Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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di Salvatore Cannavò

su Liberazione del 31/01/2009

Istantanee dalla crisi: scendono i salari, aumenta la disoccupazione, cala la produzione ma aumentano anche i super-ricchi. Se mettiamo l’una accanto all’altra le principali notizie della giornata di ieri la fotografia complessiva è questa e delinea una situazione piuttosto terrificante per milioni di famiglie ma, allo stesso tempo, indica l’unica strada percorribile per affrontare di petto l’attuale fase di recessione galoppante: una radicale redistribuzione del reddito.
La notizia più curiosa proviene dal rapporto redatto dall’Eurispes, rapporto piuttosto ampio e articolato, cui attingeremo a piene mani per altri dati, e che indica un dato significativo. «Nel 2006 le famiglie italiane che potevano contare su un capitale superiore ad un milione erano 359mila. Nel giro di pochi anni, e precisamente l’anno prossimo, questa quota è destinata ad aumentare di molto: circa 712mila. Si tratta di una crescita impetuosa equivalente a +98%. Un’ulteriore prova di quanto andiamo ripetendo da diversi anni e cioè che la redistribuzione del reddito avviene sistematicamente verso l’alto, dal salario ai profitti e alle rendite, rendendo più poveri i lavoratori italiani e più ricco chi è già ricco. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) il trasferimento di risorse che si è verificato negli ultimi dieci anni dal basso verso l’alto, o meglio dal lavoro al capitale, è di 120miliardi di euro all’anno provocando una perdita di salario reale di 7.000 euro annui. Dove vanno queste risorse è evidente, basta vedere la tenuta dei consumi alti e del tenore di vita delle classi agiate.

L’emergenza salari
Di converso, e siamo sempre all’Eurispes, sul fronte dei salari è un’emergenza continua. «Il 2009 si apre – dice l’istituto – alla luce dell’emergenza salariale: gli italiani guadagnano poco, meno dei loro colleghi europei e negli ultimi anni hanno faticato molto a reggere l’aumento del costo della vita. La dinamica retributiva – si spiega – si è inceppata. L’occupazione è aumentata. E a fronte di una crescita di quasi 3 milioni di unità nel decennio 1997-2007 non si è invece registrata una pari tendenza positiva nell’andamento delle retribuzioni. Al contrario, la crescita salariale si è fermata, circostanza inusuale in fasi di espansione del ciclo occupazionale». C’è poco da aggiungere se non che in conseguenza di questo dato il 53,4% degli italiani confessa di incontrare difficoltà a far quadrare il proprio bilancio familiare. Solo una famiglia su tre – segnala il rapporto – riesce a risparmiare qualcosa (33,4%), mentre il 66,1% delle famiglie non ce la fa a raggiungere il traguardo di fine mese. Due famiglie su tre non riescono a far quadrare i conti e così succede che si indebitino, anche ricorrendo al credito al consumo. Nel 2008, infatti, sono aumentati gli italiani che, per pagare beni e servizi, hanno optato per il pagamento dilazionato, ben il 36,9%, percentuale in crescita di 11 punti rispetto all’anno precedente. Tra le categorie di beni acquistati con il credito al consumo, la più diffusa è l’auto (58,7%), ma le rate sono usate anche per elettrodomestici (40,3%), computer o telefonini (28,9%), arredamenti e servizi per la casa (22,1%). Il rapporto definisce preoccupante invece il dato relativo al 19,4% dei cittadini costretti a contrarre debiti per cure mediche, in aumento di oltre 14 punti percentuali rispetto al sondaggio dell’anno precedente. E non manca un 5,6% di italiani che abbia fatto ricorso al credito al consumo per acquistare beni alimentari.
Eppure, nonostante questi dati, il presidente dell’Eurispes decide di mettere l’accento sull’ottimismo. «Negli ultimi mesi – ha spiegato Gian Maria Fara – gli italiani sono stati bombardati da una quantità enorme di messaggi diffusi dai media su una crisi che avrebbe dovuto scuotere dalle fondamenta il nostro sistema economico, finanziario e produttivo. L’allarmismo prodotto da una lettura superficiale delle dinamiche complessive si è rivelato talvolta eccessivo. L’Italia sta attraversando la tempesta finanziaria mondiale senza subire colpi irreparabili. Il sistema tiene».
La frase farà felice la maggioranza di governo e il presidente del Consiglio in persona che ci tiene molto a far risaltare solo messaggi positivi, ma cozza con la situazione reale e con il contesto globale.

Una crisi verticale

Secondo l’Istat – anche in questo caso si tratta di dati resi noti ieri – l’occupazione nelle grandi imprese ha registrato a novembre un calo annuo dell’1% al lordo della cassa integrazione e del 2,1% al netto della Cig. Complessivamente, nei primi 11 mesi del 2008 la variazione media dell’occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2007 è stata di -0,2% al lordo della Cig e -0,4% al netto della Cig. L’occupazione è calata soprattutto nelle grandi imprese dell’industria, dove si è registrato un calo su base annua del 2,1% al lordo della Cig e del 4,7% al netto della Cig. La Cassa integrazione quindi svolge il suo ruolo di ammortizzatore, come dimostra il boom di ricorsi registrato a novembre, i più alti in assoluto nelle serie storiche dell’Istat.
Ma le cose sono destinate a peggiorare, come dimostra il quadro fornito dal presidente dell’Ance, associazione dei costruttori edili, che parla di una riduzione dei livelli produttivi per il 2009 del 6,8% invece dell’1,5% previsto a ottobre. Si tratta di un tendenziale che può mettere a rischio 250mila posti di lavoro.
La crisi è confermata, inoltre, dalle notizie che provengono dal Giappone. Produzione industriale in calo del 9,6%, forte frenata della spesa delle famiglie con una diminuzione annua del 4,6%, disoccupazione in aumento al 4,4% con 125mila posti di lavoro persi entro il mese di marzo. I dati sono avvalorati dalla chiusura dell’esercizio 2008-2009 della Toyota, la più grande industria automobilistica del mondo, che ha accusato una perdita di 400miliardi di yen (3,5 miliardi di euro) molto superiore ai 150 miliardi annunciati solo un mese fa.
E il ritornello della crisi sembra essere esattamente questo. Ogni mese le previsioni vengono aggiornate e aggiustate in peggio rispetto a pretese rassicuranti che durano lo spazio di qualche settimana. Il mese dopo, invece, si vede il peggio e tutti ad affannarsi a suggerire rimedi. Il più diffuso è il controllo della montagna incontrollabile e incalcobabile dei “titoli tossici” di cui nessuno si azzarda a stimare l’ammontare. Ieri il presidente della Banca centrale europea, Trichet, intervenuto a Davos, ha indicato nei maggiori poteri alla Bce, in termini di controllo e vigilanza, una strada da percorrere. Tremonti invece cerca di aggirare l’insostenibilità del debito italiano con la creazione di “eurobond”, titoli garantiti dall’Unione europea – e quindi in solido da tutti gli stati della Ue – per reperire nuove risorse da investire. Ma l’occhio è sempre puntato sul monte salari, come dimostra il nuovo attacco alle pensioni. Parole, spesso in libertà, quasi sempre pericolose. E invece la soluzione in larga parte sta al principio di questo articolo: prendere i grandi redditi, i profitti accumulati, le grasse rendite e imporre una tassa patrimoniale – o come la si voglia chiamare – per disporre di un fondo in grado di dare vita a un piano socialmente e ambientalmente sostenibile. Ma per fare questo ci vorrebbe un’altra politica e un’altra sinistra.

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dal “Gazzettino” , ovvero quello che c’era una volta, non c’è più

di Davide Calimani

VENEZIA (22 febbraio) – Cordoni di polizia e carabinieri, spintoni, cori e qualche contuso. Il ritorno a casa di migliaia di persone che ieri avevano scelto il treno per raggiungere Venezia e che in treno volevano lasciarla, non poteva essere peggiore.
Dalle 17.30 a serata inoltrata, alla stazione di Santa Lucia c’è stato il caos e solo per la prontezza delle forze dell’ordine e per una buona dose di fortuna, non è successo nulla di grave.

“Vergogna, vergogna, vergogna”, hanno urlato per ore passeggeri inferociti all’indirizzo di Trenitalia. Terminati gli spettacoli in città decine di migliaia di turisti si sono diretti verso la ferrovia. Lì la brutta sorpresa. Non essendo previsti convogli speciali, in pochi minuti la stazione si è saturata. Ad avere la peggio sono stati i binari 11 e 14, quelli i cui treni erano in partenza per Bologna e Verona.

Foto tratta dal forum di "Ferrovie.it"

Link al forum sull’argomento di “Ferrovie.it” (la foto qui sopra è stata fatta da un lettore del forum)

Migliaia di persone hanno iniziato ad accalcarsi ed a spingere in direzione dei convogli. Verso le 18.30 i primi feriti, apparentemente non gravi. Un signore è stato scaraventato a terra dalla folla, mentre una donna è rimasta schiacciata. In un clima surreale, tra persone inferocite, forze dell’ordine schierate per impedire l’accesso ai binari, verso le 19 si è rischiato grosso. Il treno in partenza per Verona previsto su di uno dei primi binari, è stato improvvisamente annunciato sul binario 14. Almeno un migliaio di persone hanno improvvisamente attraversato di corsa tutta la stazione.

«State calmi, state calmi – ha urlato invano Maurizio Calligaro, capo di Gabinetto del sindaco – Non correte, non correte». Nulla da fare, la folla è rimasta fuori controllo. «Non è possibile che si verifichino simili episodi – ha detto preoccupato Calligaro – sono qui da un’ora a fare ordine pubblico ed ho già chiamato i vigili urbani in supporto. Continuano a spostare i treni ed invece di avvisare per tempo la Polfer, che potrebbe così organizzarsi, comunicano le variazioni ai passeggeri che corrono senza controllo».

Nonostante la cinquantina di poliziotti e carabinieri, la pressione della folla è stata più volte sul punto di prendere il sopravvento. Decine di persone, tra loro anche un padre con una bimba in braccio, hanno attraversato i binari. «È uno schifo, una vergogna – ha inveito Maria – Ho due bimbi piccoli, siamo schiacciati da ore e ci hanno già fatto perdere due treni. Si devono vergognare, vergognare. Sapevano che saremmo dovuti tornare indietro, visto che siamo arrivati in treno».

Verso le 19.30 gli animi sono ormai fuori controllo. Decine di persone esasperate fischiano ed insultano Trenitalia. «Quello che è appena partito era il terzo treno che questi signori mi hanno fatto perdere. Devo tornare a casa» urla inferocito Vincenzo Monaco.
«È sequestro di persona» replica un altro passeggero. Alle 19.40 circa, il treno per Verona che sarebbe dovuto partire alle 19.04 lascia la stazione. Tra le decine di passeggeri rimasti a terra esplode la rabbia. In molti minacciano di scendere sui binari e di bloccare tutto. Qualcuno se la prende con gli agenti della Polfer.

Nel treno appena partito migliaia di persone sono ammassate tra loro, in un vagone stracarico manca addirittura la luce. Sono ormai le otto e mezza circa quando Trenitalia inizia a cercare di reperire un treno speciale per riportare a casa i malcapitati viaggiatori che non sono riusciti a partire. Qualcuno dovrà spiegare perché non ci hanno pensato prima.

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La focaccia Petruzzi

lievito di birra (in panetto fresco oppure lievito di birra secco Paneangeli mastro Fornaio)
farina (1 panetto o 1 bustina ogni mezzo chilo di farina)
acqua tiepida
sale q.b.
1 cucchiaino di zucchero

Se si usa il lievito di birra in panetto, prendere una tazza e sciogliere il lievito con un cucchiaino di zucchero in poca acqua tiepida (se si usa il lievito secco, mescolarlo con la farina e il sale facendo attenzione a non metterlo a contatto diretto col sale ma piuttosto con lo zucchero, come indicato nelle istruzioni).
Versare i 3/4 della farina in una ciotola di ceramica.
Aggiungere un pizzico di sale, il lievito sciolto e, mano a mano, dell’acqua tiepida.
Impastare fino a ottenere una palla non appiccicosa aggiungendo via via la farina. Farne una palla.
Accendere il forno a 50 gradi per qualche minuto.
Prendere un canovaccio pulito, avvolgere la ciotola di ceramica nell’asciughino e bagnarlo sulla superficie.
Mettere la ciotola coperta in forno (deve essere tiepido, non caldo). Lasciare lievitare almeno un paio d’ore.
Volendo si può lavorare di nuovo la pasta con un po’ di farina e lasciarla lievitare di nuovo. L’impasto così sarà più elastico.
Da qui si può fare un po’ quel che si vuole….
Stendere la pasta e farne pizza, mescolare alla pasta semi di vario tipo (quello che ho assaggiato io e era coi semi di girasole e semi di papavero) e poi stendere la pasta su una teglia da forno, allargarla ben bene e aggiungere sopra olio in abbondanza, stendere la pasta in strato sottile, tagliarla e friggerla…. un po’ quello che si vuole insomma :)
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Se non ci fosse da piangere, sarebbe da ridere. Vi avevo già raccontato di questo libraccio che mi era stato proposto . Nel capitolo “le possibilità di trattamento” della sindrome (così viene chiamata), si dice : “alcuni terapeuti abbinano la psicoterapia con un trattamento a base di LSD (diamide dell’acido lisergico, i famosi “francobolli” di LSD). Whitelaw parla di un paziente, masochista e feticista della gomma, che dopo un trattamento psicoterapeutico abbinato all’LSD è ridiventato “normalmente” eterosessuale. Purtroppo l’ulteriore sviluppo dello stato di questo paziente non è stato seguito sufficientemente a lungo”.(pg. 65, Le possibilità di trattamento).

Probabilmente – aggiungo io- prolungando il trattamento il paziente -  contento dell’uso di droghe psichedeliche, non sarebbe più riuscito a fare le tabelline, ma questo non ci è dato sapere. In quasi 200 pagine di libro (è abbastanza semplice riempire 200 pagine parlando di casi di “pazienti deviati”, non mancavano negli anni ‘60 rastrellati dalla polizia) , c’ è di che rimanere stupiti dalla vaghezza sulle tecniche di classificazione  associata al disprezzo nei confronti dei “malati”: “Nell’analisi sperimentale del fenomeno dell’imprinting e del “periodo critico” non si sono fatti finora molti progressi. Certi processi che all’inizio sembravano molto semplici, a un esame più attento si sono rivelati di gran lunga più complicati”, e ” Nella diagnostica delle deviazioni sessuali i testi proiettivi sono purtroppo inservibili nella pratica . ” e infine ” Nella diagnostica dell’omosessualità non di rado si ricorre al TAT (test di appercezione tematica). Vari autori riferiscono di su esiti favorevoli . Ma di solito tali esiti non sono in grado di reggere di fronte alle esigenze poste dai controlli di validità (hai detto niente !!!)”, pg 72 “L’omosessualità: un’analisi libera da pregiudizi” (!!!, Ndr), Kurt Freund, Bompiani.

Parlando del modo di trattare i pazienti, si dice :”Il medico deve dare dunque dare al paziente la sensazione di capire il suo comportamento deviante, di non sentire repulsione per le sue dichiarazioni e di non trovarle imbarazzanti, di riuscire a immedesimarsi nella condizione in cui il paziente peraltro si trova senza colpa” (Amen! , Ndr).

Evito di citare il capitolo “lesioni del tessuto cerebrale”, per concludere che non è così scandaloso che quarant’anni fa venissero pubblicati libri del genere. La cosa scandalosa è che qualcuno nel 2009 si rifaccia a tali libri per parlare dell’argomento.

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I quotidiani catalani lavanguardia e elperiodico non sono andati per il sottile: è la prima volta che un’opera ferroviaria viene conclusa esattamente il giorno previsto contrattualmente. Oggi il consorzio TP Ferro consegnerà i 44,5 km di linea ferroviaria che attraversa i Pirenei per congiungere Francia e Spagna con un tracciato ad elevata velocità (200km/h). Contrariamente alla nostra linea Bologna-Firenze AV , che verrà inuaugurata a dicembre, questa linea per ovvi (ma non da noi) motivi di sicurezza ha una galleria a doppio tubo , di circa 8km .

La nuova linea che collega Francia e Spagna, a Figueres.

Il punto è che il contratto prevede che lo Stato non tiri fuori un euro per quest’opera e il consorzio riceva 1300 euro per AVE (treno Alta Velocidad Espanola)  che transiti, e poco più di 500 euro per ogni treno merci. I treni però non circoleranno prima del 2010, quindi il Consorzio chiede l’indennizzo previsto contrattualmente, che è una cifra esorbitante. Questo perchè non è stato ancora completato (anche se i lavori sono a buon punto, tant’è che manca solo un anno) il tratto di cui si occupa la società Adif , in qualche modo controllata dallo Stato. Ecco la foto dello “scandalo”, tratta da un forum (grazie a Javi di Hospitalet de LLobregat) :

Contatti sono in corso tra il Ministero del Fomento (Trasporti) ed il Consorzio ma è sicuramente una situazione imbarazzante per il governo spagnolo. L’articolo ironicamente poi dice – sbagliando – che i treni AVE nemmeno potranno passare su questa linea, limitata a 200km/h, non sapendo forse che per ragioni di pendenza e/o raggio delle curve spesso le linee costruite in montagna hanno dei limiti inferiori di velocità. Ad ogni buon conto, la linea loro l’hanno finita , e con una galleria a norma.

Anche da noi,  qualcosa si muove. Finalmente, a cinque anni dal completamento del raddoppio della linea ferroviaria tra Pescara e Bari tranne per un pezzo di 500 metri in galleria a nord di Ortona, iniziano i lavori. Nel 2011 anche questo tratto sarà raddoppiato.  Oggi come oggi i treni hanno allungamenti di percorrenza abnormi , che ho verificato di persona mentre tornavo dalla Puglia di oltre 20 minuti, per compensare il “senso unico alternato” di questo piccolo tratto, decisamente trafficato soprattutto durante la stagione estiva.  Cosa farebbero gli spagnoli che inveiscono tutti i giorni contro il governo se vivessero in Italia ?

http://www.ferrovie.it/fol.tim/img/FN2544101.jpgL'imbocco della galleria di Ortona, ancora per poco a binario unico.

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dal “Mattino”

Droga, come convivere con la dipendenza (1)
Alla mamma sfiduciata e stanca. Lei non ci crederà, ma fin da piccola ho imparato cosa vuol dire convivere con la dipendenza
da droga e da alcool (concetto ben diverso,  mi consenta, dal farsi un cannello in compagnia); faccio parte di quella  generazione che di fronte ai problemi non andava dall’analista, ma si stordiva di droghe. Ho perso amici ed amiche che sono finite male, e di leggi, sanzioni penali e multe se ne sono fregati e se ne fregheranno. Nel mio lavoro ho visto tossicodipendenti
pluri-puniti far dentro e fuori dalle galere, ma non dalla tossicodipendenza. Le sanzioni non mancano affatto; quello che manca, e lo dice anche la sua disperazione, è la possibilità di avere aiuto e cura e, per chi convive con questi problemi in famiglia, un adeguato ausilio e tutela (perchè, lei lo sa bene, i tossicodipendenti o stanno in galera, o in comunità, o se no
per l’istituzione pubblica non esistono, e tornano problema privato). Non credo proprio di dover fare scuse pubbliche per aver chiesto, con un atto simbolico, un’attenzione vera, non di facciata, non ipocrita, non perbenista, a chi vive sul serio il problema della dipendenza; io non ho certamente la verità in tasca, la soluzione a tutti i mali, ma so ancora riconoscere le false soluzioni ed ho ancora voglia di cercarne altre. Per lei, e per chiunque si trovi nelle sue condizioni, ho comunque e sempre massimo rispetto, anche se non concordo con quanto lei propone e ritiene.
Aurora d’Agostino

Droga, come convivere con la dipendenza (2)
In riferimento alla «mamma sfiduziata e stanca», condivido pienamente ci? che dice, perchè anche io sono la madre di un ragazzo tossicodipendente, e ci? che chiediamo disperatamente a chiunque ne abbia l’autorità è che possa venire applicata una
legge sul ricovero obbligatorio coatto, per tutelare i famigliari di questi ragazzi, che in moltissimi casi risultano diventare violenti e pericolosi, e per dare la possibilità al ragazzo di cercare di salvarsi. Noi tutti sappiamo che il problema droga non verrà mai sconfitto, perché troppo grande il business che ci gira attorno, mentre sempre troppo piccoli sono i ragazzi che ogni giorno cadono in questa grande trappola che moltevolte pu? portare anche verso la morte. Mi sento di dire a tutte le mamme  nella mia situazione: «Fatevi forza e non perdete mai la speranza»… C.M.

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La questione della droga non si risolve con le multe
Io non faccio parte del Pedro ma, sul problema della droga sto dalla loro parte, e mi arrabbio quando il sindaco Zanonato dice «come sempre non sanno proporre nulla». Sono quarant’anni che più o meno ad ogni legislatura si fa una legge contro il fenomeno della droga e che, puntualmente, dati alla mano, non si arriva a nulla.
Non si sono ancora convinti di battere una strada sbagliata? Concentrano l’attenzione solo su chi fa uso di stupefacenti, mentre il cuore del problema è un altro. Il momento da prendere di mira è quando una persona che non si è mai drogata, per spirito di gruppo, per effetto trascinamento o altro, prova per la prima volta. Perché lo fa? Se si riuscisse ad interrompere il flusso di nuovi consumatori, il fenomeno, poi, andrebbe per esaurimento. La repressione stile Zanonato potrebbe ottenere nella migliore delle ipotesi un risultato, comunque provvisorio, forse del 20% e il resto? E comunque il flusso di nuovi consumatori continuerebbe. Bisogna anche considerare che lo spacciatore è, a tutti gli effetti, un commerciante, e come tutti i commercianti che si rispettino cerca in tutti i modi di aumentare il proprio volume di affari. Chi non può fare a meno di fare uso di droga è da considerarsi un ammalato. Invece di spendere 20 euro o quello che è, per una dose, dovrebbe averla dalla farmacia con una ricetta medica. Tanto, chi è dipendente daqualche parte comunque la trova, incrementando il contrabbando. Il fenomeno non sparirebbe ma si sgonfierebbe di molto. Agli spacciatori resterebbe solo qualche piccola nicchia di mercato, come ad esempio quella fetta di parlamentari romani che fanno uso di coca e che per vergogna non andrebbero mai a prenderla in farmacia facendosi identificare.
Roberto Francescon Albignasego

Il dramma di convivere con un figlio drogato
Sono una mamma sola, che da 15 anni convive con un problema grande, ho un figlio che ha 33 anni e da 15 è malato psi- 4 chico dovuto da assunzione di ecstasy e cocaina. Mi sento molto offesa, dalla sparata che ha fatto l’avvocato D’Agostino. Lei forse avvocato non sa cosa vuole dire vivere con un ragazzo con questi problemi in casa e sola la invito quando mio figlio smetterà la cura, che lo psichiatra gli ha dato e sono sicura che la smetterà come tutte le altre volte. Le chiederò avvocato di fare lei il ricovero coatto, se prima non mi uccide.
Mi riferisco a tutte quelle persone che si riempiono la bocca, e si dibattono su droghe leggere e droghe pesanti. Tutte le droghe fanno male, ripeto tutte. Se proprio non hanno altro tempo da perdere vadano a fare qualche giro nelle nostre strutture psichiatriche così faranno un po’ di beneficenza Questa società non è pronta per i nostri figli con queste patologie i nostri figli non si sentono ammalati, tanto lo fanno tutti, politici avvocati gente dello spettacolo e non vengono puniti.
Avrei tante cose da dire di questi 15 anni di calvario sono a vostra disposizione. Ma chiedo a lei avvocato, di fare le scuse pubbliche, a me e a tanti genitori che come me hanno questo problema. Sindaco Zanonato vada avanti per la strada che ha intrapreso spero in lei.
Una mamma sfiduciata e stanca

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Nella lettura approfondita del “Mattino” di domenica, un editoriale pubblicato mi ha ricordato un dato che avevo del tutto rimosso dalla mia mente, anche perchè Berlusconi continua a ripetere – e si sa, anche le peggiori menzogne ripetute diventano verità , i preti lo sanno bene – che tutti gli italiani sono con lui: la coalizione di Berlusconi ha ricevuto il 46,8 per cento dei voti. Quindi non è vero – come io stesso ripeto sempre – che due italiani su tre l’hanno votato. L’hanno votato meno di un italiano su due, maggioranza relativa e importante (contro il 37,5% del deludente , inefficace, confuso e pessimo ex-sindaco di Roma Veltroni), ma pur sempre una percentuale che mi fa ben sperare sul fatto che non siano poi una stragrande maggioranza gli italiani che credono nel signore che fa (con la Lega) le ronde in piazza per la sicurezza e poi fa un decreto per bloccare e limitare le intercettazioni e una riforma del codice penale che , parole di Alfano, “restituisce più forza alla difesa”.  Complimenti – a loro – ma soprattutto a chi, dopo cinque anni di governo Berlusconi , li ha rivotati.

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Un lento – 2 ore per 120km – viaggio a Pordenone nella giornata di domenica mi ha consentito di iniziare un libro (“Solo per giustizia” di Raffaele Cantone) che all’inizio avevo trattato con diffidenza per l’argomento sicuramente non leggero: il lavoro di magistrato a Napoli  nella Direzione distrettuale Antimafia . Leggo in media un libro all’anno. Trovare il tempo , ma soprattutto il rilassamento mentale per godere della lettura, è una cosa per me molto difficile.
Appena finisco di cenare crollo a letto e assolutamente non riesco mai a leggere. Il treno è l’unica – ottima – occasione per leggere (se non viaggio in piedi, come mi è capitato ieri da Pordenone a Mestre).
Ecco perchè anche questo libro , che ho appena iniziato, già mi piace un sacco, perchè nell’esperienza di questa persona riesco a vedere qualcosa che ho passato anch’io.
Una lezione di storia, di vita, sul modo di vedere gli avvenimenti di cronaca e qualcosa di utile sull’Anm (l’Associazione Nazionale Magistrati), vista dal punto di vista di chi ci lavora dentro.
Ecco qualche riga che non potevo non riportare, dato che mi ha riguardato da vicinissimo nell’oramai noto concorso di cat. D per il quale ho studiato l’anno scorso:
“Quel che infatti mi teneva sulle spine era la convinzione che non fosse andata troppo male. Delle tre prove scritte -civile, amministrativo e penale – la prima, che riguardava la materia che conoscevo meno, mi sembrava abbastanza nella media, mentre l’ultima, per la quale ero più preparato, pensavo di averla svolta decorosamente. Ma la vera incognita era la prova di mezzo, quella di diritto amministrativo, che era risultata la più difficile agli altri candidati, tant’è vero che moltissimi, fra cui tutti i miei amici del corso di preparazione, si erano ritirati senza consegnare. Già di per sé quella materia era considerata la più insidiosa, in quanto la meno sistematica. In più quella volta la traccia riguardava un aspetto molto marginale che stava a cavallo fra diritto amministrativo e diritto penale: la trasformazione degli illeciti penali in sanzioni amministrative. Cì fu un boato generale di disapprovazione e di sconforto quando la commissione la lesse. Nemmeno io avevo ristudiato quell’argomento, ma l’avevo già incontrato a un esame, e, soprattutto, era stato l’oggetto di una lezione del corso di specializzazione postlaurea in diritto e procedura penale che avevo frequentato. Dunque io avevo gli elementi per impostare il tema e per il resto cercavo di basarmi sul codice e sulla conoscenza della materia sedimentata negli ultimi anni. Per me rappresentava un altro colpo di fortuna e forse la prova che la prima parte della mia odissea non era stata una peregrinazione del tutto vana.”

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Ebbene sì, dopo una mezza giornata passata a pulire un po’ casa e a rimettere in ordine un po’ di cose (quando hai poco spazio dove mettere le cose- soprattutto materiale cartaceo, bisogna farlo spesso), ho approfittato di un cielo nuvoloso ma senza pioggia per riprendere in mano la mia mountain bike dopo mesi e provare a vedere se davvero , dopo anni di isolamento dovuti alla costruzione del mostro Ikea prima e del mega-viadotto di Padova Est , ora in bici si può andare in sicurezza da San Lazzaro (zona Centro Giotto- Decathlon, via Venezia) a Ponte di Brenta , passando sopra l’autostrada e sotto la SR308 Padova-Castelfranco.

San Lazzaro, la zona del residence ESU

Iniziamo col dire che manca una segnaletica che indichi che la pista ciclabile, che inizia in Zona San Lazzaro nella nuova residenza ESU (Studenti Universitari) , prosegue. Difatti dopo meno di un centinaio di metri, si finisce in via San Marco in un percorso largo meno di un metro.

E poi ?

Chi arriva qui in bici non sa in effetti che fine faccia la pista cliclabile ! Bisogna infatti girare prima a sinistra ….

E adesso ?

…e poi a destra , anche qui senza alcun segnale….per poi imboccare il nuovo tratto, ben asfaltato in cemento colorato e anche ben illuminato (ripeto, solo il nuovo tratto)…

Ecco il nuovo tratto, ben asfaltato , che mancava: da via d'Azeglio al ponte sopra l'autostrada

Ora si può correre davvero al sicuro e su un ottima pista, anche se il percorso non è propriamente lineare ;)

Sotto i raccordi dell'uscita 18 bis

Qui si passa sotto i raccordi dell’uscita 18 bis (via San Marco) della tangenziale. …

La pista cliclabile è anche in assoluto il modo migliore per vedere l’imponenza del viadotto di Padova Est:

Il viadotto di Padova Est (6 corsie)

Oramai , il più è fatto…costeggiamo l’IKEA e dopo aver intersecato con un attraversamento pedonale la strada che esce dal parcheggio di quel pasticciaccio che è l’IKEA, arriviamo sul ponte pedonale e ciclabile che sovrasta la A4:

A fianco dell'IKEA

In effetti, oggi è un giorno particolare. La A4 è chiusa in due punti (da Padova Est a Dolo e da Roncade allo svincolo dell’aeroporto) per l’apertura di una grande opera viaria attesa da anni che finalmente sgraverà il nodo di Mestre, il Passante. Per permettere il completamento dei lavori che domani consentiranno l’apertura dell’opera, il traffico viene deviato sulla statale, con le ripercussion che vedete:

Ultime code in attesa del passante

Ecco il ponte pedonale e ciclabile sulla A4 che ho appena percorso:

Bello !

Appena scesi dal cavalcavia , si arriva a Ponte di Brenta, dove la pista sparisce e i ciclisti devono tornare a convivere con auto , bus e camion (a meno che non ci sia qualche altra pista ciclabile non segnalata di cui sono all’oscuro). Dopo quasi quattro anni di isolamento , finalmente San Lazaro e Ponte di Brenta sono raggiungibili in sicurezza in bici. Ora speriamo che il Comune di Padova curi le poche decine di metri di questo percorso non sufficientemente asfaltate e larghe (e non protette), come questa su via San Marco , fotografata al ritorno:

In questo tratto la pista va allargata e protetta