Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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dal sito http://www.cfa-monferrato.it/approfondimenti_dettaglio.php?ID=187

PROPAGANDA VS INFORMAZIONE
Il cantiere del Carlone fu inaugurato in pompa magna (foto 6) dodici anni fa, il 10 luglio 1996, dal ministro dei Trasporti Claudio Burlando, dal presidente della Regione Toscana Vannino Chiti, dall’amministrazione delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci, e da Franco Carraro, presidente di Impregilo, il più grande polo di costruzioni italiano, capo-cordata del consorzio costruttore CAVET, al quale il general contractor della TAV Firenze Bologna, FIAT Spa, ha affidato la progettazione e l’esecuzione dell’opera.
L’appuntamento coi contestati “supertreni” sotto l’Appennino (foto 7-9) era fissato per il 2003. Ma quel termine è stato spostato progressivamente sempre più avanti. Alla fine, dopo altri due anni di demolizioni e rifacimenti di gallerie mal costruite (2006-2007), il nuovo Ad delle Ferrovie Mauro Moretti annuncia che per vedere i treni bisognerà attendere almeno il 2009. Probabilmente anzi, preconizza Idra, molto più anni ancora, visto che per 60 km di linea sotterranea non è stato neppure progettato (e meno che mai costruito) un tunnel parallelo di soccorso. Il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze, l’ing. Domenico Riccio, in un parere ufficiale http://associazioni.comune.firenze.it/idra/27-3-’99.html scrive di nutrire “seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso” in questa “galleria monotubo a doppio binario” con finestre intermedie poste a distanza reciproca di 6-7 km: “Non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all’incidente. Tali mezzi infatti potranno raggiungere il punto di innesto delle finestre con la galleria di linea, ad una distanza dal luogo dell’incidente, nella peggiore delle ipotesi, di circa 3,5 km”! Un vero inferno per chi dovesse vivere, là sotto, le conseguenze di un deragliamento, di una collisione o di un attentato. Per chilometri, nessuna via di fuga, nessun mezzo di soccorso: uno scenario che sembra francamente improponibile.
1357 giorni dopo l’avvio dei cantieri, dopo che per anni la polvere finissima che entra nelle case anche dalle finestre ermeticamente chiuse ha tempestato bronchi e polmoni dei residenti, e ha ricoperto piatti, libri e arredi dentro le abitazioni, un rapporto ARPAT http://associazioni.comune.firenze.it/idra/8-5-’00.html trasmesso a Idra dai residenti del Carlone e datato 28 marzo 2000 annunciava: “La stretta contiguità fra l’abitazione e il cantiere fa ritenere che gli interventi di mitigazione non possano modificare sostanzialmente la situazione, una migliore pulizia degli spazi di lavoro potrà ridurre ma non eliminare la polverosità diffusa, ed inoltre non si ravvisano provvedimenti efficaci per intervenire sull’imbocco della galleria. Probabilmente l’unica soluzione possibile sarebbe costituita da una diversa collocazione dei residenti nella zona”. I malcapitati residenti saranno costretti in effetti a evacuare!
Neppure due mesi dopo, il 16 maggio 2000, con un comunicato indirizzato a tutte le maestranze, le rappresentanze sindacali unitarie del cantiere TAV del Carlone (Vaglia – San Piero a Sieve) informavano http://associazioni.comune.firenze.it/idra/17-5-’00.html su nuove situazioni di emergenza sanitaria e di rischio sul lavoro. “Tra il 12 e il 15 maggio – si legge nella nota diffusa – si sono verificati tre malori di altrettanti operai addetti alla galleria di Carlone, lato Firenze, dovuti, probabilmente all’esposizione all’ossido di carbonio. Due operai lavoravano al fronte e uno, più indietro, al rivestimento della calotta”. I delegati del cantiere del Carlone sottolineavano che tali svenimenti “destano un grave allarme, tra i lavoratori, per le condizioni operative in cui si opera in galleria (rischio cadute dall’alto), per la mancanza di una via di fuga immediatamente a portata, per la non conoscenza precisa delle cause che hanno originato i malori”.
Questo stesso cantiere del Carlone è stato visitato http://associazioni.comune.firenze.it/idra/19-2-’01.html con grande clamore mediatico, il 20 febbraio 2001, dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Giornali fra i più quotati titolarono “Ciampi nel Mugello inaugura il supertunnel”, e scrissero: “Per la prima volta in visita nel Mugello, Carlo Azeglio Ciampi oggi indosserà il casco giallo dei minatori nel cantiere del Carlone e vedrà cadere l’ ultima parete di roccia della galleria più lunga dell’intero tracciato dell’ Alta velocità”.
Non era vero.
Si trattava solo di una gigantesca operazione di immagine.
In realtà il tunnel rimaneva cieco, anche dopo il brindisi, dal lato Firenze: qui mancavano diversi delicati chilometri perché la galleria raggiungesse Quinto Fiorentino per accarezzare (se così si può dire) i due monumenti più antichi della città ‘capitale della cultura’, le tombe monumentali etrusche a tholos della Montagnola e della Mula (VII sec. a.C.). Solo il 21 ottobre 2005 http://associazioni.comune.firenze.it/idra/21-10-’05.htm verrà abbattuto l’ultimo diaframma di roccia, con nuova cerimonia ovviamente, alla presenza questa volta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Pietro Lunardi, del vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli e del sindaco di Sesto Fiorentino Gianni Gianassi. Ma ancora a ottobre 2006 saranno riportate notizie di esplosioni di mine http://associazioni.comune.firenze.it/idra/24-11-’06.htm, in quella galleria…
Un mese più tardi della visita del capo dello Stato, in una lettera aperta a lui indirizzata, il delegato CGIL di quel cantiere, Pietro Mirabelli, scriveva http://associazioni.comune.firenze.it/idra/minatav.html: “Le ho stretto la mano quando, un mese fa, è venuto a “festeggiare” nella galleria di Vaglia dell’Alta Velocità ferroviaria l’abbattimento di un diaframma (ma quella galleria è ancora lontana dall’essere finita: la festa era un po’ prematura…). L’ho chiamata con rispetto, Le ho stretto la mano e Le ho sussurrato: “Ci salvi Lei, Presidente!”. Ricorda? Mi ha guardato, ha avuto un moto di sorpresa forse: ero proprio io, quel rappresentante sindacale delegato alla sicurezza che Le aveva scritto poche ore prima per chiedere di poterLe parlare in occasione della sua visita. Avrei voluto raccontarLe i problemi che assillano ancora oggi la vita, e umiliano la dignità, di centinaia e centinaia di lavoratori aggiogati al ciclo continuo e a condizioni ambientali abbrutenti, qui nella civilissima Toscana, nelle viscere dell’Appennino, in mezzo all’acqua e al fumo, a mille chilometri da casa. Ma la Prefettura di Firenze mi informò che quel giorno Lei avrebbe avuto troppo poco tempo”.
Solo tre settimane prima che Carlo Azeglio Ciampi indossasse il casco giallo dei minatori nel cantiere tirato a lucido come un salotto per l’occasione, sotto i riflettori condiscendenti delle telecamere dei TG nazionali, l’Azienda Sanitaria aveva denunciato nero su bianco le condizioni-limite in cui erano costretti a lavorare i lavoratori TAV. Ecco alcuni eloquenti estratti di quel report http://associazioni.comune.firenze.it/idra/4-4-’01.html dell’Area Prevenzione Igiene Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro della ASL 10 di Firenze, datato 31 gennaio 2001.
“Il sistema di ventilazione attuale non è più in grado di “pompare” una quantità d’aria sufficiente per realizzare le fasi di scavo con martellone e trasporto del marino fuori dalla galleria (…). Le misure di prevenzione devono essere aggiornate in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione. In particolare al fine di diminuire l’esposizione di tutti i lavoratori operanti in galleria durante le operazioni di smarino si dovrà modificare-aggiornare l’intero sistema di ventilazione al fine di rispettare le misure di prevenzione previsti nei documenti di valutazione del rischio aziendali (Piani di Sicurezza) e dalle norme vigenti.
Misure immediate ed urgenti – Al fine di ridurre immediatamente i rischi derivanti dall’esposizione ai gas inquinanti dei lavoratori (…)dovranno essere adottate specifiche misure urgenti di tipo organizzativo e procedurale, quale la riduzione del carico inquinante in galleria durante le operazioni di smarino. (…)
Respirabilità dell’aria – L’aria ambiente della galleria per gli operatori addetti alle mansioni di palista, escavatorista, dumperista e caposquadra minatore, addetti alle operazioni di smarino, non risulta respirabile ed esente da inquinanti entro i limiti di tollerabilità. (…)
Nel documento di valutazione dei rischi (Piano di sicurezza generale e nei Piano Operativo Particolareggiato di Sicurezza Dlgs 494/96) non è stato valutato il rischio per la salute dei lavoratori addetti alla guida dei mezzi che percorrono l’intero tratto di galleria per più volte durante il turno di lavoro (autisti dumpers, autobetoniere, addetti agli impianti, preposti, ecc.), in particolare per quanto riguarda l’inalazione di aria non fresca contenente elevate quantità di gas scarico. Infatti l’attuale sistema di ventilazione può tutelare soltanto i lavoratori presenti nella zona compresa tra il fronte e l’arco rovescio.
In seguito alla mancata valutazione del rischio non sono state individuate né adottate misure di prevenzione e di protezione”.

Bon dia !!

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A cada dia sale el sol a cada dia puedes empezar acer algo nuevo diferent inovardor, empeze siempre sonreindo y decir a la persona cerca elogios que bonito estas. sonreir siempre por mas que te den patadas que te miren mal, y por ulitmo nunca dejes para mañana lo que tu puedes hacer hoy. vivir la vida a top como se cada dia fuera el ultimo. acordate de ser wenos y que uno mas uno son dos

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Il ministro Brunetta passerà pure per «mitico» grazie alla lotta ai cosiddetti fannulloni, ma per compiacere il proprio staff e quello del presidente del consiglio Berlusconi non guarda in faccia a nessun criterio di merito: è appena stato firmato un accordo sindacale che aumenta stabilmente di ben 600 euro medi al mese lo stipendio dei 3 mila dipendenti della presidenza del consiglio (tra i quali sono inclusi anche quelli del ministero della Funzione pubblica, quello guidato dallo stesso Brunetta, che in realtà è un semplice dipartimento dell’ufficio del premier). E a fronte della generosissima erogazione – tanto più in tempi di crisi, e di licenziamenti di centinaia di migliaia di precari – cosa chiede l’uomo simbolo della produttività? Un enorme aumento di efficienza, ben due ore di lavoro in più a settimana: arrivare a 38 ore rispetto alle precedenti 36. I 600 euro esistevano già, ma non erano per tutti: rappresentavano la «indennità di specificità organizzativa», un’erogazione accessoria per particolari funzioni, e sono la media tra un minimo di 350 e un massimo di 900 euro. Il ministro Brunetta adesso quel salario accessorio lo ha «stabilizzato», facendolo passare dall’integrativo al contratto nazionale (speciale per la presidenza del consiglio). E lo ha generalizzato a tutti i 3 mila dipendenti, con l’unica condizione che accettino di fare 2 ore in più a settimana. Nella direttiva che con solerzia ha inviato all’Aran per perfezionare la contrattazione, spiega che c’è anche la possibilità di rimanere a 36 ore: ma francamente sarà difficile trovare qualcuno che non si «sforzi» di farne 38. Insomma, c’è chi a fronte di otto ore in più al mese, arriverà a prendere anche 900 euro aggiuntivi (pari allo stipendio di un precario); ma anche se ricevesse soltanto il minimo di 350 euro non gli andrebbe proprio male. Il principale firmatario del contratto è la Snaprecom (sindacato autonomo della presidenza del consiglio), mentre la Cgil non è rappresentata al tavolo contrattuale, e dunque non ha partecipato a definire il profilo della nuova «casta» di filiazione brunettiana. Indennità tornello. C’è già chi la chiama «indennità tornello». Proprio Brunetta aveva scelto di propagandare l’istallazione dei tornelli a Palazzo Chigi, facendosi fotografare mentre passava il badge con una mano e con l’altra faceva sorridente la «v» di vittoria. Mentre Berlusconi, dal canto suo, annunciava che tutti i bar vicini sarebbero falliti, dato che sarebbe stato più difficile concedersi la classica pausa caffè da «fannullone» impenitente: «Avranno pensato di introdurre l”indennità tornello’ – commenta sarcastico il segretario Fp Cgil Carlo Podda – A parte gli scherzi, aumenti così possono pure andare bene, ma se andassero ugualmente a tutti i lavoratori del Paese, e non solo a 3 mila. Tutti gli altri devono accontentarsi dei 70 euro lordi – pari a poco più di 40 netti mensili – erogati dal recente Protocollo Brunetta. Mi verrebbe da dire a Cisl e Uil: rivendichiamo insieme quei 600 euro per tutti». Due milioni al merito. Passando a un altro scandalo, nel disegno di legge Brunetta in discussione al Senato, si stanziano ben 1,2 milioni di euro per la retribuzione annua dei quattro membri dell’«Authority del merito», quella che dovrebbe stilare le «pagelline» di produttività dei vari uffici pubblici. Ben 300 mila euro di stipendio all’anno cadauno; o 25 mila euro al mese, che poi sono il lordo annuale di un normale dipendente pubblico. E non basta: Brunetta si è fatto riservare ulteriori 500 mila euro per il generico capitolo «consulenze». Altri privilegiati, per ora ignoti, con contratti a più zeri. «Il ministro, se tiene alla trasparenza come dice, pubblichi l’elenco di queste consulenze – conclude Podda – Secondo noi è assurdo centralizzare la valutazione del merito: piuttosto, si dovrebbe affidare agli utenti dei servizi».

dal Manifesto di oggi

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Nevica. Sveglia ore 6.35 del mattino, auto + 18 delle 7.00 da Ponte di Brenta, e mi cucco anche quello limitato alla Ferrovia. Ed è lunedì. Ma al lavoro mi arriva l’e-mail della svolta:

Saluto.
Abbiamo il lavoro per Lei.
Non serve andare in ufficio. 610 eur per 5 giorni.
Le serve:
1 Dal 4,5 a 8 ore liberi al giorno.
2. Personale e-mail.
3. Cellurare.
Se questo lavoro e interessa scrive a nostro manager al indirizzio:
Cesar.Neves87@gmail.com
Scrive via e mail suo nome, eta e citta.
Nella risposta spediamo tutte le spegazione dal lavoro.
Attendo risposta.
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Il capolavoro di Alex Ubago , che ho conosciuto grazie ad Edgardo (Porto Rico) e al mitico Adamo

Si ayer tuviste un día gris, tranquila
yo haré canciones para ver
si así consigo hacerte sonreir

Si lo que quieres es huir, camina
yo haré canciones para ver
si así consigo fuerzas pa’ vivir

No tengo más motivos para darte
que este miedo que me da
ya no volver a verte nunca más

Creo ver la lluvia caer
en mi ventana te veo pero no está lloviendo
no es más que un reflejo de mi pensamiento
hoy te echo de menos

Yo sólo quiero hacerte saber
amiga estés donde estés
que si te falta el aliento yo te lo daré
si te sientes sola háblame
que te estaré escuchando
aunque no te pueda ver
aunque no te pueda ver

De tantas cosas que perdí, diría
que sólo guardo lo que fue
mágico tiempo que nació un abril

Miradas tristes sobre mi, se anidan
se hacen parte de mi piel
y ahora siempre llueve porque estoy sin ti

No tengo más motivos para darte
que esta fría soledad
que necesito darte tantas cosas más

Creo ver la lluvia caer
en mi ventana te veo pero no está lloviendo
no es más que un reflejo de mi pensamiento
hoy te echo de menos

Yo sólo quiero hacerte saber
amiga estés donde estés
que si te falta el aliento yo te lo daré
si te sientes sola háblame
que te estaré escuchando
aunque no te pueda ver
aunque no te pueda ver

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Mi rimane davvero troppo poco tempo per dedicarmi alla passione di questo periodo e cioè lo studio dello spagnolo. Tra ieri sera e stamattina, con in mezzo stiratura, antibiotici e decine di volte in bagno, ho completato il decimo DVD del corso, a dir poco appassionante. Da un lato mi fa piacere studiare cose che già utilizzo con gli amici spagnoli, dall’altra riesco a capire meglio alcune espressioni che loro usano e che spesso a me sfuggono. Tra i vocaboli (che già Danilo di Roma/Madrid mi aveva mostrato parlando di informatica), almacén (magazzino), arreglarse (sistemarsi, prepararsi per uscire), echar mal ojo (gettare il malocchio), galleta (biscotto), tener éxito (aver successo), tenso (teso), tirar la toalla (gettare la spugna, pazzesco!!) , venirse abajo (buttarsi giù), libreta (cartellina), desahogarse (sfogarsi) .

E' scomparso un quadro nella galleria d'arte. E quando Pablo lo saprà...

Inoltre ci sono altre espressioni che per forza bisogna memorizzare, perchè sono frasi fatte. Ricordo – e rido ancora – quando dissi :” No veo la hora” per dire “non vedo l’ora” al mio amico Alberto , che mi rispose: “Porque no tienes reloje ?”

Quindi, “manos a la obra” e vediamole:

No hay derecho = non è giusto
Me tienes harto/a , estoy harto = sono stufo
Ya està  = Basta (frase ripetutissima da Alberto, che come Marco Sydney non ama parlare a lungo)
Màs vale que = meglio che
Yo que tù = io se fossi in te

Una nuova espressione al posto della “hace xx meses…” che già conoscevo, è llevar + gerundio , per rendere l’espressione “è da x mesi/giorni/anni che…”.

LLevo dos dias intentando contactar con esa oficina
Sono due giorni che tento di contattare quell’ufficio

seguir + gerundio = continuare a
Sigo viviendo con Elisa

econtrarse entre la espada y la pared = trovarsi tra due fuochi
encontrarse bajo presiòn = essere sotto pressione
encontràrselo todo hecho = nascere con la camicia

Nada màs hablar = non abbiamo fatto altro che parlare (Nada màs infatti significa nient’altro)

Vaya la amistad ! = Alla faccia dell’amicizia (ecco finalmente tradotto il vaya nelle espressioni esclamative che nessuno mi sapeva spiegare)

Infine una curiosità: l’espressione dar las uvas , che significa aspettare qualcuno per molto tempo, deriva dal fatto che in Spagna c’è l’abitudine di mangiare 12 chicchi di uva la notte del 31 dicembre  , quindi questa espressione significa che aspetteremo fino a fine anno:

Me van a dar las uvas esperando el risultado del examen
Mi faranno tirare il collo ad aspettare il risultato dell’esame

Este tren no llega, nos van a dar las uvas en la estaciòn
Questo treno non arriva, faremo notte alla stazione.

Nella foto qui sotto, i tornelli di accesso – normalmente chiusi – alla stazione ferroviaria di Castellbisbal; in questo modo entra solo chi ha il biglietto.

Catalonia, stazione ferroviaria dei regionali

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Nell’ente dove lavoro è iniziata da qualche settimana la raccolta differenziata dei rifiuti. Ho curato io la scelta dei bidoncini (secondo me molto carini che arredano oltre che avere una propria utilità) , non ho potuto scegliere invece la destinazione degli stessi e il tipo di rifiuto da conferire.

Il risultato a mio parere è paradossale: i bidoni (uno per l’umido, uno per il secco non riciclabile, l’altro per vetro e lattine, l’ultimo per la plastica, in totale quattro per piano) non sono stati posti vicino a dove vengono prodotti i rifiuti (e cioè negli uffici), bensì nel posto più lontano immaginabile….vicino alle scale di emergenza, FUORI dalle porte antincendio presenti in ogni piano. E’ incredibile !! L’unica cosa che si può conferire nel cestino sotto la propria scrivania è …la carta (non i fazzoletti di carta sporchi, quelli vanno nell’umido o in alternativa nel secco non riciclabile) !!!

I nuovi bidoni per la raccolta differenziata

Nonostante io lavori nell’ufficio che si occupa di questo, la mia è la parola di uno contro quella (differente) della maggioranza. Ecco comunque la mail che ho mandato ai miei colleghi:

Lo sapete già, ma ve lo metto per iscritto. Ok che ho il raffreddore, ma farmi tutto il piano fino a fuori dalle (fredde) porte antincendio REI per gettare il fazzoletto sporco mi sembra davvero logisticamente poco azzeccato. Vi dico di più: io non produco quasi niente di carta dalla stampante e in ogni caso rimane sopra il tavolo e quando decido di buttarla la metto sopra il tavolo e quando ho raggiunto un po’ di fogli la butto nella riciclata: a differenza dei contenitori di caramelle, fazzoletti sporchi (che non si possono buttare nel bidone della carta) , quella sopra il tavolo si nasconde molto bene !

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dal “Mattino” di oggi , di Nicola Rossi *

Ancora una volta dimostriamo il ritardo culturale e organizzativo con cui affrontiamo i problemi relativi al popolo dello spritz nella nostra città. Un fenomeno che altre città d’Europa vorrebbero avere come catalizzatore di un pubblico giovane nel centro storico, da noi diventa problema insormontabile e ingovernabile. Del resto: hanno ragione i residenti a protestare raccogliendo firme per ottenere delle notti di sonno tranquille e poter circolare senza essere sputacchiati e insultati; hanno ragione gli esercenti a far capire che non sono loro i responsabili del degrado della situazione; hanno ragione i genitori a vedere nel fenomeno il rischio di agevolare l’uso di droghe. Anche su questo, come su altre questioni, occorre avere coraggio, concretezza ma anche fantasia e volontà di risolvere il problema, e non di rispondere a qualche emergenza, magari per prendere un voto in più.. Che la questione del popolo dello spritz sia una questione anche di ordine pubblico . fuori dubbio: quando uno ti sputa addosso per la strada, o ti impedisce il passaggio, non . solo un problema di  maleducazione; quando centinaia di ragazzi bevono smodatamente vino e alcol da damigiane itineranti, non . solo un problema di legalità commerciale. Il problema va quindi affrontato in ogni sua parte, trasformandolo da problema a risorsa. In quale modo? Varie sono le strategie di intervento, ma occorre precisare e informare gli amministratori locali che infrastrutture nella città moderna non sono solo parcheggi, piste ciclabili, arredo urbano e altre belle cose simili. Tutte le città moderne, da Londra a New York, da Bruxelles a Parigi, hanno da tempo compreso nelle infrastrutture pubbliche
anche la rete di servizi necessari e il loro governo, come infrastrutture indispensabili per agevolare fenomeni di aggregazione, vivibilità, convivenza tipici della città storica che vuole sopravvivere nella realtà moderna e hanno investito su questo. Vogliamo quindi una città che affronti questi temi, non continuando a dire che . impossibile, che basta chiudere i locali, che basta desertificare il centro storico, ma un governo della città che con questi si misura e li guidi. Le azioni da farsi sono molteplici. Ce ne sono di immediate: un piano di intervento e prevenzione nelle aree interessate attraverso  associazioni specializzate nel dialogo giovanile e nella prevenzione delle tossicodipendenze e dell’alcolismo; vanno aperti presidi volanti riservati a volontari e operatori di queste associazioni; vanno avviati sistemi di autogoverno del territorio mediante l’uso di «spritz angels» (steward) con poteri di intervento per liberare passi carrai, accessi alle abitazioni, passaggio dei veicoli, segnalare e allontanare presenze di criminalità, prevenire schiamazzi e bivacchi; va istituito inoltre un sistema organizzato di hostess, con l’obiettivo di primo dialogo con i giovani pi. movimentati (magari in collaborazione
con la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova); in cambio di questi interventi, si potrà garantire ai pubblici esercizi che vi aderiscono un ritorno economico attraverso gli orari di apertura. Azioni a medio termine: un progetto formativo per steward, hostess e nonni-vigili, per renderli in grado di affrontare positivamente le varie situazioni; un progetto di spalmatura dei punti di attrazione degli spritz in aree decentrate del centro storico con minore criticità; la promozione organizzata di bevande alternative, che pur incontrando il gusto dei giovani non abbiano contenuti alcolici eccessivi; introdurre e promuovere la moda di accompagnare lo spritz da «spuncioni» o altri assaggi alimentari (riportando di moda quindi il fenomeno dello «spuncionzin» tipico dell’aperitivo padovano; introdurre tutta una serie di regole e di comportamenti da approvare nel futuro piano dei pubblici esercizi, in grado di costituire un vero e proprio codice deontologico per gli esercenti (in questa prima fase volontaria); infine, potenziare la presenza delle forze dell’ordine. A regime: approvazione di un piano regolatore dei pubblici esercizi (legge regionale e pianificazione comunale) in grado di vietare l’apertura di altri esercizi pubblici nelle aree pi. intasate, agevolare la spalmatura nel territorio del fenomeno, prevedere obblighi deontologici per le nuove aperture, individuare con chiarezza le caratteristiche delle nuove autorizzazioni; istituzione di un organo per il governo del territorio coinvolto con risorse economiche (ricavabili anche dagli imprenditori) e capacità progettuali e di pronto intervento (pulizie, prevenzione, sicurezza, sanità. Con il mese di dicembre, questo tipo di governo sarà sperimentato su iniziativa della Confesercenti nelle vicine aree di via Roma e corso Umberto); studio del collegamento tra fenomeno spritz e popolazione universitaria, al fine di comprenderne efficacemente gli aspetti positivi e le possibilità di integrazione. In definitiva, con la situazione attuale non si pu. continuare a intervenire chiudendo qualche pubblico esercizio: occorre un sostanzioso investimento, che metta in moto tutte le iniziative sopra descritte e che porti il popolo dello spritz non a sognare con alcol o anche qualche cosa di più., ma a diventare parte importante e integrata della città.

* presidente Confesercenti Padova

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720.000 euro di investimento (inversiòn) per il primo cimitero fotovoltaico in Spagna, Catalonia.

Una foto del cimitero di Santa Coloma de Gramenet, Catalunya

Il sito del produttore che ha realizzato l’opera.

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Hector, Un amico di un bellissimo paesino nel Messico, Colima , mi ha spedito una sua tesina riguardante l’utilizzo di abbreviazioni ed acronimi nelll’utilizzatissimo MSN Messenger, e mi ha autorizzato a pubblicarla nel mio blog. Quale più interessante documento per migliorare l’apprendimento della lingua spagnola ?

Uno scorcio di Colima, Mèxico

______Glosario de Acrónimos MSN_______

Como profesores de idiomas todo lo que se relacione a los cambios de la lengua nos concierne; aunque hay escenarios que se hacen a un lado, catalogándolos como manía del idioma que serán desplazadas o erradicadas con el tiempo. ¿Qué sucedería si a estos acontecimientos no se les da la importancia requerida?

Millones de usuarios utilizan el MSN Messenger se han dado a la tarea de crear una serie expresiones que convergen en opiniones cruzadas, donde algunos piensan que deterioran el lenguaje, y otros tantos las ven como un área de desarrollo para la investigación sociolingüística,  Lo que resulta de gran importancia la creación de un corpus de acrónimos para  que exista la evidencia suficiente y decidir si son o no benéficos para la lengua española y de ahí partir sobre nuevos proyectos para explotarlos o propuestas para erradicarlos.

La idea de esta investigación, nace al observar diferentes conversaciones que tenía guardadas en mi historial, un domingo sin mucho que hacer. Entre el proceso de lectura y los recuerdos que venían a mi mente, de manera abrupta me detuve frente a una frase que no comprendía. “ dj vr q psa y t avso, pk n ai ndie n ksa y n pdo ir.” Lo primero que vino a mi mente fue, ¿qué?. Pero después de haber respirado un poco, y haber analizado con más calma la frase entendí el sentido de esta misma. El punto de estaba en interpretar el sonido de cada una de las palabras : “deja ver que pasa y t aviso, porque no hay nadie en casa y no puedo ir.

Vino después de esto a mi mente la inquietud de saber si personas que no tuvieran el español como primera lengua podrían llegar a la solución que había llegado yo. Por tanto comencé a utilizarlos dentro de mis conversaciones con algunos de mis contactos de nacionalidades diferentes cuya segunda o tercera lengua era el español, el resultado era el que me esperaba, no entendían la frase aun cuando se les explicaba que solo tenían guiarse por el sonido de las letras, pero se encontraban con un problema al topar con las combinaciones de consonantes sin vocales.

De ahí la razón principal de este proyecto: la creación de la lista de acrónimos se logró, tenía una visión más ambiciosa en lo referente al número de expresiones que se deseaban encontrar, y pues  la mayoría de los acrónimos registrados son usados para sustituir interjecciones, o sonidos para expresar sorpresa o descontento; entre estos acrónimos, de los más recurrentes son los que se usan para despedirse, y los que se usan para saludar.

Se comenzó con el análisis de 400 conversaciones de Messenger en un ordenador portátil y 80 cuestionarios, obteniendo como resultado 333 acrónimos se optó por hacer la lectura directamente del ordenador. Esto se logró gracias a una de las características del mismo software que permite guardar cronológicamente las conversaciones hechas, y se actualiza cada vez que se inicia una nueva charla. El formato en que se guarda el archivo es HTML el cual permite visualizar las conversaciones como una página web, facilitando la lectura y rápida identificación de la información que se requiere.

Mientras se leía cada una de las conversaciones se copiaban uno a uno los acrónimos encontrados en una hoja de cálculo de Excel. En esta etapa no se le dio importancia al orden alfabético, esto quiere decir que únicamente se buscó el empezar a reunir todas las combinaciones posibles;  al ser vaciados en del documento, se escribía a su lado, el significado o la posible interpretación o interpretaciones que pudiera llegar a tener cada uno de ellos. Si no se encontraba algún significado se recurría a la persona que lo había utilizado para poder darle un sentido a la palabra.

Otro aspecto que también salió a relucir fue una hipótesis de la razón por la cual se cambia la “c” por la “k”, una de las razones más lógicas es por la interpretación del sonido, que es el mismo fonéticamente al pronunciarlo, pero mientras se realizaba la transcripción de los acrónimos sobre el documento de Excel me percaté que es mucho más fácil teclear la letra “k” que la “c”, sencillamente por la ubicación que tiene en el teclado. Lo mismo sucede en los teléfonos celulares cuando se utiliza el método de escritura “letra por letra”, para introducir la letra “c” hay que presionar tres veces mientras que con la “k” únicamente dos, sumando a esto, está en el centro del teclado del celular, lo que hace que sea más sencillo de ubicarla. Igualmente algo importante a destacar es que una de las vocales más utilizadas es la “i”, esta sustituye a la “y” y a la “ll”, y de vez en cuando al sonido de la letra “ñ” todos los sonidos parecidos; lo mismo sucede con la “x” que sustituye a la “j”, “ch”, y en algunos casos a la “s”, se aclara el en algunos casos puesto que también se puede jugar con el sonido de la “x”, ejemplo: moxo; aquí podemos pronunciar la palabra como moso, sonido de la “s” normal, o mozo, sonido “z” o “cs” sonido de la “x”.

Otro de los factores identificados durante el análisis de los datos fue el rango de edad de las personas que los utilizan, los sujetos que formaron parte de la muestra en los cuestionarios tienen entre 15 y 25 años, no experiencia laboral, y la mayoría respondió que utilizaba el Messenger como una herramienta para matar el tiempo.  Los sujetos de quienes se registraron las conversaciones variaban en el rango de edad desde 13  a 50 años. Al analizar la conversaciones de las personas que se encontraban entre el primer rango de edades (15 a 25), el fenómeno se presentaba con mucha más frecuencia que en el de personas que sobrepasaban los 26 años donde casi no se apreciaba la aparición de acrónimos, cabe señalar que la manera en que se expresaban era correcta siguiendo reglas gramaticales, acentuación y ortografía. Se llegó entonces después de esto a la conclusión de que existe un período durante el cual el evento investigado es aumenta, este es durante la adolescencia y antes de empezar una vida laboral formal.

Algo que también fue interesante es la diferencia que existe en el uso dependiendo el sexo de la persona, es decir, la manera en que los varones utilizan los acrónimos es diferente a la de las mujeres. La diferencia es notable, los acrónimos de los hombres son sencillos, se componen normalmente por consonantes: mientras que por el otro lado, los de las mujeres suelen ser más estéticos, agregando “h” a palabras que no la utilizan en su construcción original y juegan con el sonido de las vocales y consonantes. Ejemplo: gusthaa, zhii, zii. La “doble ii” o las dobles vocales, el cambio de “Z” por “s” se presentó en la mayoría de los casos en sujetos pertenecientes al sexo femenino.

Finalmente, las opiniones respecto a este tema seguirán siendo variadas, y tendremos que esperar estudios más a fondo para poder tomar un bando en lo referente a este sujeto. Pero en lo que a mí concierne, esto es una prueba mas de que nuestra lengua tiene mucho que dar.