Il diario di Fable

Se tre persone si scambiano un euro, ciascuno avrà un euro, se però si scambiano un'idea, alla fine tutti avranno tre idee.

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Scusate, dal 2 aprile 2007 sono cambiate le tariffe. Il costo della sosta oraria è salito da 20,60 a 24 euro. (+16%). Quando – e non si sa quando – se riuscite a capire qualcosa da questo documento – avrò l’aumento di 60 euro netti previsto dal contratto, avrò un 5% in più al mese. E i tassisti non si vergognano ?

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Taxi all'aeroporto di Barcellona

Immaginatevi un lavoro dove una persona, per rimanere fermo ad aspettarvi, vi chiede 20, 60 euro all’ora. Con una tariffa, approvata dal Comune di Padova, complice di questi veri e propri salassi “normati”, che vi chiede , oltre alla tariffa 7,70 euro in più se la vostra destinazione sono le Terme Euganee. La tariffa minima è di 6,75 euro comprensiva di ben 2 km e/o 7 minuti. E ovviamente, non è possibile fermare un taxi per strada, figuriamoci, lo devi chiamare, cosicchè devi pagar per forza la tariffa base (+1 euro servizio radio taxi). Tutte cose che rendono i taxi a Padova (e più in generale in Italia) 3-4 volte più cari che in Spagna (a Barcellona non sono mai riuscito a spendere più di 5 euro con pagamento e ricevuta con carta di credito, sempre dopo le 22). Andate a vedere i 400 taxi all’aeroporto di Barcellona, e poi guardate quelli di Fiumicino o della Malpensa. E chiedetevi: ma le amministrazioni locali , che autorizzano queste tariffe, da che parte stanno ?

Per consultare le tariffe: www.taxipadova.it

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http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2007/05/26_maggio.html

Manca meno di un mese all’udienza preliminare contro gli assassini di Federico.

Guarda caso proprio ieri la Procura di Bologna ha tenuto una conferenza stampa sulla chiusura del Link perchè ritenuto luogo di spaccio, e la notizia ANSA che la descrive è intitolata “ALDROVANDI: puscher gli offrirono droga al link in sera morte”.

Il giornalista che ha scritto l’ansa però ha “dimenticato” di aggiungere che Federico non aveva accettato quelle offerte, perchè nel sangue di mio figlio c’erano quantità talmente trascurabili che è quasi impossibile quantificarle, e aveva una quantità di alcool pari a 0,4 che gli avrebbe permesso di guidare.

E, signor giornalista che non so chi sia, lei ha “dimenticato” anche di segnalare che tutte le ferite e tutto il sangue versato non potevano dipendere da alcuna sostanza al mondo, ma solo dalla violenza assassina di chi lo ha ammazzato di botte! E ancora non sappiamo il perchè…

Mi piacerebbe, signor giornalista, che fosse data giusta cronaca di fatti di grande interesse pubblico e di grande rilievo che fino ad oggi sono stati taciuti.

Infine mi rivolgo alla Procura di Bologna: che motivo c’è di associare sempre il nome di mio figlio all’argomento droga? Federico non può più difendersi e continuate ad oltraggiarlo? Ma come vi permettete? non avete vergogna? Vorrei chiedervelo di persona.

A quel pm di Bologna che consente che venga pubblicamente associato senza necessità alcuna, dopo quasi due anni, il nome di mio figlio alla droga, chiederò di parlare personalmente quando si farà luce sull’operato e sulla condotta di chi ha condotto le indagini nella prima fase dell’inchiesta in Procura e in Questura a Ferrara .

Quanti ragazzi purtroppo muoiono il sabato sera dopo avere bevuto o altro, ma almeno hanno il beneficio del rispetto. Federico non ha questo diritto perchè è stato ucciso da quattro energumeni travestiti da poliziotti?

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 http://www.youtube.com/watch?v=BGodp-tmZ1o

Federico Aldrovandi

FERRARA – Le sorprese erano chiuse in cassaforte. Ci sono novità sulla storia di Federico Aldrovandi, lo studente diciottenne che il 25 settembre 2005 morì a Ferrara dopo essere stato fermato dalla polizia. Tutto era pronto per l’udienza preliminare che il prossimo 20 giugno deciderà se mandare a processo quattro agenti accusati di omicidio colposo. Ed invece, dalla questura arrivano nuovi reperti, sconosciuti agli atti dell’inchiesta. Dagli «originali » delle telefonate ai tamponi imbevuti del sangue del ragazzo. E con essi affiorano dubbi e sospetti, ai quali dà corpo Alessandro Gamberini, legale della famiglia del giovane: «È la prova di come in questa inchiesta il materiale di indagine sia stato accuratamente selezionato, dato o non dato a seconda della convenienza. Per fortuna qualcosa è cambiato». Aldrovandi muore a Ferrara, in via Ippodromo, dopo aver trascorso la notte in un centro sociale di Bologna. Così ricostruiva i fatti una nota della questura: «Alle 6.25 personale di Polizia interveniva su segnalazione di alcuni cittadini che avevano riferito del comportamento strano di un giovane. Poco dopo, il giovane è stato colto da malore».

? La vicenda

Caso chiuso. Morto per cause naturali, durante il trasporto in ospedale. Overdose, si dirà poi. Tre mesi dopo Patrizia, la madre di Federico, apre un blog per chiedere nuove indagini. Emergono testimonianze che parlano di un controllo piuttosto energico da parte degli agenti intervenuti. Secondo i consulenti della famiglia ci sarebbe stata una violenta colluttazione tra quattro agenti e Aldrovandi, sottoposto ad una immobilizzazione forzata con schiacciamento della cassa toracica. Il 9 gennaio 2007 c’è la richiesta di rinvio a giudizio per quattro poliziotti. La partita giudiziaria si giocherà su perizie mediche e sulle diverse ricostruzioni degli orari. Anche per questo, è di grande onestà e pulizia la nota datata 2 febbraio 2007 della Squadra mobile di Ferrara che accompagna le nuove rivelazioni. Scrive il dirigente: «In data odierna ho avuto accesso, per la prima volta, al registro degli interventi del 113 relativo al periodo di indagine, fino ad oggi custodito nella cassaforte dell’Unità di polizia giudiziaria». Per una circostanza fortuita, si apre così, «per la prima volta», lo scrigno che contiene gli originali degli atti compiuti quel 25 settembre 2005.

Il catalogo è questo: ci sono tutti i brogliacci delle telefonate effettuate dagli agenti, e gli orari del loro intervento nel luogo dove Federico Aldrovandi cominciava la sua agonia. La Squadra mobile li mette a confronto con i documenti «puliti» che sono stati poi allegati agli atti dell’inchiesta. E scopre che tra la copia «in brutta» e quella in bella, ci sono differenze sostanziali. Sull’orario dell’arrivo della prima pattuglia, i cui agenti sono accusati di aver pestato Aldrovandi: «Doverosamente si deve rilevare come il foglio di intervento originale, annullato con dei segni trasversali a penna, è parzialmente difforme» da quello poi trascritto agli atti. «In particolare, la difformità è relativa all’orario in cui è stato dato l’intervento, e la correzione fatta a penna contrasta con i fogli successivi ». Il nuovo questore di Ferrara, Luigi Savina, uno dei poliziotti più stimati dal Viminale, mette per iscritto di non aver chiesto «per ora» una relazione sull’accaduto ai due ispettori che hanno firmato i rapporti solo perché consapevole che anche la Procura ha un procedimento in corso sui modi con i quali è stata effettuata l’indagine sulla morte di Aldrovandi. Dal carteggio custodito in cassaforte spuntano anche due lettere «manoscritte in originale», che sono riferibili alle attività di sopralluogo compiute la mattina del 25 settembre—Aldrovandi morì poco dopo l’alba—«ma non risultano finora essere state inviate alla autorità giudiziaria».

L’ultima scoperta è forse la più clamorosa. La questura comunica di aver ritrovato anche sette tamponi intrisi di sangue «relativi al giovane Aldrovandi» conservati da ormai due anni nei frigoriferi della Polizia scientifica, e mai messi agli atti. In una vicenda dove autopsie, perizie mediche e sopralluoghi contano molto, è un dettaglio che potrebbe avere la sua importanza.

 

 

Marco Imarisio

30 maggio 2007

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….in treno !

Da Milano C.le al lavoro senza passare per casa ;)

ES delle 6.55 per Venezia , a Milano C.le , stamattina.

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A Padova...

Sono in stazione diretto a milano. Il mio treno cisalpino da trieste ha quasi un ora di ritardo. Pur avendo la prenotazione , non avrò diritto al rimborso per ritardo per non uno ma ben due motivi : il primo è che i treni cisalpino non la prevedono , non essendo trenitalia “puri” , il secondo è che il ritardo per “difficili condizioni meteo ” solleva trenitalia , in base alla carta dei servizi che si è scritta :-) da ogni obbligo di rimborso anche se parziale. Dopo telecom , quando avremo la renfe (ferrovie spagnole ) al posto di trenitalia ?

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Vi ricordate Ana, la ragazza vegetariana che litigava per la spesa ? Bene, Paul è andato in un pub a mangiare porcherie, e inoltre ha fatto tardi andando addirittura in discoteca, luogo pieno di fumo e di brutta gente. Eccola ritratta mentre litiga con Paul ! (in realtà è gelosa di Sole, un’altra ragazza tutt’altro che carina che è persa per Paul e che gli fa spesso il maquillage).

Anche in discoteca ?

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Da quando ho iniziato (tardissimo) a mettere piede in discoteca, ogni stagione o periodo è associata ad una traccia che mi ricorda i momenti vissuti in un luogo, o con una persona. Ci sono sicuramente quelle degli anni ‘90, bellissime (I miss you, per esempio, ma anche quelle di La Bouche o Alexia, e dove la mettiamo “Take away the colour” ? Robert Miles ? Da Bltiz ?) , per cui mi ritrovavo la domenica pomeriggio davanti ad un improbabile piano inclinato con una pallina che scendeva e non avevo la più pallida idea di che velocità raggiungesse dopo 3 secondi…e allora a ponte di brenta a ballare….che figata !!

Fable al Baccara di lugo (RA) dove andava con Alberto (nessuno ci crederebbe)

Poi c’è stato il periodo “romano” e di Riccione, dove al Cellophane ero davvero di casa, con la musica trance , che tuttora adoro (Dj Tiesto vi dice nulla ? Ma anche il grandissimo Hernan Cattaneo, altra scoperta di quest’anno nel panorama spagnolo) . La house non mi ha davvero mai preso tantissimo , se non è melodica (Le Folies de Pigalle, “Mandy – Body Language”) ; ma l’anno scorso quando quasi per caso io e il mio amico piemontese Danilo ci siamo ritrovati allo Space di Barcellona, ho scoperto chi sono quelli del Matinee Group.

E come non bastasse, un mese fa mentre giravo su youtube per vedere con che razza di gente mi sarei ritrovato al souvenir di Villadecans (BCN) , la traccia di sottofondo mi ha letteralmente fatto impazzire . Ed è la stessa che ho fatto sentire appena sceso dal bus a Pl. Universitat a Barcellona, al mio amico catalano Pere . “Me incanta…”.

Bene, ora sono le 6, l’antibiotico l’ho preso, bon dia a tot !!

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Due vicini di appartamento nell’arco di due anni (uno ha lasciato un figlio ventenne, l’altro una figlia minorenne); altri due conoscenti ci stanno lasciando e non ci sono speranze, ed entrambi sono giovani (meno di 55 anni). La mamma di un mio amico, che forse ce l’ha fatta. E altre due mie amiche che , per ora, dopo interventi e chemioterapie, sono salve. Troppa, troppa gente, percentualmente, nel mio piccolo ambito di conoscenze ed amicizie. Troppo rispetto a quanto se ne parla; sembra sempre l’eccezione, e invece a me sembra sempre piu’ la regola. E continuamo a girare in città inquinatissime, a cementificare tutto e a respirare le peggio porcherie (quelle dentro la benzina per non parlare del pm10 e dei termovalorizzatori). …

Link all’articolo

C’è la percezione comune, quella che li registra in crescita costante senza riuscire a dare una spiegazione. E ci sono gli specialisti, quelli che cercano di evitare il panico e offrono lunghe dissertazioni tecnico-statistiche per definire quello che sta accadendo. Ma i dati raccolti da ‘L’espresso’ non lasciano dubbi sulla realtà: in Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia.

Basta guardare i numeri e confrontare i dati degli anni Ottanta con le analisi più recenti. Tra il 15 e il 20 per cento in più i casi di linfomi e leucemie; i mesoteliomi che esplodono (più 37 per cento nelle donne e più 10 negli uomini); poi la mammella (più 27), il cervello (tra l’8 e il 10), il fegato (tra il 14 e il 20).

Se si guarda ai bambini, la statistica diventa angosciante: il confronto tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta mostra risultati spietati. Usando come campione la Regione Piemonte, si scopre un’impennata del 72 per cento del neuroblastoma, del 49 per cento nei tumori del sistema nervoso centrale, del 23 per cento per le leucemie. Una contabilità terribile, resa meno drammatica solo dai migliori risultati nelle guarigioni, grazie alla diagnostica precoce e alle terapie. Questi i numeri, presentati nel grafico alle pagine 32 e 33. Ma se si analizza l’avanzata del male con i meccanismi d’inchiesta bisogna porsi altre due domande, dove e perché, che aprono scenari ancora più inquietanti. Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni. Nella mappa tracciata da ‘L’espresso’ queste zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all’ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all’isola.

Una via Crucis che segna sempre nuove tappe, perché traffico automobilistico e impianti di riscaldamento diffondono minacce crescenti nei centri urbani congestionati, perché proliferano ovunque nuovi strumenti tecnologici di cui si ignorano i danni a lungo termine e perché la devastazione dei suoli provocata da discariche clandestine immette nella catena alimentare sostanze nocive che finiscono sulla tavola degli italiani. Addirittura secondo il ministero dell’Ambiente i veleni che si disperdono nell’aria, nell’acqua e nel terreno partono da una galassia di 9 mila piccole Seveso, intorno alle quali rischiano la contaminazione dai sei agli otto milioni di abitanti. Ma l’onda lunga di questa contaminazione, attraverso l’inquinamento delle falde che portano l’acqua nelle nostre case, della catena alimentare, delle nubi tossiche che si spostano coi venti, riguardano, di fatto, tutti noi. Studiare le cause dei tumori è un lavoro improbo, che costringe a una serie di accorgimenti per discriminare il groviglio di cause che possono provocarli. Il fumo, gli stili alimentari, le infezioni, le suscettibilità su base genetica sono le cause più studiate. E le ricerche hanno mostrato il collegamento tra il consumo di carni rosse e grassi saturi coi tumori del colon, quello delle carni alla griglia bruciacchiate con la neoplasia dello stomaco. E soprattutto hanno mostrato il fattore protettivo di frutta e verdura. Ma certo non basta cambiare dieta per azzerare il rischio cancro, che è, gli studiosi lo ripetono fino alla nausea, una malattia multifattoriale: ovvero generata da tanti fattori. Così, se il rapporto tra fumo di sigaretta e tumori del polmone e dell’uretra è un fatto indiscutibile, così come quello tra fumo passivo e cancro del seno, è anche vero che se si cercano le ragioni dell’emergenza fotografata in queste pagine, l’attenzione si punta tutta sui veleni che ci circondano.

Prendiamo ad esempio i i tumori al polmone, che uccidono ogni anno 25 mila persone. Non c’è dubbio che la causa di questa strage siano essenzialmente le sigarette. Ma: “Chi vive in una città inquinata ha un 25 per cento di rischio in più di avere un tumore al polmone, chi fuma ha un rischio del 900 per cento in più”, sintetizza Annibale Biggeri, epidemiologo dell’Università di Firenze: “Tuttavia, al traffico e all’inquinamento siamo esposti tutti e quindi, benché il rischio individuale sia basso, l’impatto dell’inquinamento sulla salute pubblica è tutt’altro che irrilevante. E contrariamente al fumo è anche involontario”. Dire che il tumore al polmone è determinato per l’80 per cento dal fumo di sigaretta significa riconoscere la prevalenza schiacciante di un veleno sugli altri.

(24 maggio 2007)

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il video che ho girato la domenica allo space di barcellona, per il tea dance della domingo tarde (fino all’1 di notte). Perchè finchè è ancora week-end, bisogna divertirsi !!!