo appena due ore ! ), ho trovato il link per scaricare la sessione appunto dell’ottavo anniversario del Souvenir, che potete trovare a questo indirizzo.

Ho stracciato la sessione dell’opening Matinée: questa è semplicemente spettacolare. Lo pensavo già da qualche tempo: non c’è niente come il Souvenir , dove tornerò nella settimana dal 3 al 10 agosto.

Nella sessione si ascolta, rigorosamente in catalano, “J. Louis, Paco Maroto, Taito Tikaro no són sants, però fer miracles”. Il riferimento era ovviamente alla festa di San Joan. Da quello che ho sentito, hanno ragione.

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Il giorno dopo del ritorno da Ibiza, sono ancora emozionato. Troppe cose da raccontare e da dire. Al primo posto sicuramente la musica. Il giorno stesso del mio arrivo, alle undici, ero con Elena e Marcelo all’Amnesia per l’apertura della stagione Matinee. Purtroppo continuo a pensare – checché ne dica Didac che però lavora per il Matinée quindi qualsiasi cosa facciano è la migliore – che l’Amnesia non abbia nulla a che vedere con lo Space.

E così , in una discoteca strapiena ogni limite (perchè secondo me tiene metà della gente dello Space che pare verrà incredibilmente abbattuto l’anno prossimo), con oltre 400 persone in coda alle 4 del mattino (la chiusura è stata alle 7.30), proprio a quell’ora sono crollato e sono tornato in albergo. Mancavano ancora in consolle Andre Vicenzzo, Taito Tikaro, insomma i miei preferiti.

Per fortuna che c’è qualcuno (più di qualcuno a dire il vero) che si è attrezzato con strumenti professionali ed è riuscito (l’uso di fotocamere e videocamere è proibito in tutte le discoteche, e io i pochi video che ho catturato li ho fatti con l’E65) a catturare una parte del pezzo che mi sono perso.

Mercoledì sera ero già in lista gratis, grazie al mio amico Mario di Barcellona che lavora per il principale concorrente del Matinée che ora gestisce l’appuntamento della domenica sera a Barcellona con Rafa Ariza, Iordee e J. Louis che erano dj del Matinée e che anzi hanno fatto crescere l’organizzazione fino a diventare un punto di riferimento mondiale per la house elettronica. Ma non vi ho ancora raccontato come è andato il mio ultimo giorno a Ibiza…

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ROMA – «Mai più», avevano garantito non più tardi di un anno e mezzo fa. La parola «arbitrato» sarebbe stata bandita dai vocabolari della Pubblica amministrazione italiana, allontanata come una peste che ogni anno provoca un salasso di centinaia di milioni di euro per le casse pubbliche e fa ricchi gli arbitri. La fine di un’ epoca era stata decisa con la legge Finanziaria del 2008 per volontà dell’ ex ministro Antonio Di Pietro, non senza contrasti e difficoltà. Ma si era evidentemente sottovalutato il potere delle lobby. Quelle dei costruttori, che grazie agli arbitrati rimpinguano i bilanci e sistemano i conti. Quelle degli avvocati privati. E quelle degli arbitri «pubblici» e dei presidenti dei collegi arbitrali, quasi sempre alti burocrati come magistrati amministrativi e avvocati dello Stato che arrotondano cospicuamente le loro entrate. Con in più la beffa: perché in questa specie di giustizia privata che serve a regolare il contenzioso fra le imprese e la Pubblica amministrazione e alla quale si fa regolarmente ricorso, perché la tradizionale giustizia civile non funziona, lo Stato perde quasi sempre. Così, di proroga in proroga, gli arbitrati sono sopravvissuti. E sopravvivranno almeno fino al 31 dicembre di quest’ anno. Poi si vedrà. Intanto il 2008 è stato un altro anno nero per le «stazioni appaltanti», come fa intendere senza troppi giri di parole la relazione dell’ Autorità sui contratti e le forniture pubbliche, presentata ieri dal presidente Luigi Giampaolino. Lo scorso anno sono stati attivati 184 arbitrati. In quattro casi il collegio ha rigettato tutte le richieste, sia quelle dell’ impresa che quelle dell’ amministrazione. In due si è dichiarato incompetente. Ma ben 173 volte le richieste delle imprese private sono state accolte: quasi sempre parzialmente, talvolta completamente. In appena cinque circostanze su ben 184 le pretese dei privati sono state invece del tutto rigettate. La sostanza è che nel 94% dei giudizi, davanti a un collegio spesso presieduto da un dipendente statale di alto rango, lo Stato ha perduto. Avendo la meglio in meno del 3% dei casi. Con il risultato che l’ opera, prendendo per buone le stime storiche, costerà anche il 30% più del preventivato e i cantieri si chiuderanno come al solito in ritardo. E nemmeno gratis, perché due volte su tre l’ amministrazione pubblica «soccombente» ha pure dovuto pagare la salata parcella degli arbitri. Quanto salata? Gli arbitrati sono di due categorie: quelli «amministrati» e quelli «liberi». I primi seguono le procedure previste da un organismo indipendente, la Camera arbitrale, in particolare per la nomina del presidente e per i compensi degli arbitri. Negli arbitrati liberi, invece, il presidente viene scelto di comune accordo fra le parti e il collegio si «autoliquida» le parcelle. Va da sé che questi ultimi sono di gran lunga i più gettonati: lo scorso anno sono stati 158 contro 26. Non che per lo Stato ci sia stata una grande differenza, visto che la parte pubblica è risultata soccombente nell’ 88% degli arbitrati amministrati (23 volte su 26) contro il 95% degli arbitrati cosiddetti «liberi» (150 volte su 158). Ma almeno ha risparmiato sulle parcelle degli arbitri, decisamente più modeste. Perché negli arbitrati liberi, dove i compensi dovrebbero pure fare riferimento a delle tariffe stabilite, il collegio può aumentarsi fino al doppio la retribuzione massima, «in relazione alla particolare complessità delle questioni trattate, alle specifiche competenze utilizzate e all’ effettivo lavoro svolto». Per farla breve, in un arbitrato relativo a un contenzioso da 35 milioni di euro, il collegio si è «autoliquidato» un compenso di un milione 320 mila euro, cifra pari a sei volte e mezzo un «massimo tabellare» di 200.822 euro e 84 centesimi. E non è stato certamente l’ unico caso. In un altro arbitrato da 133 milioni il compenso «autoliquidato» del collegio ha raggiunto 1,4 milioni, quattro volte il massimo tabellare. In un terzo giudizio, nel quale si discuteva per 38 milioni, gli arbitri si sono staccati un assegno da 1,3 milioni, sei volte la tariffa massima. Tirate le somme, gli arbitri si sono messi in tasca lo scorso anno 20 milioni, euro più euro meno. Sergio Rizzo Il caso

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Di fronte ai fuochi per la festa di San Joan abbiamo iniziato a festeggiare la vittoria , davvero improbabile, dell’ex- sindaco Zanonato a Padova ! Dal Mattino di oggi:

 

PADOVA. Trionfa Flavio Zanonato. Il sindaco che ha smantellato il «ghetto» di via Anelli e trovato alloggi decorosi a 260 famiglie di immigrati, è stato rieletto alla guida di Padova con il 52% e ha battuto Marco Marin per 4.341 voti. Zanonato ha vinto da solo senza apparentarsi, senza «trattare poltrone» con l’Udc e l’Intesa Veneta di Covi, sostenuto dalle otto liste di centrosinistra, dai radicali di Marco Panella e dai Verdi di Gianfranco Bettin, padre dell’a mbientalismo veneto.

Il trionfo sta tutto in queste cifre: il sindaco ha portato ai seggi 56.001 elettori, 200 in più rispetto a due settimane fa mentre Marco Marin ha raccolto 51.660 consensi, 3.200 in meno rispetto al primo turno. Un distacco di 4 punti, che si è delineato netto fin dalle prime ore. Impossibile rimontare, un trend omogeneo in tutte le 208 sezioni. E dall’ufficio di Piazza Cavour poco dopo le 19 hanno ammesso la sconfitta, mentre in via Beato Pellegrino sono iniziati i cortei di gioia e di festa.

Dopo aver largamente premiato il Pdl alle europee due settimane fa e umiliato il Pd, Padova non si è fatta quindi travolgere dal vento di destra xenofobo che soffia in Europa e ha incoronato il suo «vescovo rosso», che usa il pugno di ferro per far rispettare la legalità: un ex comunista alla Enrico Berlinguer, convinto che la politica sia ancora una missione laica e civile non un trampolino di lancio per conquistare seggi in Parlamento con i superstipendi.

L’esatto opposto della «casta»: ora è il sindaco di tutti. Anche di chi ha perso. «Voglio e saprò rappresentare quel 48% di cittadini che ha votato Marco Marin», ha detto subito dopo il successo.

Un sindaco che non teme di perdere anche quando gli avversari gli schierano in campo mezzo governo per dimostrare che il centrodestra è davvero «diverso». In tutto. Loro hanno La Russa, Ronchi, Sacconi, Zaia, Brunetta, la Brambilla, Tremonti e il governatore Galan pronto a bacchettare Zanonato perché la città «puzza di cipolla e patatine fritte».

Lui si affida a Ivo Rossi, Alessandro Naccarato, Massimo Carraro, Andrea Colasio, Massimo Donadi e Debora Serracchiani che lo trascinano alla riscossa davanti alla sua gente, in piazza dei Signori mentre il ministro Brunetta passa per «pesare» gli avversari.

Sarà una sfida all’ultimo voto, dicono i sondaggi. Parità. Il Pd è allo sbando. Un tracollo di 8 punti da rimontare. Pesano ancora le sconfitte di Roma con Rutelli umiliato da Alemanno. Pesa ancor di più l’annunciato, sofferto tracollo di Davide Zoggia sfrattato dalla Provincia di Venezia dalla «leonessa» leghista Monica Zaccariotto. Resta SuperFlavio, lo «sceriffo rosso», che si avvia ad entrare nella storia. Dopo la Padova governata dal 1947 al 1970 dal dc Cesare Crescente che ha tombinato le riviere e demolito il Conciapelli; dopo Ettore Bentsik che negli anni Settanta ha plasmato la Zip e creato la capitale del terziario a Nordest, ora c’ è lui: Flavio Zanonato. Che governa dal 1992. L’uomo delle sfide impossibili. Del tram contro tutti, del muro e del ghetto di via Anelli da svuotare. Sfide vinte. Anche se la battaglia su immigrazione e sicurezza proseguirà giorno dopo giorno: ora sono deleghe che il sindaco gestirà in prima persona.

Le ha sottratte a Daniela Ruffini e a Marco Carrai, con una virata a «destra» che ha fatto impazzire Rifondazione. Ma come: due giorni dal voto? hanno urlato impauriti i dirigenti. Mai decisione si è rivelata più coraggiosa e giusta.

«Nell’ultima settimana Flavio ha girato per i mercati e tutti gli hanno segnalato due emergenze: immigrati e criminalità», spiega Marco Marturano, lo spin doctor della sfida. «E alla fine ha fatto l’annuncio: sarò io ad occuparmi delle questioni più delicate: sicurezza e immigrazione. E’ il sindaco il vero garante del patto coi cittadini: il suo pugno di ferro, le sue ordinanze contro la prostituzione, lo spaccio di droga, il giro di vite sugli orari degli spritz dimostrano che il buongoverno e il decisionismo pagano».

E l’invincibile armata del centrodestra? Aveva promesso di portare Berlusconi a Padova, ma il premier si è perso nelle stanze di Palazzo Grazioli. E la contesa è diventata una sequela di insulti. A Zanonato, alla «comunista Ruffini» e a Padova, «brutta come una città dell’ex Jugoslavia». Bersaglio sbagliato: alle urne è stato premiato Zanonato, sindaco pragmatico anti-casta, il vero incubo di Giancarlo Galan e Giustina Destro.

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Bene, siamo a martedi’ , il giorno del riposo. Ieri sera sono crollato alle nove a letto e mi sono svegliato alle 8 quando sono uscito a farmi i miei 4km di passeggiata con un sole bellissimo verso playa den bossa. Arrivato li’ mi sono ricordato che la crema solare (l’ottima Capital Soleil di Vichy, molto meglio del Clininas che ho preso all’auchan che sembra malta) era in albergo. Chiama allora Elena e Marcelo che hanno l’hotel li vicino (al Can Bossa) . Arrivano loro , andiamo in spiaggia  e mi metto a fare 3 km di jogging fino alla torre. Stupendo. Poi mega bagno e poi mi metto ad ascoltare un po’ di tracce del Matinee. Ad un certo punto mi metto a ballare da solo con le cuffie con Spit- Falling . Vabbe’. Andiamo a mangiare qualcosa e ci imbattiamo in Mike e Vanessa, i due tipi uno austriaco e lei tedesca . Beviamo due robe e andiamo nell’albergo di Elena e Marcelo e passiamo il pomeriggio nella stupenda piscina che sembra tipo quella dell’Acquafan di riccione, per cui puoi prendere il sole con le gambe parzialmente bagnate. Ci raggiunge li Paco, un ragazzo andaluso che come me se ne va a Barcellona a ballare alle feste del matinee con l’aereo d’inverno. Alla fine in piscina si e’ aggiunta a brindare con noi una ragazza croata: un vero intrigo interanzionale. Stiamo in compagnia, parliamo un poco e mi riaccompagna al mio hotel, di fronte al quale lavora una sua cara amica che lavora in aeroporto ed e’ proprio lei che ha messo il manifesto del Matinee che ho fografato appena arrivato. E scopro – ma va – che lavora con il Didac. E salta fuori come per magia un’entrata omaggio (valida a qualsiasi ora, che e’ quasi impossibile trovare in Ibiza, perche’ e’ riservata agli amici di chi lavora per l’organizzazione che si occupa della festa!) . Oggi e’ San Joan , una festa grandissima in tutto il sud della Spagna. Anche qui a Figueretes ci saranno fuochi, petardi, ecc. Ci troveremo tutti al porto . Ogni giorno che passo qui, supero in felicita’ il precedente. E cosa succedera’ domani, quando avro’ in consolle allo Space tutti i dj che per primi, nel 2006, mi hanno fatto innamorare della musica del Matinee ? Elena, Marcelo, Mike, Vanessa, io , Paco ed il suo amico Gabriel. Prima Paco mi fa:” ma tu sorridi sempre!” . E come fare altrimenti, quando sei con della gente del genere e in un posto cosi unico al mondo ?

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Non sono ancora passate 48 ore da quando sono qui e ho gia’ troppe cose da raccontare. E ancor peggio non so da dove partire. Il volo con la Neos (gruppo Alpitour) e’ andato benissimo, 1 ora e 50 da Treviso. Non ho fatto a tempo ad arrivare all’Hotel, il Nautico Ebeso (piscina fronte mare e camera con piccola terrazza su prato verde che da’ sulla costa) , che avevo gia’ conosciuto una ragazza di Trebaseleghe completamente pazza ed il suo ragazzo. Come al solito ho pensato di farmi delle belle camminate per raggiungere da qui Playa den Bossa. Sono 8 km al giorno , no comment ;)

Bene, non c’erano dubbi sul fatto che il sabato saremmo andati alla serata Matinee all’Amnesia. Il punto e’ che gia’ il pomeriggio eravamo al Bora Bora a ballare, alle undici eravamo dentro all’Amnesia e la serata finiva alle 8 del mattino. Alle 4 siamo usciti mentre oltre 400 persone erano in coda per entrare. Il grande Didac ci ha fatto entrare gratis (entrata 50 euro) , e la gente come sempre ….esaltante !

Ieri doveva essere il giorno del descanso (riposo). Macche’. Ci siamo ritrovati al Bora Bora con Maria, la ragazza che gestisce l’hostal Costa e dove andai l’anno scorso, mentre Elena e Marcelo sono arrivati direttamente dal supermercato con vodka e non so quali altri pastrocchi. Elena si mette a conoscere il mondo e cosi’ ci imbattiamo in un gruppetto di ragazzi di Madrid….anche loro con la loro bella raccolta di jota-be (J&B) , possibilmente da non confondere nella pronuncia con je-hace-be che sarebbe un’altra cosa…

In pratica ieri pomeriggio quei due pazzi hanno semplicemente fatto un casino dentro al Bora Bora e mi sono ritrovato a fare le foto con :

- due tipe cinquantenni inglesi

- una coppia tedesca

- Marcelo e Elena che non sapevano nemmeno piu’ dov’erano

La parte del leone pero’ ieri l’ha fatta un ragazzo (ovviamente di Barcellona, citta’ ideale per le contaminazioni in tema di musica, urban style, ecc.) che si e’ messo a ballare la tektronik . Ho girato un piccolo video che pubblichero’ quando saro’ in Italia. Beh, quando gli ho chiesto se conosce “LA COVA” gli si sono illuminati gli occhi ;)

Ieri sera dicevo, doveva essere il giorno del descanso. Metti che pero’ al Bora Bora trovi un gruppetto di ragazzi e ragazze originari delle Canarie ma che vivono a Madrid, che ti invitano alla festa della espuma all’Amnesia (si, seconda notte all’Amnesia, e quel posto non mi entusiasma tantssimo). Metti che hanno la macchina e i pass per entrare gratis (ho speso alla fine 30 euro per due Rum-Naranja, all’Amnesia non tengono l’Havana …gia’ questo sarebbe un buon motivo per non tornarci). Metti anche che sono spagnoli e quindi si rimane per forza fino al cierre (la chiusura). Sono rientrato, con il costume e la maglietta fradici dalla schiuma,alle 6 del mattino (dormendo 4 ore prima di uscire ieri sera), mentre un tot di signorine di colore mi facevano psssstt e io non volevo altro che un letto!!!

Stasera dovremmo visitare il centro di Ibiza, che Marcelo non ha ancora visto.  Gli altri vorrebbero andare al Cocoon , una festa spaziale che si tiene il lunedi’ sempre all’Amnesia, ma mi sentirei irresponsabile a non dedicare una notte allo Space. No ?

Il clima e’ semplicemente ideale, ventilato, il sole ti accarezza mentre passeggi in un luogo sicuro. Gia’. Nell’isola dell’eccesso del divertimento no-limits, non ci sono siringhe in giro (l’eroina e’ una cosa sconosciuta) e la gente si ferma sulle strisce. In taxi per gli 11 km che ci separano dall’Amnesia, abbiamo speso 13,75 euro . Da dividere in tre.  Questa mattina, colazione con tostadas, marmelada y mantequilla.

Buon luned¡ a tutti.